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Filippo Ferlazzo, un Tso nel suo passato. Violenze, furti e scatti d’ira: l’assassino di Alika era fuori controllo

La madre che l’aveva denunciato: «Non credevo che mio figlio potesse uccidere»

Ferlazzo, i Tso nel suo passato. Violenze, furti e scatti d ira: l assassino di Alika era fuori controllo
di Carmen Incisivo
5 Minuti di Lettura
Domenica 31 Luglio 2022, 22:20 - Ultimo aggiornamento: 2 Agosto, 08:14

L’ultimo Tso di cui si ha traccia è quello che venne applicato a Salerno, a seguito della denuncia della madre, l’architetto Ursula Loprete, che presentò querela contro il figlio per minacce. Filippo Ferlazzo era diventato più violento, tendenza aggravata da quella prestanza fisica che poi tutt’Italia ha conosciuto dopo aver visto le immagini del video in cui ammazza a mani nude il nigeriano Alika Ogorchukwu. Filippo, nome d’arte “Artista Figò” per chi l’ha incontrato nella veste estrosa che ogni tanto ancora faceva capolino, ha sempre avuto seri problemi di tossicodipendenza, soffre di un disturbo borderline della personalità e ha anche precedenti per furto. Insomma un quadro che, a parere di chi lo conosce, poteva lasciar presagire il peggio perché a tutto questo bisogna aggiungere una mente complessa, a dir poco. E ora fa scoppiare un’altra polemica: perché nessuno l’ha controllato?

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LE DENUNCE

Filippo viene denunciato da mamma Ursula nei primi mesi del 2021: l’ha minacciata, lei ha paura che possa farle del male. Dice che il figlio esce di sé e non si controlla, teme per la sua vita, sente che da quel figlio avuto presto si deve allontanare e allora prende il coraggio a quattro mani e presenta una denuncia. Ne scaturisce un’indagine ad ampio spettro dalla quale c’è tutta l’evidenza di un giovane problematico, con abitudini - quella legata alla droga e alla scarsa volontà di curarsi - che non l’aiutano affatto. Viene praticato il Tso, ma non sarebbe l’unico, poi Filippo esce. Dice alle forze dell’ordine che non ha un posto in cui stare. Mamma Ursula si fida quando lui le dice che sta meglio, lo riaccoglie in casa.

Con lei smette di essere violento ma gli attacchi in cui sembra diventare cieco e sordo, una macchina che fa cose, forte da far impressione, non sono mai del tutto terminati. Accetta di ricoverarsi in un centro per tossicodipendenti e disturbi psichiatrici. Esce ed è tutto come prima. Viene affidato agli assistenti sociali, fa lavori socialmente utili. Poi dice che deve allontanarsi da Salerno, sua città natale dove i suoi attacchi d’ira – fin dal liceo classico Tasso frequentato per due anni e poi lo scientifico Severi dove si diploma dopo aver creato scompiglio (si racconta addirittura di lui nudo in un corridoio della scuola) - sono cosa nota. «Prima o poi ammazza qualcuno» mormora ancora chi lo conosce e, purtroppo, l’ha visto anche in azione. 

 

LA MADRE 

Le parole di mamma Ursula, amministratrice di sostegno, che poi si è chiusa in un silenzio denso di dolore sono: «Non avrei mai pensato che potesse arrivare a tanto – dice - Non ho parole, mi dispiace tanto per quella famiglia e sono preoccupata per mio figlio». La mamma, che alla fine non calca la mano dopo averlo denunciato ma lascia archiviare il caso. Non fa ricorso. Arriviamo ai giorni nostri, nel mezzo c’è anche un ricovero a Lecce, con i fatti tremendi di cui quel ragazzone dall’arrabbiatura facile si è reso protagonista. Sicuramente, dice Ursula, «non è stato un episodio di razzismo». Si dice pronta a «documentare l’instabilità del figlio, che aveva già manifestato aggressività, con gli incartamenti del Tribunale di Salerno». Ammesso che il problema sia documentarli e non, invece, capire se si poteva prevenirli. 

LA FAMIGLIA

Del caso delle violenze familiari, all’epoca, si occupò l’avvocato Antonio Cammarota con cui la Loprete si candidò anche al Cconsiglio comunale di Salerno. «L’architetto Loprete è una persona a me molto cara, come amica e come professionista. A lei e alla famiglia della vittima, in questo momento di dolore assoluto, va la mia vicinanza umana e professionale - afferma l’avvocato Cammarota - Mi sono occupato di vicende pregresse tra Filippo e sua madre ma non posso riferirne per deontologia». Filippo resta in carcere, ad Ancona, «chiede scusa e si sente smarrito». La sua legale, l’avvocato Roberta Bizzarri, si prepara a chiedere per lui una perizia psichiatrica puntando, evidentemente, a dimostrare l’infermità mentale. Le comunità nigeriane di diverse parti d’Italia annunciano mobilitazioni, da Civitanova Marche fino a Napoli. «Se c’è un risvolto psichiatrico che si inserisce nelle cause dell’omicidio di Alika, serve riflettere: se Ferlazzo aveva un amministratore di sostegno, pare fosse la madre, perché questi non era vigilato? Bisognerà avviare una serie di verifiche» ha invece affermato l’avvocato Francesco Mantella, legale della famiglia Ogorchukwu.
 

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