Falcone, 30 anni fa la strage di Capaci ma è ancora polemica. «La Sicilia è in mano a condannati per mafia»

Marcello Dell’Utri e Salvatore Cuffaro sono tornati a giocare un ruolo di primo piano sullo sfondo di alleanze e coalizioni a Palermo

Falcone, 30 anni fa la strage di Capaci ma è ancora polemica. «La Sicilia è in mano a condannati per mafia»
di Mario Ajello
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Lunedì 23 Maggio 2022, 11:25 - Ultimo aggiornamento: 24 Maggio, 09:08

Oggi è il trentennale della strage di Capaci, fioccano le iniziative in memoria di Giovanni Falcone ma si moltiplicano anche le polemiche. Incentrate su due personaggi: Marcello Dell’Utri e Salvatore Cuffaro. Maria Falcone, sorella del giudice ucciso il 23 maggio del ‘92, accusa: «Inaccettabile farsi sostenere da questi due». Parole dirette al centrodestra e a Roberto Lagalla, candidato sindaco a Palermo con ottime chance di vittoria alle comunali del 12 giugno. L’ex senatore di Forza Italia e l'ex governatore siciliano sono tornati a giocare un ruolo di primo piano sullo sfondo di alleanze e coalizioni. Condannati in via definiva per concorso esterno e favoreggiamento a Cosa nostra, i due hanno scontato la loro pena e dunque hanno tutto il diritto a dire come la pensano su comunali e regionali. Il problema è che le loro opinioni pesano e scatenano il putiferio. Proprio nel giorno in cui il presidente Mattarella è a Palermo per ricordare Falcone.

Mai come quest’anno, insomma, l’anniversario delle stragi di Capaci e di via D’Amelio è segnato da una forte tensione, stavolta non solo emotiva. Commemorazione, processi, verità irrisolte e voto. C’è di tutto in questo trentennale. Tra vittime di Cosa Nostra e condannati per mafia tornati alla ribalta politica dopo avere scontato le pene detentive, tra la campagna elettorale in corso a Palermo e la requisitoria al processo di Caltanissetta contro i poliziotti imputati di infedeltà allo Stato per il falso pentito Vincenzo Scarantino. Finito il “regno” di Leoluca Orlando si sta giocando una partita delicatissima nella quinta città d’Italia.

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PER LA PRIMA VOLTA - La cerimonia – in ricordo di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli agenti di scorta assassinati nell’autostrada all’altezza di Capaci esce dal bunker dell’Ucciardone, dove per anni sono stati commemorati gli “eroi” dell’antimafia vera. Dal carcere dove si celebrò lo storico processo ai capimafia alla sbarra, la memoria domani riecheggerà nel grande prato del Foro Italico dove quattro anni fa Papa Francesco rilanciò con forza l’anatema che Giovanni Paolo II pronunciò nella Valle dei Templi di Agrigento contro la mafia l’anno dopo le autobombe che sconvolsero il Paese, con quell’urlo che ancora rimbomba nelle coscienze dell’Italia intera: “Convertitevi”.

SEMBRA UN SECOLO FA - E invece no. Palermo sembra ripiombata di botto agli anni Novanta. In città sono apparsi manifesti choc provocatori: “Forza mafia”. Un ruolo chiavenna fioca Cuffaro in questa fase. Dopo aver scontato a Rebibbia la pena, è a capo della Dc Nuova. Una sorta di Democrazia cristiana 4.0 schierata con una propria lista a sostegno dell’ex rettore Lagalla, che di Cuffaro fu assessore alla Sanità. Connubi che hanno suscitato indignazione, a partire dall’ex giudice Alfredo Morvillo, fratello di Francesca e cognato di Falcone. Duro il suo commento: «A trent’anni dalle stragi la Sicilia è in mano a condannati per mafia. C’è chi attualmente strizza l’occhio a personaggi condannati. C’è una Palermo che gli va dietro, se li contende e li sostiene. Davanti a questi fatti mi viene in mente un cattivo pensiero: certe morti sono stati inutili. Qui sono accadute cose inaudite. Ma la libidine del potere spinge alcuni a stringere alleanze con chicchessia».

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NETTE LE SUE PAROLE: «Nessuno nega il diritto a Cuffaro di continuare a vivere e a fare tutto ciò che vuole, per carità, ha scontato la pena e nessuno dice che deve tornare in galera. Il problema non è lui, sono gli altri che lo corteggiano e lo inseguono». E Maria Falcone, sorella del magistrato, a ruota: «E’ inaccettabile che in una città che per anni è stata teatro della guerra che la mafia ha dichiarato allo Stato e che ha contato centinaia di morti sia ancora necessario ribadire che chi si candida a ricoprire una carica importante come quella di sindaco e qualsiasi altra carica elettiva debba esplicitamente prendere le distanze da personaggi condannati per collusioni mafiose». Per la professoressa Falcone «dovrebbe essere assolutamente scontato, ma evidentemente non lo è, che chi aspira a rappresentare la capitale dell’antimafia, la città di Falcone e Borsellino, senza alcuna titubanza prenda posizione rifiutando endorsement di personaggi impresentabili». Intanto Mattarella è stato accolto da un lungo applauso appena è arrivato al Foro Italico dove si svolge l’anniversario e con lui ci sono tra gli altri il presidente della Camera, Roberto Fico, e Maria Falcone. Mentre Lagla ha ritenuto opportuno non essere all’evento per non far salire ancora di più il livello delle tensioni. E forse per non creare imbarazzo nei presenti. Ma a sua volta fa dichiarazioni polemiche il candidato sindaco sel centrodestra: «Ieri dallo stesso palco in cui si tengono le celebrazioni di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta è stato operato nei miei confronti un premeditato linciaggio morale, camuffato da pièce teatrale. Non è mia intenzione esporre Palermo a potenziali violenze. È mio dovere salvaguardare la sua immagine di fronte alle più alte cariche dello Stato e all'intero Paese. Sono profondamente addolorato per il clima d'odio che qualcuno sta alimentando strumentalmente. Auspico che da domani si torni a parlare di Palermo e delle idee per la sua rinascita. Io di certo continuerò a farlo». Il riferimento è a uno spettacolo di Pif che Lagalla considera un un attacco immotivato. Un trentennale così nessuno se lo sarebbe aspettato ma la Sicilia evidentemente è un vulcano che non smette mai di mandare fiamme.

 

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