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Angelo De Mattia

Riforme strutturali/La sintonia che serve tra politica ed economia

di Angelo De Mattia
3 Minuti di Lettura
Lunedì 20 Giugno 2022, 00:46 - Ultimo aggiornamento: 21:40

Durante lo shock petrolifero degli iniziali anni Settanta del Novecento si parlava di rendita dello sceicco; oggi paradossalmente dovremmo parlare di rendita di Putin con riferimento al gas. Allora si sentiva solo la voce del Club di Roma con Aurelio Peccei sulla gravità già a quel tempo dei problemi ambientali; oggi la consapevolezza dell’enorme aggravarsi di tali problemi è diffusa, anche se l’agire spesso è incerto e inadeguato. Il discorso che terrà domani il Presidente Mario Draghi in Parlamento con il dibattito che ne seguirà e il Consiglio europeo del 23 e 24 giugno sono fondamentali per l’assistenza all’Ucraina; prima, ancora, per la conferma della sua posizione di candidata all’Ue, nonché per i connessi equilibri politici ai livelli nazionale -. dove è auspicabile il pur difficile raggiungimento di una efficace convergenza almeno nella maggioranza - e comunitario. 


Ma politica ed economia mai come ora sono strettamente intrecciate. La stessa assistenza all’Ucraina, spinta da principi fondamentali del diritto internazionale e umanitari, nonché da considerazioni geopolitiche, non può trascurare gli aspetti economici della guerra e delle sanzioni che si riverberano pure sull’Europa. Questi, se non adeguatamente affrontati, per la sequenza perversa che si sta determinando tra parziale post pandemia, inflazione, guerra e siccità che ora si aggiunge, oltre ai danni diretti sulle condizioni di vita degli “ occidentali”, sono suscettibili di indebolire il medesimo sostegno al Paese invaso, determinando divisioni tra i cittadini.

Ecco, allora, l’attesa che Draghi, non solo per il gas, a cominciare dall’esigenza di fissare un “price-cap” per ridimensionare la rendita putiniana, ma, più in generale, per il governo dell’economia, tracci un organico programma di breve termine che comprenda anche le misure di reazione alla siccità e si raccordi con il Piano nazionale di ripresa e resilienza, esponendo altresì le proposte che porterà al Consiglio europeo non solo per l’adesione dell’Ucraina all’Unione. Si deve superare la fase dei provvedimenti “a pezzi e bocconi” assegnando la priorità a un piano per il lavoro - che significa occupazione, prospettive per i giovani, salari - e per le imprese.

A livello europeo, il Consiglio potrebbe imitare quello che precedette nel 2012 il “whatever it takes”, con un indiretto sostegno alla Bce, ora impegnata nella costruzione dello “ scudo” anti-frammentazione, dopo aver commesso un grave errore nella stima dell’inflazione nei due anni passati. Si è trattato di un errore non certo giustificabile dall’imprevedibilità della guerra, come pure autorevolmente è stato detto, dal momento che ben prima si insisteva dall’Istituto nel ritenere transitorio il fenomeno, mentre trascorreva un tempo, per la sua lunghezza, incompatibile con la transitorietà.

La costruzione dello “scudo” si deve caratterizzare per l’innovazione e l’efficacia prevedibile; non può limitarsi al solo impiego dei reinvestimenti di titoli rimborsati; deve evitare la fissazione di livelli degli spread oltre i quali la Bce intervenga, cosa che si tradurrebbe in un regalo per la speculazione. Il raccordo tra politica monetaria e politica economica poggia anche su misure che, nelle reciproche autonomie, possono e debbono essere adottate.

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