REDDITO DI CITTADINANZA

Rapporto Cnos-Fap: «Dalle Regioni destinati 2,4 miliardi per la formazione professionale»

Mercoledì 11 Dicembre 2019 di Federica Simone
Sono 2,4 miliardi di euro le risorse destinate nel 2018 dalle Regioni per la formazione professionale e le politiche attive per il lavoro. Se si confrontano, però, i vari modelli regionali si assiste a uno scenario frammentario e disomogeneo. È questa la fotografia che emerge in estrema sintesi dai due studi presentati dal Cnos-Fap (Centro Nazionale Opere Salesiane – Formazione Aggiornamento Professionale) l’11 dicembre a Roma, alla Camera dei Deputati. Quello italiano si tratta di un sistema di politiche attive del lavoro ancora giovane, che fatica a rispondere alle problematiche poste dalla transizione scuola-lavoro, alla transizione dalla disoccupazione al lavoro, al processo di ristrutturazione della forza lavoro.

Nella prima parte della pubblicazione «Politiche attive della formazione professionale e del lavoro» il  focus è sulle risorse complessive impiegate nel 2018, ovvero 2,4 miliardi di euro, di cui quasi 1,3 miliardi per le politiche formative e 1,1 miliardi per le politiche attive del lavoro (Pal). 

Il 65% delle risorse per la formazione sostiene l’attività ordinamentale ovvero Ie Fp, Ifts (Istruzione e Formazione Tecnica Superiore) e l’alta specializzazione tecnica offerta dalle Fondazioni Its, mentre la formazione continua, permanente o gli interventi a supporto si dividono il restante 35%. Rimane l’effetto positivo apportato dal consolidarsi del sistema duale (un percorso di studio svolto in parte nell’Ente di formazione, in parte in azienda), sebbene con differenti velocità nelle diverse realtà regionali, confermando anche in questo ambito il divario Nord-Sud.

Cresce anche la consapevolezza che la filiera professionalizzante, seppure ancora una scelta di nicchia, comporti un’occupabilità ormai di quasi il 70%, come ha riportato anche il rapporto Inapp (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche) presentato dieci giorni fa. Più giovane e frammentato il sistema di politiche attive del lavoro Pal, che fatica a darsi una logica di sistema universale e sempre aperto per rispondere alle esigenze di tutti i cittadini nella ricerca del lavoro. Gli investimenti per le Pal restano per lo più legati ad interventi per micro target, spesso di durata limitata nel tempo e soprattutto diversi da regione a regione.

I bandi si dividono tra quelli «a progetto» (il 40%) e quelli «a servizio» (il 60%) che non prevedono quindi, un progetto per uno specifico destinatario, ma tendono a organizzare un servizio a cui si può accedere su base di standard individuati dall’amministrazione regionale. Altri aspetti da considerare, strettamente connessi all’attualità, sono l’impatto che il reddito di cittadinanza ha avuto sulle politiche attive del lavoro: anche se lo strumento è una politica di contrasto alla povertà, è ancorato alla ricerca attiva del lavoro da parte del beneficiario. Lo studio, inoltre, lo studio evidenzia che anche il ruolo dei navigator ha e avrà un impatto importante sulle Pal a livello regionale. 

La seconda pubblicazione presentata, «L’Istruzione e la Formazione Professionale tra regionalismo e unitarietà» (edizioni Rubbettino), è stata realizzata da Giulio M. Salerno, professore dell’Università di Macerata, e riflette sul rapporto tra le norme generali stabilite a livello nazionale in materia di IeFP (cioè Istruzione e Formazione Professionale che consiste nei percorsi triennali di qualifica e nei percorsi quadriennali di diploma) e la disciplina adottata dalle regioni, che sono le istituzioni direttamente responsabili. L’obiettivo è quello di valutare la coerenza dei modelli attuati in ciascuna regione rispetto ai «principi-guida» posti dallo Stato. 

Dall'indagine è emersa la necessità che gli Enti territoriali facciano degli interventi correttivi e integrativi della loro legislazione, in modo da assicurare piena attuazione ai «principi-guida» della IeFP sull'intero territorio nazionale, così consentendo la presenza delle condizioni giuridiche ed istituzionali necessarie per garantire l’effettiva unitarietà del sistema nazionale della IeFP e, quindi, il pari rispetto del diritto di Istruzione e Formazione per tutti i giovani italiani. 

«Per anni abbiamo avuto la sensazione di immobilità in materia di Formazione Professionale. Negli ultimi tempi, complice la grave crisi, qualcosa ha iniziato a muoversi; cito l’avvio del sistema duale, la nascita delle Fondazioni Its che completano il percorso, il recente rinnovo del repertorio delle qualifiche e dei diplomi, quindi siamo moderatamente ottimisti. Il mondo delle imprese ci sostiene: questa filiera è più connessa al mondo del lavoro, è più flessibile, perché i percorsi formativi sono più brevi e prevedono diverse finestre di uscita. Bisogna mirare a una stabilizzazione del sistema di IeFP, rendendolo la riposta sempre più concreta alle richieste del mercato del lavoro. Questo chiediamo, numeri alla mano alle Istituzioni», ha commentato il direttore generale Cnos-Fap Enrico Peretti.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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