Lucia positiva a due anni, la mamma: «Febbre altissima e delirio ma la scuola non è responsabile. Servono risposte tempestive dei medici del territorio»

Mercoledì 17 Marzo 2021
Lucia positiva a due anni, la mamma: «Febbre altissima e delirio ma la scuola non è responsabile. Servono risposte tempestive dei medici del territorio»

La bimba di Terni (e non bimbo, come aveva annunciato, invece, il sindaco di Terni in consiglio comunale) che ha contratto il coronavirus sta meglio ed è stata dimessa dall'ospedale. In una lettera rivolta ai giornali la mamma della bambina, intende sottolineare due cose: la prima è che nessuna scuola è responsabile del contagio, dunque il caso della figlia non può entrare nelal valutazione se chiudere o meno gli istituti scolastici. Il secondo punto è l'importanta di una valutazione e della presa in carico della medicina del territorio dei casi positivi soprattutto pediatrici.

La lettera racconta di una situazione di positività che è cominciata in maniera lieve: «Mia figlia è una bambina (non un bambino) di due anni e due mesi ed è stata riscontrata positiva a seguito del tampone effettuato in data 3 marzo. Ha presentato subito sintomi intestinali che si sono protratti fino all’8 marzo».

Dopo questi episodi, però, il virus non si è fermato: «Il 10 marzo, durante la notte, è comparsa la febbre e l’11 mattina ho provveduto subito a contattare la pediatra della bambina che ha attivato il servizio Usca. Il pomeriggio dell’11 la dottoressa dell’Unità speciale di continuità assistenziale ha riscontrato un ingrossamento dei linfonodi al livello del collo ed ha riportato i dati alla pediatra di libera scelta, la quale mi ha chiamata il 12 marzo per dirmi che non era necessario intraprendere nessuna cura domiciliare oltre al paracetamolo per abbassare l’iperpiressia».

Il paracetamolo, però, non ha fatto gli effetti sperati. «Durante la notte del 12 marzo la febbre è salita a 40.2 con annesso episodio di delirio che mi ha spinta, la mattina di sabato 13 marzo, a contattare la guardia medica ed a richiedere una nuova visita domiciliare della dottoressa dell’Usca. A seguito di questa visita la dottoressa ha ritenuto opportuno la valutazione delle condizioni della bambina da parte del pronto soccorso dell’ospedale».

I medici del Pronto soccorso hanno optato per un ricovero: «Gli esami ematici hanno riscontrato una pcr elevata ed hanno ritenuto necessario il ricovero nel reparto covid2. In reparto sono stati fatti ulteriori esami ed hanno iniziato a somministrarle terapia antibiotica che si è rivelata subito efficace. Grazie a questo trattamento le condizioni sono migliorate velocemente, permettendoci di tornare a casa oggi, martedì 16 marzo».

«Vi invio il mio racconto perché vorrei che quanto successo a noi serva da monito ai medici del territorio per risposte tempestive nel trattamento di tutti i pazienti Covid+ - spiega la mamma concludendo la sua lettera aperta -ma in particolar modo di quelli pediatrici; e soprattutto vorrei che non si puntasse il dito contro le scuole generando un allarme immotivato in quanto, come scritto sopra, le vicissitudini che ci hanno condotto al reparto Covid2 sono state diverse. Sono stata spinta ad inviarvi questa mail perché sebbene tutto il personale del reparto (sanitario e non) sia stato sempre professionale ed empatico con noi nonostante i loro ritmi di lavoro stessanti e stringenti, per una bambina di due anni è stato stressante vivere (anche se per poco tempo) una situazione così pesante dal punto di vista emotivo».

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