Quota 100, ipotesi quota 102 e 104 dopo la scadenza: ma l'uscita è per pochi

Quota 102 e 104, l'allarme della Cgil: «Così in pensione solo in 10mila». Lo scontro sulle cifre
di R.Ec.
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Sabato 23 Ottobre 2021, 17:03 - Ultimo aggiornamento: 22:11

Quota 100, cosa succederà alla fine dell'anno dopo la scadenza della misura che consente di andare in pensione con 62 anni di età e 38 di contributi? Il governo sta ancora studiando una via d'uscita, per evitare il cosiddetto scalone che di colpo allungherebbe di 5 anni l'età minima per andare in pensione (con le regole normali servono 67 anni). Certamente, ha assicurato il premier Mario Draghi, Quota 100 non verrà prorogata. Una ipotesi è quella di consentire l'uscita con quota 102 (64 anni di età e 38 di contributi) nel 2022 e con quota 104 (66 e 38) nel 2023. Una soluzione che non piace alla Lega e nemmeno ai sindacati.

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«Quota 102 e 104, tra il 2022 e il 2023, coinvolgerebbe solo 10 mila persone circa». A lanciare l'allarme contro l'ipotesi studiata dal ministro dell'Economia Daniele Franco è la Cgil. Il sindacato, assieme all'Osservatorio Previdenza della Fondazione Di Vittorio, ha infatti calcolato questa platea di persone per l'uscita anticipata dal lavoro, contro le previsioni dell'esecutivo e di alcuni alcoli preliminari da altre fonti sindacali, che parlavano di circa 50mila nuovi possibili pensionati solo il prossimo anno (e meno della metà nel 2023).

La stima è stata ricavata proiettando nel prossimo biennio i dati relativi a chi ha usufruito finora di Quota 100 e assumendo i nuovi vincoli anagrafici previsti dalla nuova norma. Secondo gli ultimi dati disponibili (al 31 agosto), infatti, per il meccanismo approvato dall'allora governo gialloverde l'Inps ha accolto 341.128 domande su 433.202 presentate, di cui solo il 65% con 62 e 63 anni e contro il milione di richieste che ci si aspettava. Ma allora le probabili prossime uscite con 64 anni e 38 di contributi e poi 66 e sempre 38 di contributi coinvolgeranno davvero così poche persone?

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«Dai nostri studi - spiega Ezio Cigna, responsabile Previdenza pubblica della Cgil nazionale - sarebbero 8.524 le persone coinvolte nel 2022 e 1.924 nel 2023, visto che molti dei soggetti che potrebbero perfezionare Quota 102 nel 2022 e Quota 104 nel 2023 hanno già il maturato il requisito di Quota 100 al 31 dicembre 2021». In particolare, spiega il dirigente sindacale: «Nel 2022 potrebbero accedere a Quota 102 solo le persone con almeno 64 di età, ossia chi è nato dal 1956 al 1958 e con 38 anni di contributi, non un contributo in più altrimenti avrebbero maturato Quota 100, non un contributo in meno altrimenti non raggiungerebbero il requisito contributivo, essendo Quota 102 una misura della durata di un solo anno». «Nel 2023 - prosegue Cigna - potrebbero utilizzare Quota 104 esclusivamente le persone che avranno 66 anni di età, cioè nate nel solo 1957 e con 38 anni di contributi, e che non avevano maturato tale requisito nel 2021 così da poter usufruire di Quota 100».

Per Ghiselli, quindi: «La proposta di Quota 102 e 104, se venisse confermata dal governo, costituirebbe una misura inutile, che non darebbe alcuna risposta. Il punto principale non è come rendere più graduale l'uscita da Quota 100, ma come riformare complessivamente il sistema. È necessario che l'esecutivo ci convochi si dichiari disponibile ad aumentare sensibilmente le risorse previste nella prossima legge di Bilancio per la previdenza, attualmente pari alla "cifra simbolica" di 602 milioni, e avanzi proposte che tengano conto dei contenuti della nostra Piattaforma unitaria. Noi proponiamo: una flessibilità in uscita per tutti dopo 62 anni di età o 41 anni di contributi; interventi che tengano conto della specifica condizione delle donne, dei lavoratori disoccupati, discontinui e precoci, dei lavoratori gravosi o usuranti; l'introduzione di una pensione contributiva di garanzia per i più giovani».

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Quota 102 e Quota 104, lo scontro sui numeri

Contrario a Quota 102 e 104 è anche Matteo Salvini. «Intervenire a gamba tesa sulle pensioni - ha detto oggi da Palermo- non mi sembra il modo migliore per fare rialzare il Paese anche perché ricordo che quota 100 ha dato lavoro a centinaia di migliaia di giovani». Dati smentiti dall'Osservatorio Conti pubblici italiani dell'Università Cattolica del sacrocuore, che ha più volte calcolato un tasso di sostituzione tra pensionati con Quota 100 e giovani occupati inferiore al 50% e una ricaduta sull'occupazione di qualche decimo di punto percentuale.

Quota 100 dal 2019 ad oggi è costatata 11,6 miliardi di euro, ma i costi da qui al 2030 si sarebbero ridotti in percentuale, arrivando nel 2030 a una spesa complessiva di 18,8 miliardi. Per Mario Draghi, tuttavia, è una spesa troppo onerosa e come ha detto a margine dell'ultimo Consiglio Ue il suo obiettivo è «tornare in maniera graduale alla normalità». Cioè alla legge Fornero, che prevede la pensione, tranne per i lavoratori gravosi coperti dall'Ape sociale (in via di rinnovo e ampliamento), dopo i 67 anni.

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