CORONAVIRUS

Coronavirus, le Borse crollano. Petrolio giù del 25%

Lunedì 9 Marzo 2020

Coronavirus, crollano le Borse e affondano le quotazioni del petrolio. I future del greggio Wti, dopo essere arrivati a perdere anche più del 30%, ai minimi dal 1991, dopo il nulla di fatto dell'Opec sul taglio alla produzione, chiudono in calo del 25% a 31,13 dollari al barile.

L'emergenza Coronavirus contagia Piazza Affari che, più pesante tra le principali Borse europee, archivia una delle sedute peggiori di sempre: l'indice Ftse Mib ha chiuso in calo dell'11,17% a 18.475 punti. Tra i titoli maggiori, le vendite hanno colpito chiaramente i petroliferi, in scia al crollo del prezzo del greggio. Saipem e Tenaris hanno lasciato sul terreno entrambe il 21%, Eni un pesantissimo 20%. In controtendenza il gruppo della raffinazione Saras, che ha segnato un aumento finale del 2,4%. Con il ritorno di fortissime tensioni sui titoli di Stato
italiani, molto male anche le banche: Mediobanca e Banco Bpm hanno ceduto il 14%, Unicredit con Atlantia e la Juventus oltre il 13%. Fca (-10%) si è mossa in linea con il listino, mentre hanno provato a tenere i farmaceutici Recordati (-4,5%) e Diasorin (-3%). Anche Pirelli ha perso solo il 4,3% dopo aver comunicato di non avere al momento impatti sulle attività produttive.

Cocktail micidiale per le Borse di tutto il mondo dunque. Da una parte l'emergenza Coronavirus che non
risparmia più nessun Paese con un boom di contagi in Europa e, dall'altra, la caduta del petrolio dopo il mancato accordo all'Opec+ con l'Arabia Saudita che, sfidando la Russia, ha deciso di aumentare la produzione e di tagliare i prezzi. In difficoltà interi stati come la Nigeria, il Venezuela e l'Iraq, le cui finanze pubbliche sono fortemente dipendenti dai proventi delle vendite petrolifere. Il greggio accusa il peggior crollo dalla guerra del Golfo del 1991. I rendimenti dei titoli di Stato americani crollano con la fuga ai beni rifugio con le quotazioni dell'oro che salgono a 1.700 dollari l'oncia, ai massimi dal 2012.

Con lo yen che si è rafforzato toccando il massimo dal 2016 è crollata Tokyo (-5,07%). Il Giappone peraltro ha rivisto al ribasso il pil del quarto trimestre mentre il governo e la banca centrale (Boj) sono pronti ad intervenire per garantire la stabilità del sistema finanziario. Tra i listini asiatici non è andata meglio a Seul (-4,19%) con la Corea del Sud che ha passato all'Italia il triste primato del contagiati dall'epidemia alle spalle della Cina. Tonfo anche per Hong Kong (4,23%), Shanghai (-3,01%) e Shenzhen (-3,79%). Panico che non ha risparmiato le Borse europee con flessioni medie in avvio intorno all'8 (a metà giornata (Francoforte -6,4%, Parigi -6,6%, Londra -6%). La peggiore Milano con il Ftse Mib (che è arrivato a cedere quasi l'11%) sui minimi da 14 mesi, impallata dalle vendite in avvio con il listino in asta e crolli teorici adoppia cifra. Sul listino che a metà giornata cede il 9,5% a 18.800 punti. Si tratta del peggior ribasso dal tonfo del 12,48% segnato dal listino milanese il 24 giugno 2016 all'esito del referendum sulla Brexit. Non si salva nessuno con Eni che perde il 16,96%, Saipem il 19,6 e Tenaris (-16,5%) col crollo del greggio ch perde oltre il 20%, seguiti dai finanziari mentre lo spread Btp Bund è volato a 210 punti. Unicredit e Azimut cedono oltre il 13%, Banco e Poste il 12%, Atlantia l'11%.

Le Borse cinesi, oltre ai timori sulla diffusione del virus a livello globale, accusano un tonfo anche per il tracollo del petrolio dopo il mancato accordo all'Opec e la guerra dei prezzi avviata dall'Arabia Saudita che, sfidando la Russia, ha deciso di aumentare la produzione e di tagliare i prezzi: l'indice Composite di Shanghai cede il 3,01%, a 2.943,29 punti, mentre quello di Shenzhen perde il 3,79%, a quota 1.842,66. 

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Ultimo aggiornamento: 19:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA