Bankitalia e governo divisi sul contante. «Superbonus, no a proroghe»

Via Nazionale: rischio evasione senza i pagamenti elettronici. Fazzolari: «Visione delle banche». Palazzo Chigi: autonomia garantita

Bankitalia e governo divisi sul contante. «Superbonus, no a proroghe»
di Luca Cifoni
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Martedì 6 Dicembre 2022, 00:04 - Ultimo aggiornamento: 08:56

Multe per il rifiuto dei Pos e tetto all’uso del contante sono i temi caldi delle audizioni sulla legge di Bilancio. Le istituzioni intervenute ieri hanno in realtà dato un giudizio articolato sulla manovra, della quale ad esempio la Banca d’Italia ha riconosciuto l’impostazione «prudente», mentre l’Ufficio parlamentare di Bilancio apprezza l’impegno a ridurre il debito pubblico, pur sottolineando i rischi per lo scenario di crescita ed anche l’incertezza di alcune coperture. Ma le osservazioni critiche si sono concentrate proprio sulle due misure in tema di pagamenti: quella che porta da 1.000 a 5.000 euro il limite sopra il quale non si possono eseguire singole transazioni in contanti e quella che esclude le multe agli esercenti per importi che non superano i 60 euro, in caso di mancata accettazione delle carte. Per Via Nazionale, come anche per l’Upb, il rischio di favorire un aumento dell’evasione è concreto. Si tratta di valutazioni che si basano su specifiche ricerche empiriche (in alcuni casi della stessa banca centrale) e in generale sulla letteratura economica. Ma che non sono piaciute agli esponenti di governo. Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tullio Fazzolari ha risposto in modo piuttosto duro, sostenendo che Bankitalia esprime «la visione delle banche private», a suo avviso contrapposta a quella della Bce. Mentre il ministro degli Esteri Tajani ha derubricato il giudizio problematico a «ipotesi di un dirigente della Banca d’Italia, un’opinione come tutte le altre».

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I SEGNALI
Insomma alta tensione, alimentata anche dai commenti dell’opposizione, che sostanzialmente ha accusato il governo di aver minato l’autonomia della banca centrale. Così dopo qualche ora sono arrivati segnali più concilianti da fonti dell’esecutivo, secondo le quali il sottosegretario «non ha mai messo in discussione l’autonomia di Bankitalia, anzi ribadisce il pieno apprezzamento per l’operato di via Nazionale».

Ma cosa avevano detto nel merito le due istituzioni? La Banca d’Italia era rappresentata da Fabrizio Balassone, capo del Servizio Struttura economica. Il quale sul punto ha osservato che le scelte dell’esecutivo «contrariamente a quanto complessivamente accaduto negli ultimi anni, vanno nella direzione di agevolare l’utilizzo del contante». E ha poi ricordato che secondo vari studi «soglie più alte favoriscono l’economia sommersa» e che - sempre in base ad evidenze - «l’uso dei pagamenti elettronici, permettendo il tracciamento delle transazioni, ridurrebbe l’evasione fiscale». Balassone non ha tralasciato di menzionare un altro aspetto, ben noto del resto all’esecutivo: l’inserimento di sanzioni esplicite per gli esercenti che non accettano carte di pagamento faceva parte dei traguardi concordati con l’Unione europea nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza e relativi al primo semestre 2022. In tema di flat tax, le osservazioni del dirigente di Via Nazionale sottolineano invece la possibile disparità di trattamento tra diverse categorie di lavoratori.
Anche per l’Ufficio parlamentare di bilancio «la letteratura economica è pressoché concorde nel sostenere che l’aumento dei pagamenti in contanti possa comportare un incremento dell’evasione».

LA SCADENZA
Lo stesso Fazzolari è intervenuto su un altro dossier al centro dell’attenzione in questi giorni, quello del superbonus. Il sottosegretario sembra escludere una proroga della scadenza fissata al 25 novembre, entro la quale era possibile presentare la comunicazione al Comune e fruire della detrazione piena del 110%, invece che della misura ridotta del 90%. «Non è quello il problema - ha detto Fazzolari - il problema sono i crediti di imposta, stiamo tentando di trovare su questo una soluzione». L’ipotesi di uno slittamento dei termini al 31 dicembre gode di un ampio sostegno all’interno della maggioranza, con Forza Italia in testa: il pressing dei partiti sembrava aver fatto breccia anche al ministero dell’Economia, dove nei giorni scorsi sono state fatte valutazioni sui costi dell’intervento. Resta aperto invece il tema dei crediti che molte imprese hanno maturato ma non riescono più a sfruttare per mancata capienza del sistema finanziario.
 

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