Stellantis, Uliano (Fim-Cisl): «Tavares vuol ridurre i costi delle fabbriche torinesi? Allora assegni nuovi modelli all'Italia»

Ferdinando Uliano, a sinisistra, davanti a un cancello di una fabbrica Stellantis
di Diodato Pirone
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Lunedì 1 Marzo 2021, 16:54 - Ultimo aggiornamento: 2 Marzo, 11:08

Ferdinando Uliano è il responsabile per Stellantis della Fim-Cisl. Con lui, a una settimana dalla visita dell'amministratore delegato CarloTavares negli stabilimenti torinesi di Stellantis, facciamo il punto sul confronto in atto nel nuovo gigante dell'auto nato dalla fusione fra FCA e PSA.

Tavares a Torino ha detto che i costi degli stabilimenti torinesi sono più alti delle altre fabbriche d'auto in Europa e che quelli di Grugliasco sono molto più alti di quelli di Mirafiori. Bella gatta da pelare, no?

"Per la verità il ceo di Stellantis ha detto che i salari italiani sono più bassi ma alcuni costi delle fabbriche sono più alti"

E come se ne esce?

"Il modo più diretto di far diminuire i costi è di aumentare i volumi. Tavares assegni nuovi modelli alle fabbriche italiane, come del resto il piano di investimenti da 5 miliardi di FCA prevede, e non se ne pentirà. E' ovvio che se uno stabilimento lavora al 15/20% delle sua capacità, come purtroppo sta accadendo a Cassino, i costi fissi esplodono".

Questi discorsi fanno capire che Tavares chiederà qualcosa ai lavoratori o romperà qualche rendita di posizione...

"Tavares ha trovato in Italia stabilimenti con ottime dotazioni tecnologiche e molto efficienti sul fronte dei processi di lavoro. Le rendite di posizioni sono già sparite nell’era di Marchionne. Comunque la Fim-Cisl è pronta a fare la sua parte sempre, purché si parli di crescita, futuro ed occupazione.”

E se Tavares chiedesse ai lavoratori, chessò, un aumento dei ritmi o qualcosa del genere come è successo per gli stabilimenti Opel in Spagna?

"A febbraio FCA ha pagato il premio efficienza differenziato per ogni stabilimento italiano. L'anno scorso l'efficienza è cresciuta nonostante il Covid. I lavoratori e il sindacato la loro parte la stanno facendo. Il miglioramento continuo non ci spaventa è alla base già del sistema di efficienza WCM presente in FCA. Con quel sistema e con gli investimenti abbiamo azzerato il debito di FCA. Comunque teniamo gli occhi ben aperti".

A Mirafiori e Grugliasco il piano FCA prevede l'assegnazione di nuovi modelli Maserati nei prossimi due anni. Basteranno a far tornare competitive le due fabbriche?

"Tavares sta lavorando al nuovo piano industriale. Ci auguriamo che saturi gli stabilimenti. Marchionne prevedeva di produrre 75.000 Maserati all'anno, ora con l'aggiunta della forza e della rete commerciale ex-Psa e con nuovi modelli si potrebbe puntare più in alto".

A Torino gira la voce che per ridurre i costi basterebbe spostare a Mirafiori le linee e i macchinari di Grugliasco.

"Se dovessi commentare tutte le voci...Ricordo che la fabbrica di Pomigliano, pur assemblando un'auto a basso margine come la Panda, è altamente produttiva. Se può accadere con un prodotto "difficile" come la Panda mi aspetto che con le Maserati ci sia un margine di manovra maggiore".

Il nuovo Ceo ha incontrato i delegati di tutte le fabbriche italiane che ha visitato. Non i sindacalisti. Le piace?

"Tavares ha incontrato le federazioni nazionali  subito dopo la sua nomina e fa bene a dedicare tempo al confronto con i nostri rappresentanti dei lavoratori".

La scorsa settimana avete avuto un primo confronto con alcuni sindacati francesi. Temono la fusione?

"Abbiamo incontrato i rappresentanti della Cfdt e di Force Ouvriere.  Ci hanno detto molte cose, la ex Psa ha investito molto fuori dalla Francia e negli ultimi anni, sostengono, ha ridotto del 5% all'anno i suoi dipendenti francesi ricorrendo a incentivazioni o prepensionamenti".

Non crede che prima o poi scoppierà una guerra dei poveri per la chiusura di stabilimenti fra Italia e Francia?

"Ma ora entrambe le strutture industriali sono più forti rispetto a prima. La fusione serve per affrontare con più armi la competizione nel settore. Noi pensiamo che la sfida debba essere fatta su mettere in sicurezza stabilimenti e occupazione, come abbiamo fatto con Chrysler. Le sinergie e le razionalizzazioni devono servire per aumentare gli investimenti. Come ha sostenuto Tavares, quando ci ha incontrato, è una unità d’azione contro i nemici esterni, che non sono i lavoratori e le organizzazioni sindacali che li rappresentano. La prova del nove l’avremo con il prossimo piano industriale di Stellantis".

Sono a rischio gli interessi italiani?

"Non più di prima rispetto alla fusione. Francamente non credo che se lo Stato italiano entrasse in Stellantis i lavoratori e gli impianti italiani sarebbero più tutelati. Si difende il settore automotive se si rende conveniente fare industria nel nostro paese. Il punto è come lo Stato nei prossimi anni accompagnerà lo sviluppo dell'auto italiana e della componentistica, che è molto forte ma dispersa in oltre 2.000 aziende. Sarebbe essenziale che il governo operasse sapendo quali provvedimenti possono essere utili per sostenere le nostre fabbriche e i lavoratori nella loro evoluzione. Mi chiedo per esempio cosa si potrebbe fare per aiutare le aziende che già producono per l'ibrido o l'elettrico a formare figure professionali adeguate".

Come sindacati tratterete con Tavares a livello europeo o, perché no, mondiale?

"I Comitati aziendali europei (Cae) per le multinazionali sono supportati da una legge e dunque lo costituiremo nei prossimi mesi. A livello mondiale ne esiste uno per la ex-PSA che però era concentrato sull'Europa. Apriremo un confronto con l'azienda".

Nel Cda Stellantis due posti sono riservati ai rappresentanti dei lavoratori. La sfida della partecipazione esce dalle nebbie e diventa realtà. Siete pronti?

"Noi eravamo già pronti, FCA meno visto la scelta di indicare unilateralmente un rappresentante dei dipendenti. E' una pagina nuova che scriveremo assieme ai lavoratori non solo italiani, non appena definiremo i criteri di scelta per il prossimo Cda".

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