Giuseppe Rizzi, arrestato medico a Bari: vendeva farmaci (gratuiti) a paziente per curare un tumore

Giuseppe Rizzi, arrestato medico a Bari: vendeva farmaci (gratuiti) a paziente per curare un tumore
4 Minuti di Lettura
Sabato 29 Maggio 2021, 11:02 - Ultimo aggiornamento: 12:11

Giuseppe Rizzi, medico oncologo in servizio fino a circo un anno fa all'Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari, è stato arrestato dai carabinieriSi sarebbe fatto pagare più di 130mila euro da un paziente, poi deceduto, per somministrargli farmaci oncologici salvavita gratuiti. Al medico, che si trova agli arresti domiciliari, il pm Marcello Quercia contesta il reato di concussione aggravata e continuata in concorso con la compagna, l'avvocatessa Maria Antonietta Sancipriani. Oltre alla misura cautelare nei confronti di Rizzi i carabinieri hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo per equivalente del valore di 136 mila euro. In sede di perquisizione, nella sua abitazione, i militari hanno trovato reperti archeologici e denaro contante per oltre 1,9 milioni di euro, nascosto in buste e scatole per calzature.

Padova, provoca un frontale: nei guai noto medico di un ospedale: guidava drogato

La denuncia dai familiari del paziente

I fatti risalgono al periodo compreso tra dicembre 2018 e dicembre 2019. L'indagine è partita dalla denuncia dei familiari del paziente, dopo la sua morte. I carabinieri hanno così accertato che il medico, all'epoca dirigente nel dipartimento di Oncologia dell'Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari, in orario di servizio e anche fuori turno, e comunque non in regime di attività intra od extramoenia, avrebbe eseguito prestazioni mediche, in particolare iniezioni di un farmaco oncologico salvavita, per la cui somministrazione gratuita, in quanto a totale carico del Servizio sanitario nazionale, avrebbe costretto l'uomo al pagamento in suo favore di ingenti somme di denaro e di altre utilità, sia nella struttura ospedaliera sia nella sede del patronato Caf gestito dalla compagna co-indagata, adibito illegalmente ad ambulatorio medico.

Saman, scomparsa a Reggio Emilia: nel video due cugini con la pala per scavare la buca, salgono a 5 gli indagati

«Approfittava delle gravi condizioni della vittima»

«Le condotte - dicono gli inquirenti - venivano poste in essere dalla coppia approfittando delle gravi condizioni psico-fisiche della vittima che versava in uno stato psicologico di soggezione e di reverenza oltre che di totale fiducia nel suo medico, al punto di indurre la vittima a riconoscerlo quale unico referente in grado di garantirgli la sopravvivenza e così ottenendo illecitamente la somma di denaro contante di circa 130 mila euro, regali e lavori edili nella sua villa a Palese». Al paziente il medico avrebbe dato «false speranze di sopravvivenza» e l'uomo, «pur di restare in vita, continuava a soddisfare le ingenti e costanti richieste di denaro del professionista, dilapidando a sua volta il proprio patrimonio tanto da dover ricorrere agli aiuti economici di amici e parenti».

Mottarone, funerali vittime di Triggiano: «Una strage che si doveva evitare»

Licenziato a marzo

Il medico Giuseppe Rizzi, arrestato oggi perchè accusato di essersi fatto illecitamente pagare da un paziente per somministrargli un farmaco oncologico, era stato licenziato dall'istituto Tumori 'Giovanni Paolo II' di Bari il primo marzo scorso «con licenziamento disciplinare senza preavviso proprio a causa dei comportamenti posti in essere nei confronti di un paziente oncologico e dei suoi familiari». Lo rende noto il commissario straordinario dell'istituto, Alessandro Delle Donne, che esprime «un sentito ringraziamento alle forze dell'ordine per l'attività di indagine svolta, che ha permesso di accertare, anche nelle sedi giudiziarie, un fatto gravissimo, potenzialmente idoneo a gettare discredito sull'immagine dell'Istituto». «L'Istituto Tumori - prosegue - esprime inoltre piena soddisfazione per la collaborazione con le forze dell'ordine e con l'autorità giudiziaria a cui la direzione strategica si era rivolta, fin da subito, per segnalare le gravi condotte che avevano già motivato il licenziamento disciplinare». «Fatti di tale gravità - conclude Delle Donne - non devono succedere, mai, soprattutto nei luoghi in cui il patto di alleanza terapeutica fra medico e paziente deve fondarsi su un fortissimo rapporto fiduciario improntato all'etica deontologica e professionale».

© RIPRODUZIONE RISERVATA