Coronavirus Lombardia, pasticcio dati: spuntano 419 contagi "fantasma". E al Nord Ovest i casi tornano a crescere

Lombardia, pasticcio dati: spuntano 419 contagi "fantasma". E al Nord Ovest i casi tornano a crescere
di Mauro Evangelisti
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Mercoledì 13 Maggio 2020, 09:45

Alla vigilia della verifica degli indicatori sull'andamento dell'epidemia che dovrà decidere maggiori aperture o nuove chiusure nelle nuove regioni, i dati di ieri hanno confermato che in Italia permangono due problemi: Lombardia, ma anche Piemonte (sia pure in modo meno marcato). E ha anche mostrato come continuino ad esserci pasticci nella diffusione dei numeri, segnale poco incoraggiante perché devono servire a prendere decisioni oculate sulla fase due. Il caos viene dalla Lombardia e non è la prima volta.

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La casella alla voce nuovi casi positivi ha rappresentato una doccia fredda, dopo la discesa a 802 del giorno precedente: ieri sono stati 1.401. Ma dalla Protezione civile hanno spiegato: «La Regione Lombardia ha comunicato che dei nuovi casi conteggiati, 419 sono riferiti alle settimane precedenti e non alle ultime 24 ore». Questa poca trasparenza sui dati complica ogni analisi, però in sintesi, spalmando quel numero anomalo di notifiche dalla Lombardia nei giorni precedenti, si nota che sostanzialmente ormai i nuovi casi sono mediamente sempre sotto quota mille.

Per capire: i nuovi casi riferibili a ieri sono 982. In particolare, la Lombardia ha un totale di 1.033 ma anche sottraendo i 419 conteggiati in ritardo, ne ha comunque moltissimi, 614; il Piemonte è a 113 (due in più del giorno prima). Sommando queste due regioni, le uniche sopra quota cento, si raggiunge dunque il 70 per cento dei nuovi casi. In altri termini, tutte le altre regioni messe insieme, comprese Veneto ed Emilia-Romagna che sono state tra le prime investite dall'epidemia, hanno appena 256 nuovi casi.

NODI
Proprio ieri il professor Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani, ha sottolineato: «L'Italia ha un grave difetto nella raccolta dei dati. Quelli che vengono comunicati dalla Protezione Civile sono grezzi; non permettono in un paese come il nostro, dove ci sono tanti fisici e competenze, di fare modelli epidemiologici più raffinati. Stesso discorso anche sul numero dei morti: i dati puliti sono su un decimo dei morti totali». Ippolito ha anche denunciato il fatto che l'Italia comunichi «pochissime sequenze genetiche del nuovo coronavirus, pur avendo un alto numero di casi; altri paesi stranieri hanno fatto il contrario». In questo quadro, sarà importantissimo vigilare sulla raccolta dei dati e sull'elaborazione da parte della cabina di regia (Ministero Salute, Istituto superiore di sanità e regioni) che valuteranno i 21 indicatori.

Dice il fisico Giorgio Parisi, dell'Università La Sapienza e presidente dell'Accademia dei Lincei: «I dati epidemiologici dovranno essere pubblici: non è possibile che i dati essenziali non lo siano e al momento attuale i più interessanti non sono pubblici o sono di difficile accesso».
Tornando ai numeri di ieri, si conferma una situazione in via di miglioramento: il numero dei decessi resta ampiamente sotto quota 200, vale a dire a 172, non il più basso degli ultimi giorni, ma tra i meno pesanti. Soprattutto ormai è chiaro che il coronavirus non rappresenta, al momento, un problema di posti letto e di terapie intensive.

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Per queste ultime, continua il calo, siamo a 952 pazienti, 47 in meno del giorno precedenti; negli altri reparti siamo passati da 13.539 a 12.865. Sempre meno le persone attualmente positive in Italia: siamo passati da 82.488 a 81.266 e il 54 per cento è concentrato in Lombardia e Piemonte. Il dato molto buono è quello dei guariti che in percentuale crescono in modo più marcato di tutte le altre voci: più 2.452, vale a dire più 2,3 per cento, totale 109.309, quasi la metà del numero di italiani che da inizio emergenza sono risultati positivi (221.216). Alto il numero dei tamponi: 67mila.
 

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