Negazionista guarisce dal Covid dopo 3 mesi e fa un regalo ai medici che lo hanno curato

Negazionista guarisce dal Covid dopo 3 mesi e fa un regalo ai medici che lo hanno curato
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Mercoledì 19 Maggio 2021, 16:43 - Ultimo aggiornamento: 19:38

Non credeva alla pandemia, ma una volta contagiato è stato curato per tre mesi e dopo la guarigione ha scritto di suo pugno una lettera ai medici per ringraziarli. Ma non è finita qui, ha deciso di fare loro un regalo per il reparto.

«Devo la mia vita a tutti gli operatori sanitari che non mi hanno mai lasciato solo, mi sono stati vicino con le medicine e con la loro grande umanità, come se fossi uno di famiglia. La sanità pubblica è il nostro bene più prezioso: dobbiamo difenderla con unghie e denti!».

Così Domenico Alonzi, 57 anni, ha ringraziato con una lettera scritta a mano i medici e gli infermieri dell'ospedale di Alatri (Frosinone), che per più di un mese lo hanno curato. «Domenico, paziente Covid, diventato negativo, era  stato trasferito ad Alatri ancora intubato», racconta l'Asl di Frosinone su Facebook. L'ex paziente ha donato un forno per la cambusa dell'ospedale San Benedetto.

Oggi Domenico, 57 anni, sta bene dopo aver combattuto per quasi tre mesi contro Sars-CoV-2. «Io non ci credevo al virus, ero di quelli convinti che il Covid fosse solo una manovra politica. Invece oggi sono fra quelli che fa divulgazione con tutte le persone che incontro, le informo e le invito ad usare tutte le precauzioni,  mascherina, igiene delle mani, distanziamento. Questo virus è veramente maledetto!», scrive Domenico nella missiva.

«Ho avuto gli incubi più brutti della mia vita - ricostruisce l'ex negazionista - Non lo so se è stato il virus, le medicine, so solo che sembrava di stare in un film dell'orrore: piramidi che si capovolgevano e distruggevano ogni forma di vita, io mi ero salvato ma dovevo scappare da strane persone che davano la caccia agli umani per il traffico di organi. Incubi tremendi che contrastavano in modo incredibile con la cura e l'affetto che ho ricevuto all'ospedale di Alatri».

«La gioia più bella è stato rivederlo in perfetta salute e sentire i suoi racconti, le sue paure e le sensazioni durante la degenza, purtroppo non capita spesso di poterle raccontare», ha sottolineato invece Ida Minnocci, responsabile della Terapia intensiva del San Benedetto di Alatri.

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