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Confindustria: un rimbalzo vero del Pil arriverà solo la prossima estate

Sabato 20 Febbraio 2021
Confindustria: un rimbalzo vero del Pil arriverà solo la prossima estate

Cresce sui mercati finanziari la fiducia nell'Italia, ma la seconda ondata della pandemia, le misure restrittive ed il ritmo dei vaccini segnano l'economia anche nei primi mesi di quest'anno, tanto che un «vero rimbalzo» del Pil è atteso solo nel terzo trimestre. Il Centro studi di Confindustria fotografa lo scenario attuale del Paese, in cui i consumi pure restano in attesa, «pronti a scattare». E confronta Germania e Italia: stessa pandemia, ma con un «ampio divario» nell'andamento del Pil. Il -8,9% italiano nel 2020 contro il -5,3% tedesco.

Anche se «migliora» lo scenario per il Pil nel 2021, con le restrizioni anti-Covid ancora in campo «nel primo trimestre un recupero dell'attività è ormai compromesso», affermano l'associazione degli industriali, e ci sono «rischi al ribasso» legati al ritmo di aumento dei vaccini che «deve essere più rapido». Dunque «cresce la probabilità di un segno positivo del Pil già nel secondo trimestre ma si conferma che un vero rimbalzo si potrà avere solo nel terzo trimestre», dicono gli economisti di viale dell'Astronomia. Oggi, comunque, «sui mercati finanziari c'è più fiducia nell'Italia» e, inoltre, «un allentamento delle restrizioni potrebbe rilanciare fortemente i consumi», anche se al momento non sembra in vista.

Dall'analisi emerge poi che i servizi vanno peggio dell'industria, gli investimenti privati faticano a ripartire, l'export è in altalena. Positivo è il calo dello spread sotto quota 100 punti che, «se permanente, taglia il costo del debito per il Paese». E di questo clima di maggior fiducia «anche la Borsa italiana ne ha beneficiato, recuperando rapidamente dopo il ribasso di gennaio (+6,1% da inizio febbraio), pur rimanendo sotto i valori pre-Covid (-9,8%)». Questo, per gli economisti dell'associazione degli industriali, «potrebbe spingere la fiducia di famiglie e imprese italiane (rimasta debole a gennaio)» e «migliora lo scenario per il Pil nel 2021».

Sotto osservazione rimangono i «consumi fermi, pronti a scattare»: per il centro studi degli industriali, l'incertezza legata alla pandemia e «i limiti a spostamenti e acquisti spingono una parte delle famiglie a risparmiare. Nel 2020 i depositi hanno registrato un aumento extra di 26 miliardi rispetto al trend (pari al 2,7% dei consumi privati)», mentre «la domanda interna resta debole a gennaio».

Il Centro studi di Confindustria si sofferma anche su come e perché sia maturato il divario del Pil ai tempi del Covid tra Germania e Italia. Gli economisti mettono a fuoco l'andamento della crisi e «cinque fattori» che hanno inciso, dalle misure «meno stringenti per le attività industriali» in Germania durante la prima ondata della pandemia, alla quota di turismo ed all'andamento delle costruzioni, dalla diversa tipologia di imprese, alle misure di policy messe in campo. E, tra queste, rileva la scelta della Germania di tagliare nella seconda metà del 2020 le aliquote Iva (da 19% a 16% l'ordinaria, da 7% a 5% la ridotta), con un costo per lo Stato pari allo 0,4% del Pil. «Con questa misura (temporanea)», commenta il Csc, la Germania «ha mirato a rafforzare i consumi e la ripartenza: ciò spiega un'altra fetta del divario di Pil».

 

 

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