Dipendenti comunali, stipendio maxi in arrivo: entro Natale gli arretrati fino a 2.250 euro

L’aumento medio mensile riconosciuto ai 430 mila lavoratori sarà di 100 euro lordi

Dipendenti comunali, maxi stipendio in arrivo: entro Natale gli arretrati fino a 2.250 euro
di Andrea Bassi
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Martedì 15 Novembre 2022, 22:14 - Ultimo aggiornamento: 16 Novembre, 12:31

Dopo infermieri e professori, anche per i dipendenti di Comuni e Regioni a Natale arriverà un assegno extra. L’importo oscillerà tra poco più di 1.300 euro fino a 2.250 euro a seconda dell’inquadramento. Le somme sono frutto degli arretrati contrattuali degli ultimi tre anni. Questa mattina in Aran, l’Agenzia per la contrattazione del pubblico impiego, sarà firmato definitivamente il rinnovo degli accordi per 430 mila dipendenti degli enti locali. E con questa firma, la stagione contrattuale che copre il periodo 2019-2021 può dirsi chiusa. Per i dipendenti di Comuni e Regioni l’aumento medio lordo mensile sarà di 100,27 euro. Considerando anche le risorse aggiuntive dello 0,55% e 0,22% per il nuovo ordinamento professionale e per il salario accessorio, l’incremento medio mensile sale a 118 euro.
Il pagamento degli arretrati è dovuto al fatto che l’accordo arriva con oltre tre anni di ritardo rispetto al periodo di vigenza del contratto. Quello sottoscritto oggi, infatti, sarà un contratto già “scaduto”, visto che copre il triennio che va dal 2019 al 2021.

Gli arretrati spetteranno «pro quota» anche a chi è andato in pensione in questi tre anni. A pagarli però, non sarà il vecchio datore di lavoro ma l’Inps. Ma se la stagione contrattuale del triennio 2019-2021 si è appena chiusa, la domanda che si pongono i 3 milioni e passa di dipendenti pubblici, è quando potrà partire il negoziato del triennio 2022-2024. Qualche giorno fa nella sua audizione in Parlamento, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ha auspicato che le trattative possano iniziare il prima possibile. Prima di convocare il tavolo negoziale, però, è necessario che vengano stanziate le risorse per garantire gli aumenti stipendiali ai dipendenti pubblici. Dal ministero per la Pubblica amministrazione fanno sapere che «sono in corso interlocuzioni» con il Tesoro «per individuare nella legge di Bilancio le risorse necessarie». 

La tornata di rinnovi che sta per concludersi con la firma del contratto degli enti locali e con l’accordo sulla scuola, è costata allo Stato circa 7,4 miliardi di euro, 3,7 miliardi dei quali a carico del Tesoro, mentre il resto a carico di Regioni e Comuni. I 7,4 miliardi sono stati sufficienti a garantire aumenti di poco superiori al 4 per cento, ma a fronte di una inflazione che nel triennio di riferimento è stata pressoché inesistente. Nel 2022 invece, si è assistito ad una corsa dei prezzi che non si vedeva da decenni. 

I CONTEGGI

L’inflazione acquisita, secondo gli ultimi dati dell’Istat, è già dell’8 per cento per l’anno in corso. È anche vero che le attuali regole prevedono il recupero del caro vita al netto dei costi energetici, quelli che più hanno spinto i prezzi verso l’alto. Ma anche al netto di questa componente, l’andamento certificato dall’Istat fino a ottobre è del 5,8 per cento. Riconoscere aumenti di questo livello comporterebbe una spesa per lo Stato superiore ai 10 miliardi.
Intanto ieri, intervenendo all’assemblea nazionale della Cida, il ministro della Funzione pubblica Paolo Zangrillo ha sottolineato che lavorerà «per combattere quella reiterata narrazione di una Pa seduta su se stessa, incapace di far crescere e attrarre talenti. Non sono preoccupato», ha detto Zangrillo, «dai miserabili episodi dei furbetti del cartellino, che vanno combattuti e sanzionati, piuttosto mi procura ansia la prospettiva dell’assenteismo intellettuale, con le persone presenti negli uffici, ma prive di un’adeguata motivazione».

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