Anna Foglietta: «Io madrina di Venezia Anno Zero»

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Il discorso è pronto, lo ha scritto durante il mese di agosto, «limato parola per parola, nessuna è scelta a caso perché sento molto la responsabilità di aprire questa edizione della Mostra di Venezia, non è per me e per il cinema la numero 77 ma Venezia Anno Zero», dice Anna Foglietta in un'intervista all'ANSA. L'attrice di Perfetti Sconosciuti è arrivata al Lido e domani sera in una Sala Grande del Palazzo del cinema a posti ridotti per il distanziamento sociale dichiarerà aperto il festival.

«Mi aspetto un'esperienza fantastica: questa Mostra ha un valore simbolico, siamo i primi a realizzare un festival in presenza e in sicurezza e vogliamo dare la dimostrazione che si può fare, che se siamo bravi possiamo riguadagnare una pseudo normalità della quale abbiamo bisogno tutti e che può essere motore culturale ed economico di ripresa. Tornare a vedere i film in sala significa uscire, avere una socialità per quanto in sicurezza, significa far ripartire l'industria. Il cinema lo può fare e noi qui abbiamo una grande opportunità di dimostrarlo e sperare di fare da apripista. Come siamo andati a mangiare la pizza quest'estate, come siamo andati a fare il bagno al mare così possiamo tornare in sala. Qui dalla Mostra del cinema segniamo una ripartenza, uno start. Come lavoratrice dello spettacolo sento di interpretare i desideri di tutti i colleghi e spero che quelli del teatro, dove è più complicata la ripresa, ce la facciano quanto prima anche loro».

Anna Foglietta mette cuore e passione, «non sono in cerca di visibilità, non faccio l'attrice per questo, per la fama, per essere riconosciuta per strada, per i riflettori. VIvo il mio mestiere - prosegue nella stanza dell'Excelsior - con grande senso di responsabilità anche collettiva e per questo mi sento fortunata ad essere stata scelta come madrina di questa edizione triste e felice insieme». Nel discorso di apertura, «un flusso di coscienza piuttosto», si smarca dal clichè del 'sognò e della 'magià del cinema: «fare ed empatia saranno le parole chiave che mi rappresentano e rappresentano questo periodo. Non c'è solo il cinema ma tutto quello che sta capitando: siamo in una grande arca nel mezzo di una tempesta». Parole che rappresentano bene la presidente di Every child is my child, sempre pronta a mettere la faccia sulle emergenze, le raccolte fondi, le call to action, convinta che «le piccole cose smuovono il mondo» e anche per questo ha deciso di proteggersi dall'overdose di notizie distruttive che ci affliggono, «voglio pensare solo alle altre, a persone come Niccolò Govoni che ha aperto quattro scuole per i profughi». A proposito di scuole, mamma Foglietta attende la riapertura «tornare è fondamentale, non solo per i miei figli ma per quelli che non hanno pari opportunità e senza la scuola finiscono per strada.

La dispersione scolastica scaturita dal lockdown è stata un fatto grave». Giusto una madre sarà il suo prossimo ruolo: Franca, la madre di Alfredino Rampi in Una storia italiana che interpreterà a settembre a ritorno da Venezia. Il tema del femminile, «senza sottolinearlo per fortuna è declinato a Venezia in tanti modi, da Cate Blanchett a Tilda Swinton, non più figurine, ma uniche, modelli diversi, per una rappresentazione non monocorde». Per questo tra i film che attende Anna Foglietta è curiosa di Miss Marx di Susanna Nicchiarelli, «forse vicino al testo che ho scritto La bimba con il megafono. Istruzioni per farsi ascoltare» sul tema della liberazione dalle ideologie. La chiusura dell'intervista è frivola, «finalmente», si lamenta lei: «look tutto made in Italy. Non sono mai stata così orgogliosa di essere italiana come quest'anno per il modo in cui abbiamo affrontato la pandemia. Dunque vestirò Armani Privee, Ferretti, Gucci, Etro, Bulgari»

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