GOVERNO

Concessioni, c'è la stretta: ok a tutte le grandi opere

Martedì 10 Settembre 2019

Un sostanziale via libera a tutte le opere bloccate dalla gestione 5 Stelle, dalla Gronda di Genova al Terzo Valico, dalla Tav al Passante di Bologna. E l'impegno, solenne, a rivedere tutte le concessioni autostradali, negoziando a fondo con Autostrade per l'Italia e gli altri operatori. Giuseppe Conte, nel suo discorso programmatico, non si è discostato di molto dall'accordo siglato tra i due alleati in vista della formazione del governo. Di più. Si è guardato bene, nonostante il pressing grillino, dal nominare, la parola revoca, evocata più volte dall'ex vice premier Luigi Di Maio. Sa bene il presidente del Consiglio che uno strappo, traumatico come la revoca, avrebbe ripercussioni imprevedibili anche sulla partita Alitalia oltre che essere difficilmente percorribile dal punto di vista giuridico. Il premier infatti conosce bene la relazione della commissione Mit voluta da Toninelli, che indica la necessità di trovare un accordo negoziale con ASPI. Ma se Conte esclude la revoca, assicurando però che si andrà fino in fondo sull'accertamento delle responsabilità dopo il crollo del Ponte Morandi, questa volta è il capogruppo Pd Graziano Delrio a lasciare aperto un piccolo spiraglio: «Alcune concessioni, in particolare quelle collegate alla tragedia del ponte Morandi, vanno viste con gruppi di esperti che potranno arrivare anche alla revoca».

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IL PERCORSO
Al Nazareno, soprattutto per coprirsi dai grillini, spiegano che non verranno fatti sconti ai privati. Ma spetterà al premier, aggiungono, decidere. E Conte non ha mai parlato di revoca. Il timore di un simile scenario ha comunque indebolito il titolo Atlantia, che in Borsa ha chiuso a -1,99%, anche se gli analisti confidano nella revisione. Di certo invece ci sarà la stretta sulle concessioni con «una progressiva ma inesorabile revisione di tutto il sistema», ha spiegato il premier. Resta valida quindi la linea della neo-ministra dei Trasporti Paola De Micheli: «Nel programma di governo c'è scritta una parola precisa e molto diversa - ha detto - ed è revisione».
I PALETTI
Anche perché, ha sottolineato sempre Delrio, c'è comunque la necessità di evitare contenziosi. E mettere in discussione in maniera unilaterale la concessione, cercando la rottura, costerebbe fino a 25 miliardi tra penali e maggiori costi per lo Stato. Del resto il titolo Atlantia dopo le parole di Conte), che nei giorni scorsi con l'affievolirsi del rischio revoca dopo l'accordo Pd-M5s e le parole della ministra De Micheli è arrivato a salire dell'11,3% in cinque sedute, consentendo alla holding dei Benetton di recuperare in Borsa 2,3 miliardi di capitalizzazione. Ma come sarà la stretta sulle concessioni? Si parte dal sistema messo a punto dall'Art, l'Autorità del settore, che si basa sul metodo del price-cap, con la determinazione dell'indicatore di produttività a cadenza quinquennale per garantire trasparenza ed equità dei pedaggi. E questo secondo parametri oggettivi di performance, basati sul confronto competitivo con le migliori pratiche del settore. L'Autorità interviene anche sull'altra componente regolata dei pedaggi, i costi per gli investimenti da realizzare, riconoscendo in questo caso una remunerazione sul capitale investito pari al 7,09%. Ma il negoziato sarà tutto in salita: Aiscat ha già sollevato gli scudi, denunciando la retroattività della riforma e i tagli alla manutenzione e alla forza lavoro a cui porterebbero i nuovi parametri. Conte, infine, ha annunciato una legge per fermare il rilascio di nuove licenze di trivellazione per estrazione di idrocarburi.
Umberto Mancini
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