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Angelo De Mattia

Dialogo necessario/ I piani sul Pnrr che i partiti dovrebbero anticipare

di Angelo De Mattia
4 Minuti di Lettura
Lunedì 8 Agosto 2022, 00:07

Se si guarda un po’ più in là di questi giorni, si può prevedere che il Governo che si costituirà dopo la competizione elettorale dovrà affrontare una prova di fuoco perché, innanzitutto, dovrà vedersela con i tempi ristretti che gli si imporranno, probabilmente potendosi costituire non prima di novembre, e poi per la gravosità dei compiti da affrontare: dalla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza alla Legge di bilancio, agli impegni europei sulle forniture di gas. 
Per non parlare dei problemi connessi con la guerra in Ucraina e, su di un altro versante, della riforma del Patto di stabilità, nonché della disciplina sugli aiuti di Stato. 
Ma cruciale sarà la gestione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (il Pnrr), non solo per quel che significa e ciò che comporta, ma, prima di tutto, per l’immagine cui è legata la credibilità del Paese. Si può dire che esso è diventato uno straordinario “affidavit” per l’Italia ma, al tempo stesso, può trasformarsi nell’opposto, se si dovesse imboccare la strada dei contrasti tra le forze politiche sulla sua gestione e sulle connesse riforme ancora non completate. 
Il prestigio conquistato può essere mantenuto e corroborato, ma può anche capovolgersi. Vi sono due precedenti storici, che riguardano distintamente la maggior parte delle forze politiche oggi in competizione, dai quali stare alla larga: gli inizi del governo Berlusconi del 1994 e la fine del governo Prodi del 2008.
Una ripetizione, “mutatis mutandis”, non gioverebbe affatto. Tornando al Pnrr, nella situazione attuale non solo vi è da completare gli adempimenti amministrativi, ma successivamente bisognerà passare al livello della realizzazione delle opere autorizzate. In proposito, ci si è chiesto se sarà possibile modificare il Piano da parte del nuovo esecutivo. 
In effetti, sarebbe non fondato sostenere che tutto ciò che è stato fatto in proposito raggiunga sempre l’eccellenza e non vi sia nulla da rivedere. Al punto in cui siamo vi è però un’esigenza di stabilità e di affidabilità che potrebbe prevalere privilegiando la logica della continuità per valutare, nella fase della realizzazione, eventuali variazioni.

E’ un segnale che così si darebbe all’Unione Europea e a livello internazionale, nonché ai mercati, opportunamente non confermando quel che per solito accade con il governo successivo che modifica ciò che ha deciso il predecessore. Ma una tale scelta - o, al limite, una diversa opzione che miri a introdurre limitate modifiche prima concordate con la Commissione Ue - richiede una piena convergenza delle forze politiche, di là di quella che sarà la loro collocazione. Potrebbe essere questa la sperimentazione di un patto tra i partiti che da più parti è stato auspicato. 
Ma un raccordo, o una possibile convergenza dovrebbero riguardare anche, e soprattutto, l’attuazione del Piano con le misure previste. Il grande sforzo che è stato compiuto dal punto di vista programmatico, progettuale, amministrativo, coinvolgendo strutture centrali e periferiche, competenze, saperi, specialismi ora deve avere il suo seguito naturale. Sia chiaro: non si tratta di una sorta di parziale consociativismo che si sta auspicando; ne’ la mortificazione della dialettica tra i partiti e tra maggioranza e opposizione. Poiché si tratta di materie adeguatamente definite e si profila la fase della realizzazione degli interventi, un contesto di convergenze nell’interesse del Paese non rappresenterebbe di certo uno sbrigo: tutt’altro. 
La dialettica politica e parlamentare resterebbe pienamente salvaguardata. In più si dimostrerebbe che lo schema di quella innovazione che con il Next Generation Eu è pur sempre una limitata messa in comune del debito a livello europeo, può avere ulteriori sviluppi (di là di ciò che pensano i Paesi cosiddetti frugali i quali sarebbero i primi a sfruttare per i loro “nein” agli eventuali nostri contrasti o ritardi). 
In definitiva, come affrontare i famosi primi 100 giorni da parte del governo che si formerà dopo il voto del 25 settembre, con particolare riferimento ai temi indicati, sarebbe opportuno che ciascuna forza politica in competizione lo esplicitasse chiaramente nel proprio programma elettorale, in ossequio a un’esigenza di trasparenza e “accountability”.

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