Peste suina, la sentenza del Tar: «Giusto premiare i cacciatori che uccidono più cinghiali»

Peste suina, la sentenza del Tar: «Giusto premiare i cacciatori che uccidono più cinghiali»
di Pierfederico Pernarella
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Martedì 10 Maggio 2022, 09:46 - Ultimo aggiornamento: 09:53

C’è la peste suina, giusto premiare le squadre di caccia che uccidono più cinghiali. Con questa motivazione i giudici del Tar di Latina hanno dichiarato legittimo il nuovo criterio  che ha rivoluzionato, a partire dallo scorso anno, la gestione degli ambiti territoriali dedicati all'attività venatoria. La pronuncia è dello scorso gennaio, il problema della peste suina era già presente, ma ora quella interpretazione torna prepotentemente d’attualità di fronte all’emergenza esplosa a Roma. 

Al centro della querelle c’era l'assegnazione della zona numero 9 dell'ambito di caccia Frosinone 1 , ricadente nel comune di Paliano, alla "Squadraccia di Paliano". La decisione però era stata impugnata da un altro gruppo di cacciatori che ha contestato il nuovo requisito per la concessione del bonus. In precedenza, infatti, il premio (undici punti per ogni componente della squadra) veniva riservato alla squadra già assegnataria della zona dell'ambito di caccia. Il principio della normativa privilegiava la conservazione delle zone di caccia dando, attraverso un premio abbondante, alle squadre assegnatarie una sorta di diritto di prelazione sulle altre contendenti.

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Con la nuova direttiva approvata ad ottobre dello scorso anno, la Regione Lazio ha cambiato le carte in tavola prevedendo un punteggio premiale alle squadre di caccia che abbattono il maggior numero di cinghiali. In base a questo nuovo requisito la zona di caccia numero 9 è stata assegnata alla "Squadraccia di Paliano". L'assegnazione però era stata impugnata davanti al Tar chiedendo la sospensione del provvedimento.

Oltre che nel merito, i ricorrenti lamentavano anche il fatto che l'attività venatoria era stata condizionata dall'emergenza legata al Covid. Contro il ricorso si sono costituiti sia la Regione Lazio che l'Ambito territoriale di caccia Frosinone 1 difeso dall'avvocato Bruno Marucci.

La Regione Lazio, rispetto alla contestazioni sui limiti alla caccia imposti dalla pandemia, faceva presente che nella formula per il calcolo del punteggio era stato previsto un coefficiente più basso proprio alla luce del particolare momento caratterizzato dall'emergenza sanitaria. Nel merito poi il Tar ha dato ragione su tutta linea alle motivazioni del nuovo requisito per l'assegnazione delle zone di caccia.

Le motivazioni dei giudici

I giudici amministrativi hanno respinto la richiesta della sospensione chiesta dai gruppi di caccia esclusi «perché - scrivono nell'ordinanza - le scelte discrezionali assunte dall'amministrazione regionale ai fini dell'assegnazione delle zone di braccata e contestate dai ricorrenti non appaiono irragionevoli». I nuovi criteri, infatti, proseguono i giudici, possono servire a contenere «la specie cinghiale, divenuta ormai invasiva, oltre che la peste suina africana diffusa tra tali animali». Quindi, concludono i giudici, non è «arbitraria o sproporzionata l'attribuzione di un punteggio maggiore alle squadre di cacciatori che abbiano totalizzato un maggior numero di abbattimenti di cinghiali nella precedente stagione venatoria».
 

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