Smart working, proroga per i lavoratori statali fragili (e per chi ha figli under 14): intesa nella maggioranza

Da FdI alla Lega, la maggioranza preme per estendere la norma vicina alla scadenza

Smart working, proroga per i lavoratori statali fragili (e per chi ha figli under 14): intesa nella maggioranza
di Francesco Bisozzi
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Lunedì 5 Dicembre 2022, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 15:04

Scade alla fine di dicembre la possibilità per i lavoratori fragili statali di ricorrere allo smart working semplificato, dunque in via più o meno automatica. Stesso discorso per i dipendenti con figli under 14. Il governo però starebbe pensando a una nuova proroga. Dal ministero del Lavoro fanno sapere di essere favorevoli. Così il sottosegretario Claudio Durigon al Messaggero: «Il ministero si sta muovendo, è una delle richieste che abbiamo avanzato». La Funzione Pubblica chiarisce che si tratta di una decisione da prendere di concerto con gli altri ministeri, tra cui quello della Salute, ma com’è noto la posizione del ministro Paolo Zangrillo sul lavoro agile è più morbida rispetto a quella del suo predecessore e il suo obiettivo è quello di valorizzare questo strumento proprio come avviene nel privato. E anche Fratelli d’Italia è d’accordo a concedere un’ulteriore proroga. Lo conferma anche Galeazzo Bignami, vice ministro al Mit. 

I contagi Covid continuano a correre e una decisione definitiva sulla proroga del lavoro agile agevolato per i fragili verrà presa nei prossimi giorni. Era stato il ministro del Lavoro Andrea Orlando ad allungare fino al 31 dicembre le tutele per i “fragili” pubblici e privati con il decreto Aiuti bis. 

L’ACCORDO
Decreto che tuttavia non ha rinnovato l’equiparazione dello stato di malattia al ricovero ospedaliero, che aveva accompagnato lo smart working per tutta la pandemia. Ma chi sono i lavoratori fragili? I chemioterapici, per esempio, gli immunodepressi, i portatori di disabilità, gli ammalati di patologie degenerative individuate dal ministero della Salute. Lo smart working semplificato è previsto, come detto, anche per i genitori con figli under 14, nel privato come nel pubblico, a patto chiaramente che svolgano mansioni compatibili con il lavoro da remoto. Da gennaio, inoltre, le aziende non potranno più ricorrere allo smart working con decisioni unilaterali. Nel pubblico, al contrario, è già necessario sottoscrivere un accordo individuale con il dirigente per fornire la prestazione lavorativa da casa. 

L’OBIETTIVO
L’obiettivo del governo sarebbe adesso quello di riportare il lavoro agile alla normalità, fissando per tutti le stesse regole. Secondo il Politecnico di Milano e il suo Osservatorio sullo smart working, nel 2022 sono state 3,6 milioni le persone che hanno lavorato da remoto, sarebbe a dire mezzo milione in meno rispetto al 2021. Prima della pandemia, invece, lo smart working consisteva in un fenomeno quasi di nicchia, con 600.000 lavoratori coinvolti, di cui 40mila circa nelle pubbliche amministrazioni.

In questa fase, complice il caro energia, molte imprese stanno cambiando l’organizzazione del lavoro per dare più spazio al lavoro a distanza e sfruttarlo come un’arma contro le bollette. Il ministro della Funzione pubblica, Paolo Zangrillo, punta nella stessa direzione. «Bisogna organizzare il lavoro agile in modo da garantire la produttività, passando da una logica di controllo alla misura del risultato e alla verifica delle performance», ha ribadito in più di un’occasione da quando è arrivato a Palazzo Vidoni.

L’OSSERVATORIO
Con la pandemia il numero di italiani che hanno lavorato in smart working è passato da 600mila a cinque milioni di persone. Lo smart working, sottolinea l’osservatorio del Polimi, è ormai presente nel 91 per cento delle grandi imprese italiane (era l’81 per cento nel 2021), mediamente con nove giorni e mezzo di lavoro da remoto al mese. Invece rallenta la diffusione del fenomeno nella Pubblica amministrazione: ora coinvolge il 57 per cento degli enti (contro il 65 per cento di un anno fa), con in media otto giorni di lavoro da remoto al mese. Pesano le disposizioni del precedente governo per riportare il più possibile in presenza la prestazione di lavoro. Oggi infatti nella Pa vige l’obbligo della prevalenza del lavoro in ufficio: le giornate lavorate da casa devono perciò essere inferiori al 50 per cento del totale delle giornate lavorate. Un altro limite che potrebbe presto venire meno. 
 

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