CORONAVIRUS

Mes, Ue: nessun controllo, «conti Italia sostenibili». Recovery Fund, Conte sente von der Leyen

Giovedì 7 Maggio 2020
Mes, Ue: nessun controllo, «conti Italia sostenibili». Recovery Fund, Conte sente von der Leyen

Mes, semaforo verde dalla Ue: nessun controllo né aggiustamento sui conti. E questo perché «il debito pubblico dell'Italia è sostenibile». L'Eurogruppo si riunirà domani alle 15, ancora una volta in videoconferenza, nel formato ristretto, cioè limitato ai ministri dei Paesi dell'area euro, per finalizzare il lavoro sulle linee di credito del Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes) destinate ad aiutare i Paesi dell'Eurozona ad affrontare la pandemia di Covid19.

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Il premier Conte sente Ursula von der Leyen su proposta Recovery Fund. Il premier Giuseppe Conte e la presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen hanno avuto oggi una conversazione telefonica incentrata sulla preparazione del Recovery Fund e sul percorso negoziale relativo al prossimo Quadro Finanziario Pluriennale. Lo rende noto Palazzo Chigi.

Le cose, ha riferito un alto funzionario Ue, «stanno andando bene: ci sono ancora dei problemi ma c'è parecchia buona volontà». La fonte è «piuttosto ottimista» sul fatto che l'Eurogruppo «sarà in grado di appoggiare» tutti i documenti relativi, dopodiché gli organi di governo del Mes si riuniranno la prossima settimana per finalizzare il lavoro sulle linee di credito. Intanto oggi la Commissione ha dichiarato tutti i Paesi dell'area euro idonei ad accedere alle linee. E il debito dell'Italia per Bruxelles è «sostenibile», malgrado i «rischi», perché comunque, dopo il picco del 2020, al 159% del Pil, imboccherà una traiettoria «discendente», che lo porterà in zona 140% nel 2030.

All'ordine del giorno dei ministri delle Finanze ci saranno altri punti più di routine, come la missione in Portogallo nell'ambito del programma post sorveglianza e il documento programmatico di bilancio dell'Austria. È prevista anche un'informativa dei ministri dei Paesi del G7 agli altri ministri sulla call del 14 aprile tra i ministri delle Finanze e i governatori delle banche centrali. I ministri terranno poi una discussione sulla situazione economica nell'area euro, sulla base delle Previsioni economiche di primavera.

Malgrado l'elevata incertezza che le caratterizza, le Previsioni economiche sono «importanti» perché saranno la base di molte discussioni, inclusa quella sul Recovery Fund e il suo legame con l'Mff. Il fondo per la ripresa «non è» un punto all'ordine del giorno dell'Eurogruppo, «ma non sarei sorpreso se qualche ministro decidesse di sollevarlo nel contesto della discussione sulle Previsioni». Una discussione dedicata al Recovery Fund «avrà luogo più tardi nel corso di questo mese», una volta che la Commissione Europea avrà presentato la sua proposta. Occorrerà vedere quale sarà la proposta della Commissione sul prossimo Mff 2021-27: se sarà 'tradizionalè, allora il ruolo dell'Eurogruppo sarà «zero» e passerà direttamente al Gac e alle altre formazioni del Consiglio competenti. Ma se invece avrà caratteristiche nuove, che richiedano un accordo intergovernativo o garanzie bilaterali, allora probabilmente dovrà passare dall'Eurogruppo. L'ultimo punto all'ordine del giorno sarà il Pandemic Crisis Support del Mes, costituito da linee di credito che saranno basate sulle Eccl (Enhanced Conditions Credit Lines), linee che in teoria potrebbero dare accesso alle Omt (Outright Monetary Transactions) della Bce, il cosiddetto 'bazookà creato da Mario Draghi e mai usato finora.

L'Eurogruppo ha concordato che le linee, fino ad un ammontare pari al 2% del Pil del Paese richiedente, saranno a disposizione di tutti gli Stati membri, a condizioni standardizzate, cioè a patto che un Paese utilizzi queste linee di credito «per sostenere il finanziamento interno di spese sanitarie dirette e indirette a causa della crisi della Covid-19». La scelta se accedervi o meno spetterà ai singoli Stati. Per il commissario Paolo Gentiloni, saranno più attraenti per i Paesi che pagano sui mercati interessi più elevati. Le linee dovrebbero essere operative il primo giugno, insieme agli altri due elementi del pacchetto, il piano Sure da 100 mld in sostegno dell'occupazione e il piano della Bei per finanziare le imprese, da 200 mld. Uno dei nodi da risolvere sarà la durata della disponibilità delle linee di credito: trattandosi di uno strumento che mira ad affrontare la pandemia, una volta che questa sarà finita l'accesso alle linee dovrà essere chiuso. E tra gli Stati «c'è un pò dibattito» sulle modalità di porre termine all'accesso, mentre la durata dei prestiti e le condizioni «non dovrebbero creare particolari problemi: siamo sulla buona strada per risolverli».

Finora, nessun Paese ha indicato di essere «ansioso» di fare uso delle linee. In ogni caso il timore, diffuso in Italia tra forze politiche di maggioranza e di opposizione, che l'utilizzo delle linee di credito del Meccanismo Europeo di Stabilità possa essere una sorta di «cavallo di Troika», possa portare cioè all'applicazione alla chetichella di una ferrea condizionalità macroeconomica in un secondo momento, «non è affatto giustificato». Il timore della possibile applicazione di una rigida condizionalità ex post è giustificato dalla cosiddetta 'sorveglianza aumentatà (enhanced surveillance), prevista dall'articolo 7 del regolamento 472 del 2013, uno dei due regolamenti del Two Pack, che prevede la possibilità di modificare, in un secondo momento, il Memorandum of Understanding (MoU) che un Paese deve sottoscrivere per accedere alle linee di credito del Mes, che saranno modellate sulle Eccl (Enhanced Conditions Credit Lines). Si tratta di un tema, ha riconosciuto il funzionario, sul quale l'Italia è «ipersensibile», cosa che per uno straniero «non è sempre facile da capire». In pratica, l'articolo del regolamento del Two Pack prevede che, se le cose vanno male, allora la Commissione può richiedere allo Stato membro di chiedere un programma macroeconomico di aggiustamento.

Per l'alto funzionario, si tratta di un articolo «tautologico», poiché la Commissione Europea può suggerire ad uno Stato «in qualsiasi momento» di chiedere un programma macroeconomico di aggiustamento. E questo a prescindere dalle condizioni delle linee di credito del Mes. Si tratta di un comma che dovrebbe essere inteso come «un memo» all'interno del regolamento. Le missioni di 'sorveglianza aumentatà nell'ambito delle linee di credito anti pandemia «si concentrerebbero sulle condizioni contenute nel MoU», che prevedranno l'uso delle risorse per spese sanitarie, dirette e indirette, connesse alla pandemia. Di fatto, il MoU sarà basato sulle spese sanitarie attese che verranno elencate dal Paese richiedente nel Template Response Plan, un documento che domani l'Eurogruppo dovrebbe approvare. La Commissione, spiega, ha indicato che sarà «impossibile», su una base così ristretta, poter usare il MoU, per chiedere un programma macroeconomico al Paese richiedente. La sorveglianza aumentata sarà «molto, molto leggera» e «probabilmente farà parte del normale processo del semestre europeo e si concentrerà sull'uso dei soldi per spese sanitarie». Pertanto, la preoccupazione «è ingiustificata», secondo il civil servant.

Riguardo alle condizioni poste dall'Olanda, in particolare la definizione delle spese sanitarie «indirette», per alcuni Paesi «è importante che ci sia un reale legame con la sanità», ma «non credo che sia un grande problema per un Paese trovare spese per il 2% del Pil» da effettuare in campo sanitario, in piena pandemia di Covid-19. Per quanto riguarda il programma Sure, l'alto funzionario ha confermato che al primo giugno potrebbero non esserci tutte le garanzie (25 mld di euro) necessarie a sostenere l'emissione delle obbligazioni, tramite le quali la Commissione raccoglierà fondi da girare agli Stati sottoforma di prestiti back-to-back, per 100 mld di euro. «L'impegno politico per realizzare Sure c'è al 100%», assicura la fonte, ma sono necessari passaggi parlamentari. E, anche se «ogni Paese sta facendo del suo meglio per fare il più velocemente possibile», a causa della pandemia non tutti i Parlamenti funzionano a pieno regime. Pertanto, «è probabile che le garanzie non ci siano tutte entro il primo giugno, non per cattiva volontà ma a causa di ostacoli effettivi».

 

 
 
 

Ultimo aggiornamento: 8 Maggio, 01:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA