Radio Radicale, Agcom al governo: «La convenzione va prorogata»

Martedì 23 Aprile 2019
Manifestazione in difesa di Radio Radicale
L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni chiede la proroga della convenzione di Radio Radicale. La convenzione con il ministero dello Sviluppo scadrà il prossimo 20 maggio. Se i fondi verranno tagliati i 53 dipendenti e tutti i collaboratori dell'emittente fondata nel 1976 da Marco Pannella perderanno il posto di lavoro mentre l'Italia - ha sottolineato il comitato di redazione di Radio Radicale - vedrà spegnersi la voce libera di «un'emittente da 43 anni nel mondo dell'editoria, una realtà privata ma che ha prodotto un modello di servizio pubblico con un enorme archivio di documenti unici».

«In relazione all’annuncio della decisione di non rinnovare la convenzione a Radio Radicale, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni - si legge in un comunicato - ha inviato al Governo una segnalazione urgente intesa a formulare alcune osservazioni e proposte di intervento in materia di affidamento di una rete radiofonica dedicata ai lavori parlamentari, nonché all’identificazione di un servizio media radiofonico e multimediale destinato all’informazione istituzionale con finalità di interesse generale. L’Autorità - conclude la nota - ha auspicato, nelle more di una complessiva e non più rinviabile riforma della materia, che al fine di assicurare la continuità di un servizio di interesse generale, il Governo possa prorogare l’attuale convenzione, quanto meno fino al completamento della definizione dei criteri e delle procedure di assegnazione».

Nel giorno di Pasqua a Roma in piazza della Madonna di Loreto c'è stata una manifestazione contro il rischio concreto di chiusura della radio dovuto al taglio dei fondi pubblici. I giornalisti dell'emittente hanno ribadito che «la questione è politica: abbiamo chiesto un incontro con Di Maio ma non ci è stato neppure risposto. Nessun colloquio nemmeno con il sottosegretario Crimi. Ma senza una proroga, la radio chiude». «Tra la Lega e i 5 Stelle ci sono parlamentari che ritengono legittima la nostra battaglia, anche la presidente del Senato Casellati ci appoggia: speriamo che il consenso si allarghi e il Governo ci ripensi», ha auspicato il direttore Alessio Falconio, invitando «tutti coloro che difendono la radio a venire in piazza domenica».

Che si tratti di una questione politica e ideologica sono convinti anche i vertici della Federazione nazionale della stampa (Fnsi), che sperano in un decisivo e prossimo intervento nelle sedi parlamentari. «Dalle emozioni si passi alle mozioni: le dichiarazioni dei parlamentari sono commoventi ma poi si va in aula e si vota, non ci sono alibi. Attendiamo un emendamento nelle prossime ore», ha detto Beppe Giulietti, presidente della Fnsi, ribadendo di aspettare anche l'intervento di «Agcom che continua a non parlare, e che dovrebbe tutelare il pluralismo».

Chiara anche la posizione del presidente dell Fnsi sulla trattativa che la Rai starebbe portando avanti su un'eventuale acquisizione di Radio Radicale: «La Fnsi non si fa trascinare da nessuno. Non ci sarà nessuna iniziativa se non sarà Radio Radicale a dire che cosa serve e con quali modalità. Perché in una vicenda così delicata, ho sentito parlare della Rai, qualunque iniziativa non concordata con i titolari può dar vita al disastro», ha affermato, «qualcuno può essere interessato ad avere due frequenze appetibili o magari ad avere l'archivio. Ma non è interessato al funzionamento della radio in quanto tale. Questo non è un prodotto che si può vendere al pezzo al supermercato, è un ragionamento complessivo. Noi ci muoveremo solo su vostra indicazione: questa è la nostra garanzia».

«La Federazione nazionale della Stampa auspica che gli appelli di queste ore diventino presto atti parlamentari e che si crei un fronte trasversale per avere un emendamento che permetta a Radio Radicale di continuare», ha detto il segretario generale del sindacato dei giornalisti, Raffaele Lorusso, ritenendo grave il fatto che l'appello rivolto dal cdr dell'emittente al ministro del lavoro Di Maio sia «caduto nel vuoto: prendo atto che evidentemente a lui non interessa la crisi dell'editoria e dell'informazione».

  Ultimo aggiornamento: 13 Giugno, 11:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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