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Pensioni, Tfr, assegni di mantenimento: ecco chi si salva dalla iper-svalutazione

Per i vitalizi più modesti la rivalutazione sarà piena, cifre calanti per i redditi più alti

Pensioni, Tfr, assegni di mantenimento: ecco chi si salva dalla iper-svalutazione
di Michele Di Branco
4 Minuti di Lettura
Sabato 2 Luglio 2022, 09:38 - Ultimo aggiornamento: 3 Luglio, 14:02

L'inflazione morde ma non tutti hanno a portata di mano una museruola per evitare di farsi azzannare dal caro vita. Pensionati, beneficiari di un assegno di mantenimento in caso di divorzio e locatori di un affitto possono cercare di non farsi seminare dalla folle corsa dei prezzi. Ma dipendenti pubblici e privati (a meno che non ci siano accordi specifici sul contratto) e autonomi resteranno al palo con i loro salari. Tanto che, come ha spiegato l'Istat alcuni giorni fa, con le retribuzioni contrattuali in crescita solo dello 0,8% e un tasso di inflazione del 5,2%, quest' annoci sarà una perdita di potere d'acquisto di quasi cinque punti.

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LO SCUDO

Non per tutti però, come detto, andrà così male. La legge, ad esempio, prevede la rivalutazione dell'assegno di mantenimento, in caso di separazione o divorzio, allo scopo di tutelare chi lo riceve, adeguando l'importo dovuto al coniuge economicamente più debole o ai figli all'andamento del costo medio della vita. La rivalutazione deve essere effettuata ogni anno secondo gli indici Istat e deve essere applicato sempre e comunque, indipendentemente dal fatto che sia stato pattuito o meno dai coniugi in sede di accordo o dal giudice con la sentenza di separazione o di divorzio. Per la rivalutazione si utilizza l'indice dei prezzi al consumo delle famiglie di operai e impiegati assumendo come riferimento l'indice pubblicato dall'Istat rispetto al mese del primo pagamento dell'anno precedente dell'assegno di mantenimento deciso dal tribunale. In caso di mancato adeguamento, la norma prevede anche la possibilità di chiedere gli arretrati per gli ultimi 5 anni.
Anche i pensionati avranno uno scudo protettivo. Da quest' anno è stato infatti reintrodotto il meccanismo di indicizzazione che rivaluta gli importi pensionistici per quote e scaglioni. Così i pensionati che ricevono un assegno mensile fino a 4 volte l'assegno sociale (circa 2 mila euro) avranno una rivalutazione piena dell'importo rispetto all'inflazione, i pensionati che ricevono tra 4 e 5 volte l'assegno avranno il 90% di aumento rispetto all'inflazione; i pensionati che ricevono più di 5 volte l'assegno sociale avranno il 75% di aumento rispetto all'inflazione.

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L'Istat ha stabilito che, per quest' anno, l'indice di inflazione su cui si baseranno gli adeguamenti riferiti però al 2021, sarà dell'1,9 per cento. Ma nel 2023 gli assegni recupereranno la crescita dei prezzi registrata nel 2022 e la rivalutazione, in base alle stime attuali, potrà arrivare intorno al 7%. Anche i proprietari di un immobile potranno agganciare l'assegno di affitto all'andamento dell'inflazione, mentre, in tema di liquidazioni, le norme prevedono che il Tfr, con esclusione della quota maturata nell'anno, venga incrementato ogni anno con l'applicazione di un tasso fisso dell'1,5% e del 75% dell'aumento dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati (3/4 del tasso di inflazione), accertato dall'Istat, rispetto al mese di dicembre dell'anno precedente. In caso diapplicazione del tasso di rivalutazione per frazioni di anno, l'incremento dell'indice Istat è quello risultante nel mese di cessazione del rapporto di lavoro rispetto a quello di dicembre dell'anno precedente. Esempio: se l'inflazione è al 2%: il 75% è pari all'1,5%, al quale va aggiunto il tasso fisso. Quindi il Tfr deve essere rivalutato del 3%, pari a 1,5% più 1,5%.

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