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Pane, pasta, latte e uova senza Iva: le famiglie risparmiano fino a 198 euro

I benefici maggiori per i nuclei più numerosi ma molto dipenderà da cosa metteremo dentro il carrello

Pane, pasta, latte e uova senza Iva: le famiglie risparmiano fino a 198 euro
di Carlo Ottaviano
4 Minuti di Lettura
Lunedì 25 Luglio 2022, 22:09 - Ultimo aggiornamento: 26 Luglio, 12:51

Siamo ormai abituati a sentire ai tg o a leggere sui giornali i numeri da capogiro delle manovre d’emergenza dei governi. Non sempre, però, riusciamo a capire cosa entrerà esattamente nelle nostre tasche. E neanche a immaginare lontanamente lo spazio che servirebbe per stivare – se fossero in contanti – 10 miliardi di euro. A tanto – spicciolo in più, spicciolo in meno – ammonterebbero le risorse che il governo Draghi intende mettere in campo giovedì. Tra i provvedimenti allo studio, c’è il taglio (o la riduzione) dell’Iva per i beni alimentari per aiutare le famiglie fortemente in difficoltà nel fare la spesa e contemporaneamente le aziende del settore.

Il cibo è tra i beni che hanno subito i maggiori incrementi nell’ultimo anno: il 9,8% contro la media totale dell’inflazione che già in maggio (+ 6,9%) aveva registrato il record in Italia dal 1986. Attualmente la percentuale Iva è compresa nella forbice tra il 4 di pane e pasta e il 10 su carne e pesce. Negli uffici del Mef di via XX settembre e a Palazzo Chigi hanno già fatto i conti: azzerare per un anno l’Iva sul pane fresco (oggi al 4%) costerebbe 253 milioni, sul latte 150, per la pasta 76 milioni e 141 per l’olio di oliva. Dimezzare l’aliquota del 10 per cento, costerebbe altri 319 milioni per la carne bovina, 180 per quella di vitello, 318 per quella di pollo, 250 per il pesce, 90 per le uova.

Taglio dell'Iva, il risparmio per gli italiani

Ma quanto sarà il sollievo per i portafogli degli italiani? Un calcolo approssimativo indicherebbe un risparmio a famiglia tra i 15 e i 30 euro mensili, a seconda del numero dei componenti e del tenore di vita. Influirà però meno proprio sulle fasce più povere della popolazioni perché l’Iva sui generi assolutamente essenziali (come pane e pasta) è già bassa. Nel 2021 la famiglia media italiana (calcoli Istat) ha speso mensilmente 469,91 euro per alimenti e bevande analcoliche (altri 43,71 euro per vino e tabacco che però hanno una aliquota Iva del 22% e non rientrano nella ipotesi di provvedimento). L’Ufficio studi di Confagricoltura ha ipotizzato gli eventuali risparmi sul carrello della spesa con un taglio dell’Iva dal 4% allo 0% e dal 10% al 5%. «Ovviamente – precisano all’Ufficio studi della Confederazione - si tratta di stime sulla base di dati, inflazione, ipotesi».

Le differenze

Se, come probabile in una ipotesi perfino ottimistica, la spesa delle famiglie nel 2022 aumenterà mediamente dell’8%, mensilmente si spenderanno 38 euro in più (456 euro l’anno). Azzerando le voci Iva al 4% e dimezzando quelle al 10% si dovrebbe ottenere una riduzione degli aumenti di 16,5 euro (198 euro in 12 mesi), quindi l’aumento passerebbe a 258 euro. A occhio e croce, quindi, il taglio dell’imposta si tradurrebbe in un “guadagno” medio per le famiglie di 198 euro. Non sarà così per tutte. Maggiore, ovviamente, sarà il beneficio per le famiglie di almeno 5 componenti per le quali (fonte Istat) nel 2021 la spesa media alimentare è stata di 744,30 euro, mentre per i nuclei di soli due componenti è stata di 471,08 euro.

Differenze anche secondo le aree geografiche. I record in alto e in basso per la spesa sono in Campania (dove però si spende meno per gli altri prodotti del paniere Istat) e Sardegna: rispettivamente 534,09 e 382,57. Il risparmio dipenderà molto dai generi acquistati. La carne, per esempio, è più frequente nella dieta di chi sta meglio economicamente. Confagricoltura ha calcolato che di fatto quasi un terzo del risparmio mensile (5 euro, sempre sul previsto aumento dei prezzi dell’8%) avverrà proprio grazie al dimezzamento dell’Iva su filetto, controfiletto e fettine. Tre euro di risparmio per ognuna delle voci più popolari (pane, cereali, latte, uova, verdure fresche, acqua minerale, zucchero) e formaggi (anche se alcune specialità sono ben costose). Variazioni minime intorno a un euro per gli altri prodotti del paniere. Invariati, nelle stime di Confagricoltura, restano caffè, tè e cacao. Così dimensionato, l’aiuto alle famiglie - comunque utile - sarà poca cosa rispetto agli aumenti dell’ultimo anno che hanno toccato (fonte Codacons) il 22,6% in più per un chilo di pasta, e l’11,4% per il pane.

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