Le motivazioni della sentenza su Willy, così in due hanno evitato l'ergastolo

Le motivazioni della sentenza su Willy, così in due hanno evitato l'ergastolo
di Pierfederico Pernarella
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Lunedì 3 Ottobre 2022, 08:37

Francesco Belleggia e Mario Pincarelli, insieme ai fratelli Bianchi, hanno avuto un ruolo attivo nel pestaggio che è costato la vita a Willy, ma a loro il giudice ha concesso le attenuanti generiche perché erano incensurati e Pincarelli inoltre è stato il solo ad ammettere, seppure parzialmente, di aver colpito il 21enne di Paliano. Sulle loro responsabilità il giudice Francesco Mancini, però, non ha avuto dubbi: «Tutti e quattro si sono mossi in modo compatto, come una sorta di falange», scrive il magistrato nelle motivazioni della sentenza per l'omicidio di Colleferro. Anche Belleggia e Pincarelli, sottolinea il giudice riportando le numerose testimonianze, hanno infierito mentre Willy era inerme riverso a terra. Per questo anche loro sono stati ritenuti colpevoli di omicidio volontario aggravato dai futili motivi.
Belleggia è stato condannato a 23 anni, Pincarelli. La maggiore pena per il primo è stata motivata con il fatto che Belleggia «ha avuto un ruolo di provocatore della lite» che ha poi determinato l'intervento dei fratelli mortale e quindi l'esito mortale dell'aggressione. Belleggia inoltre, a differenza di Pincarelli, annota ancora il giudice Mancini, «non ha nemmeno in parte ammesso di aver colpito Willy». Ad entrambi però sono state concesse le attenuanti generiche, cosa che gli ha evitato l'ergastolo. Questo perché sia Belleggia che Pincarelli non hanno mai avuto altre pendenze con la giustizia. Inoltre, scrive il giudice, «Pincarelli è un lavoratore e tale è stato, sia pure in modo saltuario, anche il Belleggia che ora sta frequentando l'università».

IL PROFILO DEI BIANCHI

Dunque due profili molto diversi da quelli di Marco e Gabriele Bianchi che, scrive il giudice, denotato una spiccata capacità a delinquere e «una personalità assai allarmante». I fratelli sono stati condannati in secondo grado per fatti legati allo spaccio di droga e all'estorsione, non svolgevano alcun lavoro ma avevano un tenore di vita elevato, inoltre erano noti per essere dei picchiatori e delle loro gesta violente si vantavano in un gruppo whatsapp chiamato La gang dello scrocchio. Non meno importante il fatto che da parte loro non ci sia stata nemmeno una parziale ammissione delle proprie responsabilità. «Nel negare con pervicacia quanto» visto da molti testimoni e «dunque di aver pestato a morte Willy», scrivei il giudice, «essi hanno dato prova di non aver compiuto alcuna revisione critica del loro operato che denoti l'inizio di un percorso di cambiamento e maturazione».
Pierfederico Pernarella
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