Tim, Giorgetti: ci siamo. Vivendi: noi non vendiamo

Il fondo americano Kkr nega rilanci: «Siamo focalizzati sull’offerta esistente»

Tim, Giorgetti: Tim ci siamo. Vivendi: noi non vendiamo
di Rosario Dimito
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Mercoledì 24 Novembre 2021, 00:08 - Ultimo aggiornamento: 00:34

 Riunioni febbrili e informali fra i consiglieri di Tim in vista del cda straordinario di dopodomani pomeriggio su “strategie e organizzazione” che ha sullo sfondo la manifestazione di interesse di Kkr a lanciare un’opa sul 100%, con limite di efficacia del 51%, al prezzo di 0,50 euro per azione. Ieri, però, Bloomberg ha ipotizzato un rilancio a 0,70-0,80 euro per provare a convincere Vivendi a togliere le barricate, dopo la conferma di Parigi: «non vendiamo la quota». Fonti vicine a Kkr hanno smentito voci di un eventuale rilancio: «siamo totalmente e solamente focalizzata sull’offerta che è stata presentata al board di Tim». 

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La conta

Nelle riunioni dei consiglieri dell’ex monopolista susseguitesi fino alla tarda serata di ieri sarebbero state esaminate alcune ipotesi operative, tra cui una più concreta: la possibilità che il consiglio, come evoluzione della decisione del board dell’11 novembre di un suo maggiore coinvolgimento, possa aumentare la presa sulla gestione, fino ad avocare i poteri straordinari di Luigi Gubitosi, quindi le negoziazioni con Kkr, lasciando all’ad le deleghe ordinarie. 
Un quadro complessivamente fluido e in evoluzione anche per le interferenze della politica, dove Matteo Salvini ha ribadito l’opportunità di procedere a una sostituzione del vertice, mentre il ministro Giancarlo Giorgetti ha frenato: «Il governo fa altro, non si esprime sul management» sottolineando che «la rete è un asset strategico». 

Questa incertezza si è riflessa nell’andamento del titolo in borsa, registrando frenetiche oscillazioni: in apertura il titolo è schizzato all’insù del 4,3%, poi con il passare delle ore ha ripiegato, fino a chiudere in rosso a 0,43 euro (- 4,72%) anche se è presumibile che oggi le indiscrezioni di un ipotetico rilancio (seppur smentito in serata), possano nuovamente rimettere in orbita il titolo Tim. Ieri la speculazione deve aver cavalcato le aspettative sulla posizione di Gubitosi, sempre più nel mirino di Vivendi che vorrebbe spingere per una conta sulla fiducia: fonti vicine al primo socio di Parigi alimentano il sospetto che il manager possa aver avuto un ruolo nell’offerta non vincolante del fondo americano con cui ha trattato a lungo nel 2020, per aprirgli le porte di Fibercop, la società della fibra secondaria, di cui ha acquistato il 37,5%. 

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Il nodo advisor

Sul caso Tim ieri è anche intervenuto il presidente Consob Paolo Savona: «noi possiamo intervenire solamente quando riusciamo ad avere informazioni, siamo già intervenuti».
E’ evidente che il clima è destinato a surriscaldarsi nelle prossime ore. Molti consiglieri vorrebbero proseguire, dopodomani, la discussione in corso da prima del blitz di Kkr sull’andamento deludente di Tim, reduce da due profit warning e dal ribasso del rating da parte di S&P. Questa discussione era stata avviato nel board di domenica scorsa chiamato a esaminare la proposta di Kkr, assistito da JpMorgan e Citi ma Gubitosi avrebbe dribblato, puntando a dare seguito alle condizioni poste da Kkr di «svolgere una due diligence confirmatoria di durata stimata in quattro settimane», al «gradimento» del Governo «che ha sulla società la possibilità di esercitare il Golden Power e il supporto del management». Il cda dovrebbe esprimersi se autorizzare la due diligence e scegliere gli advisor. Ma Vivendi intende preliminarmente porre la fiducia al management.
Intanto da fonti vicine a Cvc si apprende che il fondo indicato a studiare il dossier assieme a Advent, resta alla finestra e potrebbe farsi avanti solo dopo un eventuale stop di Kkr.

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