Gianni Castellaneta
Gianni Castellaneta

Commercio estero/ Gli aiuti Usa che possono danneggiare le aziende Ue

di Gianni Castellaneta
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Mercoledì 30 Novembre 2022, 00:03

Pochi giorni dopo l’incontro tra Joe Biden e Xi Jinping ai margini del G20 di Bali, che aveva portato ad una tregua armata e a una parziale distensione tra Stati Uniti e Cina, rischia di aprirsi un nuovo fronte di scontro per Washington: non contro un Paese ostile ma, in maniera decisamente più impensabile, nei confronti dell’Unione europea. Si potrebbe infatti aprire con la Commissione a Bruxelles una nuova disputa commerciale legata al (presunto) mancato rispetto da parte degli Usa di regole del gioco comuni in tema di commercio e promozione degli investimenti.


I tempi di Donald Trump, che aveva deliberatamente aperto una guerra commerciale con l’Ue prendendone di mira le importazioni con dazi più elevati, sembravano finiti quando al G20 di Roma dello scorso anno Usa e Ue avevano messo una pietra sopra alle tensioni economiche bilaterali con la revoca da parte americana delle barriere innalzate nei confronti delle merci europee. Sembra dunque paradossale che oggi, nel momento in cui le due sponde dell’Atlantico sembravano essersi definitivamente riavvicinate anche in conseguenza della solidarietà dimostrata all’Ucraina e alla compattezza nell’opporsi all’invasione russa, stia per scoppiare un’altra disputa commerciale. Tutto ha origine dall’Inflation Reduction Act, provvedimento introdotto dall’amministrazione democratica nel corso dell’estate nel tentativo di rilanciare l’economia attraverso un massiccio programma di sussidi all’industria statunitense delle tecnologie green. Circa 370 miliardi di dollari in sussidi alle imprese americane che rischiano però di distorcere la concorrenza, penalizzando l’accesso al mercato Usa alle aziende europee. 


Da qui le proteste dell’Ue (ovviamente sotto pressione da parte degli Stati più forti, in particolare Francia e Germania) che chiedono correttivi e regole del gioco comuni: altrimenti la questione sarà sollevata in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio, con il rischio di dare il via ad una controversia legale che potrebbe durare più di un anno e di deteriorare le relazioni bilaterali. Occorre dunque trovare un accordo in tempi rapidi: e l’occasione si presenterà fra pochi giorni, dato che il 5 dicembre si terrà il terzo incontro del Trade and Technology Council, forum transatlantico di consultazione che è volto proprio ad appianare le differenze per definire un terreno comune volto a rafforzare i rapporti economici e le supply chains anche contro avversari come la Cina. Non sembra essere una situazione ottimale per Biden che, dopo aver dichiarato apertamente guerra a Pechino restringendo l’export di semiconduttori e componenti hi-tech nel tentativo di ritardare lo sviluppo tecnologico della Cina, rischia ora di farsi un altro nemico nell’Europa.


Da entrambe le parti dell’Atlantico occorrono dunque manifestazioni di lucidità e di apertura alla collaborazione. L’Italia, in cerca di investimenti in ambito tecnologico (si parla infatti di ingenti risorse che Intel, colosso dei microchips, potrebbe destinare al nostro Paese), potrebbe farsi interprete - come fino ad ora mostrato dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni - di un atteggiamento europeo improntato al dialogo, più libera dal coordinamento “obbligato” nel quadro dell’asse franco-tedesco e proponendosi come terzo grande partner degli Usa in Ue sostituendosi al ruolo che una volta spettava al Regno Unito. Un primo test, dunque, per il nuovo Governo forte della sua maggioranza parlamentare, per misurare l’efficacia della propria azione nei confronti di due dossier fondamentali per la politica estera italiana: la relazione bilaterale con gli Usa e l’attrazione di investimenti esteri in settori ad alta intensità tecnologica da cui dipenderà il futuro dell’economia globale.
 

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