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Elena Del Pozzo, due ore al telefono dopo il delitto: «La madre cercava aiuto»

All’esame il video della telecamera davanti all’abitazione. Niente tracce di sangue sugli abiti di Martina: gli inquirenti sospettano che abbia lavato tutto

Due ore al telefono dopo il delitto «La madre di Elena cercava aiuto»
di Michela Allegri
5 Minuti di Lettura
Venerdì 17 Giugno 2022, 07:21 - Ultimo aggiornamento: 18 Giugno, 10:43

Ci sono due ore di buco nero nella giornata di Martina Patti, la giovane mamma che tre giorni fa ha ucciso la figlia Elena Del Pozzo, di quasi 5 anni. Ed è in quelle ore che si collocano l'omicidio della piccola, l'occultamento del cadavere e la frenetica richiesta di aiuto fatta ai parenti.

Il padre: «Martina è un mostro, ma non è pazza. Ha studiato l'omicidio in ogni particolare»

«La madre cercava aiuto»

Dai tabulati del telefono della donna emergono contatti forsennati tra le 14 e le 15, dopo l'uccisione della piccola e prima dell'arrivo dai Carabinieri della tenenza di Mascalucia, in provincia di Catania, dove è stata denunciata la scomparsa di Elena. Martina l'aveva uccisa, ma agli inquirenti ha raccontato che la piccola era stata rapita. E adesso, mentre la donna è in carcere con l'accusa di omicidio premeditato e occultamento di cadavere, i magistrati della Procura di Catania, guidati da Carmelo Zuccaro, stanno cercando di capire se qualcuno possa averla aiutata a sbarazzarsi del corpicino - abbandonato in un campo, svestito e coperto da sacchi della spazzatura - e, soprattutto, se il possibile complice sia tra le persone chiamate subito dopo il delitto.

 


I FILMATI
C'è anche un altro dato importante: nei giorni scorsi gli investigatori hanno trovato una telecamera di sorveglianza puntata sulla casa della donna. In queste ore stanno finendo di analizzare il video, per capire se qualcuno sia andato nella villetta di via Euclide ad aiutare Martina. Non è tutto. Per chiarire la dinamica dei fatti, oltre all'autopsia che verrà effettuata oggi pomeriggio, saranno fondamentali i risultati dei rilievi della scientifica da effettuare nella casa sequestrata: verranno completati sabato. Il sospetto, infatti, è che la ventitreenne abbia ucciso la piccola all'interno, utilizzando un coltello da cucina o una zappa, e poi abbia trasportato il corpo nel campo abbandonato, a 600 metri di distanza, dove è stato ritrovato. Per il momento, non sarebbero state trovate tracce di sangue evidenti, nemmeno sui vestiti della donna: il sospetto è che la ventitreenne abbia pulito abiti e pavimenti.

L'INTERROGATORIO
Oggi è anche previsto l'interrogatorio di convalida di Martina, che ha già confessato ai pm l'omicidio, crollando dopo una giornata trascorsa a mentire: si era presentata in caserma con i genitori e aveva detto di essere stata aggredita da uomini incappucciati e armati, che avevano sequestrato la piccola. Una versione piena di incongruenze e, soprattutto, sciorinata senza particolare emozione. Tanto che gli inquirenti, nel decreto di fermo, sottolineano che la donna aveva un atteggiamento algido, anche nei confronti della bambina. Non sembrava particolarmente provata dalla scomparsa della bimba. Un dato che emerge anche dalle testimonianze del padre e dei nonni paterni: «Non provava empatia, nemmeno per Elena». I magistrati hanno sottolineato anche che la donna, dopo la confessione, continuava a mischiare realtà e menzogna, sembrava non avere un ricordo preciso dei fatti. Alla fine, Martina ha portato gli inquirenti nel campo dove aveva abbandonato il corpicino senza vita. Ma non ha ricostruito la dinamica nei dettagli.

«Non ricordo cosa è accaduto quando siamo uscite da casa per andare verso il campo», avrebbe detto. E avrebbe aggiunto: «Ho l'immagine del coltello, ma non ricordo assolutamente dove l'ho preso. E non ricordo di avere fatto del male alla bambina, ricordo solo di avere pianto tanto». E ancora: «Non ricordo di avere sotterrato la bambina, ma sicuramente sono stata io». Martina sostiene di aver agito da sola, ma sul punto, per quanto riguarda l'occultamento del cadavere, sono in corso indagini. La donna dice inoltre di avere ucciso la piccola nel campo e con un coltello. Ma il sospetto di chi indaga è che l'omicidio sia avvenuto in casa. Sulla premeditazione, invece, non sembrano esserci dubbi: la donna si è procurata una pala e una zappa per seppellire la piccola - anche se il cadavere è stato trovato solo parzialmente coperto di terriccio e avvolto in sacchi neri -, ha cercato di depistare le indagini e, soprattutto, ha tentato di fare ricadere i sospetti sull'ex compagno, che aveva presentato a Elena la nuova fidanzata.


IL PAPÀ
«Ho sentito parlare di pazzia e gelosia, ma non ho sentito parlare di cattiveria e sadismo - ha dichiarato ieri lui, Alessandro Del Pozzo - Come si può reputare un raptus? È un omicidio premeditato e studiato in ogni particolare. I momenti di pazzia sono susseguiti da momenti di lucidità. Momenti in cui non si è nemmeno pentita. Ha messo Elena dentro dei sacchi della spazzatura, l'ha sotterrata, si è ripulita e ha ripulito, ha inventato un sequestro creandosi un alibi e ha colpito la sua macchina per inscenare un'aggressione. Sono 24 ore di bugie». Parole di dolore: «Amo mia figlia più di ogni altra cosa, è uguale a me. Me l'ha uccisa. Me l'ha portata via. Le parlava male di me, voleva metterci contro. Ha capito che non ci sarebbe riuscita e ha studiato come ammazzarla. La legge è sempre pronta ad affidare i figli alle mamme, nonostante in alcune storie i padri siano meglio. Martina è un mostro». Intanto, in carcere la Patti è in una cella sorvegliata a vista. Riceve supporto psicologico, ma sembra apparentemente tranquilla.

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