Eredità contesa, il tribunale respinge
il ricorso dei familiari: i beni restano
al capo dei vigili urbani di Sora

Sabato 16 Febbraio 2019 di Roberta Pugliesi
Eredità Tollis: il Tribunale civile di Cassino ha rigettato il ricorso proposto dai familiari dell’ingegnere sorano Domenico Tollis la cui salma è stata riesumata a novembre a seguito di una denuncia presentata da parte di due parenti. Questi ultimi hanno impugnato le disposizioni testamentarie del defunto ingegnere, ritenute false falla famiglia, che destinava i suoi beni, circa 650 mila euro e tre immobili, in favore del comandante della Polizia Locale di Sora Rocco Dei Cicchi e del suo collaboratore il maresciallo Antonio Vermiglio.

I due, indagati per falsità in testamento olografo, circonvenzione e abbandono di incapace, negli ultimi anni di vita del pensionato, morto a Roma a 97 anni vedovo e senza figli, si sono occupati di lui e per questo sono stati ricompensati con il lascito. Il tutto è ben spiegato in una serie di lettere manoscritte che sono agli atti in cui Tollis motiva la scelta di escludere i parenti dal testamento; parenti che in vita non lo avrebbero voluto accudire. Nell’inchiesta sarebbero finite anche altre due persone indagate per corruzione, pare dipendenti di una agenzia di servizi postali, finanziari e assicurativi. Ma intanto il tribunale ha accolto le tesi difensive dell’avvocato Filomena Zaccardi ed ha definitivamente rigettato il ricorso proposto dai parenti dell’ingegnere.

Il giudice civile, oltre a confermare la proprietà in capo a Dei Cicchi dei beni pervenutigli per successione dal defunto, ha anche ordinato la trasmissione degli atti alla procura di Cassino ritenendo che negli atti del ricorso vi fossero evidenti espressioni offensive e calunniose formulate dai parenti di Tollis nei confronti del comandante dei vigili e del suo collaboratore. Inoltre, nei giorni scorsi, il maggiore Dei Cicchi, assistito dai suoi legali di fiducia, che in sede penale sono Giancarlo Corsetti e Marco Bartolomucci, ha presentato una serie di denunce e querele nei confronti di coloro che, a vario titolo, sono intervenuti nel caso dell’ eredità, tra cui anche giornali locali (per diffamazione a mezzo stampa) e alcuni parenti dell’ingegnere denunciati per falso in atto notarile: «Nel mio lavoro - commenta Dei Cicchi - sono da trent’anni un operatore della giustizia e un ufficiale di polizia giudiziaria, per cui credo fermamente nella giustizia e nel suo operato. Questo, mi porta ad essere sereno; ma una cosa è certa: non faremo sconti a nessuno di coloro che, a vario titolo, si sono inseriti in questa vicenda mortificando, modificando e stravolgendo a piacimento la verità».

Infine, il comandante dei vigili e il suo collaboratore Vermiglio esprimono il loro rammarico per tutta la vicenda: «La cosa che ci sta più a cuore, è non aver potuto ancora eseguire le sue volontà, in particolare quella di essere cremato, volontà di cui Tollis ci ha incaricato». Anche la moglie dell’ingegnere, infatti, era stata cremata e quando erano ancora in vita si erano scambiati la promessa che l’avrebbero fatti entrambi. E, anche questo, Tollis lo aveva scritto in una lettera che teneva con sé insieme ad altre centinaia di lettere custodite nel trolley da cui non si separava mai. © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Roma deserta, i controlli e la storia di Marta abbandonata in strada dai vigili (come in una favola)

di Pietro Piovani