Elezioni Quirinale, terza fumata nera. Voti a Mattarella, Crosetto e Giorgetti

FdI lancia l’ex deputato che prende 114 voti. Preferenze anche M5S per il capo dello Stato

Terza fumata nera. Voti a Mattarella, Crosetto e Giorgetti
di Francesco Malfetano
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Giovedì 27 Gennaio 2022, 00:47 - Ultimo aggiornamento: 01:25

Schede bianche e fumata nera. Anche la terza giornata di votazioni per il Colle è terminata in un nulla di fatto. In realtà però, tra i mille tatticismi e le schermaglie che hanno caratterizzato il voto di ieri, il segno che la situazione inizia a sbloccarsi sta nei dati dello spoglio. Dalle urne infatti, al netto delle intenzioni di voto iniziali, sono sempre meno le schede estratte senza un nome. Quattrocentododici per l’esattezza, oltre cento in meno rispetto a martedì. Ma spuntano soprattutto diverse novità. Oltre ai 125 voti ottenuti dal presidente Sergio Mattarella, l’insalatiera ha restituito soprattutto 114 schede a favore di Guido Crosetto e 52 dell’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. Il resto invece, al solito, è andato disperso in mille rivoli che portano il nome dell’ex magistrato Paolo Maddalena (votato da 61 grandi elettori tra Misto e ex grillini vari), il ministro dello Sviluppo economico e vicesegretario della Lega Giancarlo Giorgetti (19) e i vari nomi, più o meno bizzarri, già usciti più volte nei giorni scorsi.

IL CENTRODESTRA

Per quanto riguarda l’esponente di Fratelli d’Italia, il suo nome è frutto dello strappo consumato in mattinata da Giorgia Meloni con il resto del centrodestra. Appena dopo l’inizio del voto alle 11 di mattina infatti, FdI ha fatto sapere che non avrebbe continuato «a votare scheda bianca per dare un segnale», per misurare la compagine alleata con Lega e Forza Italia. Contraddicendo l’unità ostentata fino a questo momento. 
L’intenzione però, è stata superata dalla realtà. Il candidato di bandiera Crosetto alla fine ha ottenuto quasi il doppio dei voti rispetto ai 63 grandi elettori forzisti. Nonostante i tentativi di minimizzare da parte dei parlamentari di via Bellerio («I voti in più per Crosetto sono del Pd. Hanno provato a dare la percezione che nel centrodestra vi sia una spaccatura più ampia»), il risultato ha finito con lo spiazzare sia la Lega che Forza Italia (ieri è arrivata anche la prima telefonata di Silvio Berlusconi a Salvini, dopo il passo indietro del Cavaliere), certificando la divisione all’interno della coalizione. Divisione a cui FdI ha provato a rimediare in serata sostenendo che si è trattato di un’iniziativa concordata con la Lega.

Più o meno lo stesso tipo di operazione che una parte del Movimento 5 stelle starebbe conducendo contro se stesso. Le preferenze finite nel computo per un nuovo mandato di Mattarella infatti, sono un segnale inviato a Giuseppe Conte dai gruppi parlamentari, per ricordargli che non tutto il partito è disposto a seguirlo. Tradotto: o il nome dei 5S, condiviso con Pd e LeU, permette la continuità della legislatura oppure l’avvocato non può contare sul suo partito. Non è un caso se ieri è intervenuto anche Beppe Grillo per stoppare l’avvicinamento di Conte alla Lega nell’ambito della cosiddetta operazione Casellati e sostenere di fatto anche il veto posto su Draghi al Colle. 

L’OPERAZIONE

In questo quadro è ormai tramontata anche l’operazione Casellati tentata da Salvini. L’idea di portare in Aula oggi il nome della presidente del Senato, sperando nel sostegno 5S, è troppo divisiva. Al punto che il solo spettro di un tentativo leghista di forzare la mano in tal senso ha scatenato la forte reazione del Pd e dell’ala dimaiana del Movimento 5 stelle stesso, che ha avvertito il leader della Lega: «Fermati o salta la maggioranza». 

Contro un’operazione muscolare di questo tipo, è intervenuto anche Matteo Renzi che, ha spiegato, creerebbe solo ulteriore caos: «Alla quarta votazione, il centrodestra potrebbe vedere se ha i voti sulla Casellati, ricostruendo una maggioranza gialloverde. Ma allora il centrosinistra farebbe un controblitz, magari con una maggioranza giallorossa. Ma il presidente della Repubblica non si elegge con le gomitate». L’ipotesi quindi è che, con Casellati in campo, il centrosinistra scoprirebbe la carta del fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi. 
In pratica oggi, con il quorum sceso a 505 voti, sembra riproporsi la formula della vigile attesa. Una guerra di nervi che solo se verrà messo sul tavolo un nome considerato davvero super partes potrà essere superata.

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