Acqua alta a Venezia, danni per 400 milioni di euro. E per vedere il Mose in azione si dovrà aspettare altri 6 mesi

Martedì 7 Gennaio 2020
Per il Mose dovremmo ancora attendere sei mesi per funzionare contro le emergenze, tra 10 giorni si farà il cronoprogramma per i lavori. Ma intanto a Venezia si fa la conta ai danni.  «I danni dall'acqua alta di novembre alle opere pubbliche di Venezia sono stati quantificati in 320mln di euro» ha detto il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro al termine di una riunione in Prefettura in cui si è fatto il punto sulla conclusione del Mose. Manca il totale dei danni subiti dal pubblico perché «c'è tempo di presentare richieste di rimborso fino al termine di gennaio, di certo possiamo ipotizzare che si aggirino sui 70 mln». Per quanto riguarda un nuovo Comitatone, Brugnaro ha detto che «non è stata ancora fissata la data». 
«La novità più importante emersa oggi in Prefettura è che entro sei mesi il Mose sarà in grado di funzionare per le emergenze. Ciò non significa che l'opera sarà completata entro luglio, ma che le barriere mobili potranno essere messe in funzione per le emergenze». È quanto dichiara l'assessore regionale Roberto Marcato, che oggi ha partecipato, in rappresentanza del presidente Luca Zaia, all'incontro a Venezia con tutti i soggetti legati alla Salvaguardia della città. «L'altra notizia di rilievo - sottolinea - è l'impegno del commissario Elisabetta Spitz a presentare a breve il cronoprogramma dei lavori del Mose. Nell'arco di una decina di giorni verrà convocata in Prefettura la cabina di regia, per valutare il piano». «Resta invece ancora in sospeso il protocollo fanghi - prosegue Marcato - la cui firma è ferma al ministero dell'ambiente, in quanto manca ancora il parere dell'Ispra. Fa sorridere questa giustificazione - aggiunge l'assessore veneto - visto che l'Ispra è istituto che dipende proprio dal ministero dell'Ambiente». L'assessore rileva che «da parte sua e della Regione Veneto l'incontro odierno è stato utile anche per chiarire la delicata questione della gestione futura del Mose, che qualcuno ha ipotizzato di affidare alla Regione Veneto». «Visto quanto emerso oggi, e la complessità delle diverse gestioni commissariali che insistono sull'opera e la mancata chiarezza dei ruoli - conclude - appare ancora più evidente che questa è un'opera dello Stato e che dovrà essere lo Stato a gestirla»
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