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Stop auto a benzina e diesel, Giorgetti: «Grave errore puntare solo sull'elettrico. Colpita la nostra industria»

Il ministro: «Il voto sul Green deal è pura scelta ideologica che l’Italia pagherà caro»

Stop auto a benzina e diesel, Giorgetti: «Grave errore puntare solo sull'elettrico. Colpita la nostra industria»
di Umberto Mancini
5 Minuti di Lettura
Venerdì 10 Giugno 2022, 00:01 - Ultimo aggiornamento: 14:40

«Il voto europeo sull’auto elettrica? Una grande delusione, una scelta ideologica. Perché il destino dell’auto non è solo elettrico, a meno che non si voglia fare un regalo alla Cina che su questo fronte è davanti a tutti». Le parole del ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti, dopo lo stop del Parlamento europeo alle auto a benzina e metano entro il 2035, sono chiare. Del resto da mesi il ministro è preoccupato, ben consapevole che sono a rischio non solo migliaia di posti di lavoro, ma anche una filiera industriale che è la spina dorsale del Paese e, fatto ancora più rilevante, una sovranità tecnologica decisiva nella sfida internazionale. 

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Il ministro però in fondo se l’aspettava. «Il voto è una delusione - dice al Messaggero - e non lo nascondo anche se l’esito era abbastanza scontato. E’ stata una decisione ideologica e ho sperato fino all’ultimo che prevalesse, in certi deputati di area di centrosinistra, la preoccupazione per le ricadute negative sull’occupazione. Così non è stato, purtroppo, l’inversione di tendenza che avevo auspicato non c’è stata. E’ mancata la consapevolezza del momento che stiamo vivendo. Di fronte alla sacrosanta e legittima ricerca di un mondo ambientalmente compatibile non sono state prese in considerazione le richieste per percorsi più lenti che ci consentissero di affrontare meglio questo delicato passaggio verso il green che la guerra in Ucraina sta inasprendo ancora di più». 

Come uscirne? «La mia posizione storica - sottolinea ancora il ministro della Lega - è per la neutralità tecnologica. Credo che la giusta visione della decarbonizzazione vada calata nella nostra realtà. La transizione ambientale deve tener conto anche delle ricadute sociali ed economiche su tutte le filiere altrimenti il futuro è l’eutanasia della nostra industria. Non si può restare sordi di fronte alle voci di imprenditori e lavoratori e alle loro legittime preoccupazioni. Non facciamole diventare grida di disperazione. L’impostazione europea vuole imporre ritmi e ideologie che impattano negativamente su alcuni paesi come l’Italia, la Germania e la Francia. Dobbiamo pensare - aggiunge il ministro - a strumenti che possano fare da contraccolpo a questo ennesimo shock che penalizza la nostra industria ed economia».

Giorgetti ovviamente non si arrende e rilancia. «Abbiamo strumenti validi per dare una risposta alle conseguenze negative sulla nostra industria dell’automotive. Ci sono le misure del Pnrr, lo sviluppo del mondo delle batterie, l’industria 4.0. Voglio anche sottolineare che come Mise abbiamo sottoposto da tempo le nostre proposte per la riconrversione industriale dell’automotive agli altri ministri. Mi riferisco al pacchetto di misure che completano quelle già varate per gli incentivi per l’acquisto di nuove auto non inquinanti. Abbiamo individuato due strumenti: contratti di sviluppo in una percentuale maggiore e accordi di innovazione per gli incentivi volti al sostegno agli investimenti per insediamento, riconversione, riqualificazione verso forme produttive innovative e sostenibili delle imprese del settore automotive. Detto questo voglio anche sottolineare che gli incentivi non bastano».

Servono, aggiunge, anche «il coraggio, la determinazione l’intraprendenza degli imprenditori. Spero che a breve potremo parlare anche di progetti italiani importanti pronti a essere realizzati». 
Insomma, non c’è nessuna intenzione di mollare la presa. «Incontro con continuità - conclude il ministro - tutti gli esponenti del settore automotive e ne ascolto le esigenze e le problematiche. Non mi stancherò mai di dirlo: il futuro non è solo elettrico. L’ho detto più volte, io scommetto sull’idrogeno e magari con il tempo verranno sviluppate anche altre tecnologie. Bisogna fare attenzione a puntare tutto sull’elettrico: è una visione ideologica, miope che ignora la realtà industriale dell’Italia. Se accadesse davvero questo vorrebbe dire consegnare a alcuni paesi asiatici anche il settore dell’automotive, perdendo autonomia produttiva e vedremmo quello che stiamo purtroppo vivendo con il gas avendo scelto, tempo fa come Italia, di affidarci agli approvvigionamenti dalla Russia secondo una logica finanziaria e non politicamente strategica, al servizio del Paese. Ecco dovremmo tutti fermarci e riflettere su questo».

LE CRITICITÀ
L’Europa sembra andare in direzione opposta, anche se poi spetterà ai singoli Stati articolare e modulare le scelte, magari cambiando direzione di marcia. E anche se in molti a Bruxelles fingono di dimenticare che l’80 per cento di tutto quello che sta dietro a un auto elettrica è cinese, dalle materie prime per realizzare le batterie alla alle tecnologie, fino ai componenti industriali.
 

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