Bce, Lagarde: politica monetaria resta espansiva. Mes va rafforzato

Lunedì 2 Dicembre 2019
Ribadisce la determinazione a perseguire il mandato della Banca centrale europea ma rilancia sulla necessità di incorporare la lotta al cambiamento climatico in tutti gli aspetti di policy. Nella sua prima audizione al Parlamento europeo da presidente in carica, Christine Lagarde si mantiene cauta sul futuro della Bce ma lascia intendere che qualcosa cambierà, già a partire dalla necessità di essere più comprensibili ai cittadini e avvicinarsi ai loro bisogni.

«La Bce rimane risoluta nel perseguire il proprio mandato» e la posizione di politica monetaria accomodante, un pilastro della domanda interna durante la ripresa, «rimane al suo posto», ha detto la neopresidente agli eurodeputati della commissione Econ. Lagarde ha poi illustrato la situazione poco favorevole dell'economia dell'Eurozona: «La crescita rimane debole, con il Pil in crescita solo dello 0,2% su base trimestrale nel terzo trimestre 2019». Una debolezza «dovuta principalmente a fattori globali». In particolare «le prospettive dell'economia mondiale rimangono fiacche e incerte. Questo riduce la domanda di beni prodotti nell'Eurozona e influisce anche sul clima delle imprese e gli investimenti».

La presidente non è tuttavia preoccupata: «L'economia potrebbe essere migliore ma abbiamo i mezzi per rispondere e siamo determinati a usarli», ha assicurato. Però, come il suo predecessore, chiama in causa anche gli attori della partita, ovvero i governanti. «Il nostro mandato è la stabilità dei prezzi e faremo quello che serve, ma anche gli altri attori hanno un ruolo da giocare e spero lo giochino». Perché «la politica monetaria è meglio trasmessa quando gli altri fanno la loro parte». Ora, «alcuni Paesi con spazio di bilancio stanno considerando di usarlo» per investimenti, come la Germania, «ed è una cosa che accolgo con favore». Anche perché è ancora forte la necessità di aumentare gli investimenti, come quelli in innovazione, «per aumentare la produttività». Sempre sul fronte degli investimenti, da più eurodeputati arrivano anche le domande su come aiutare quelli verdi, tema all'ordine del giorno in tutte le rinnovate istituzioni europee.

Lagarde non si lascia trascinare nel dibattito dello scorporo dal calcolo del deficit, che lascia ad altre istituzioni. Però riconosce la necessità di modificare le regole del Patto di stabilità, anche per facilitare questo aspetto. «Il six e two pack sono in discussione, bisognerebbe trovare una soluzione a questo. Penso che ci serva certezza, chiarezza, ormai è visione comune nella comunità di economisti ed esperti che le regole sono complesse e tutto quello che può semplificarle è utile», ha spiegato. Sulla sfida climatica la numero uno della Bce ribadisce quanto già detto nelle scorse settimane, fin dal suo insediamento. Sebbene secondaria rispetto alla protezione della stabilità dei prezzi, è una questione che dovrà essere inclusa nei modelli macroeconomici della Bce e presa in considerazione nella valutazione dei rischi e nella supervisione delle banche europee, ha detto. E a chi le chiedeva se Francoforte smetterà di acquistare titoli di aziende non sostenibili attraverso il programma di acquisto, ha ricordato che la Bce è il principale acquirente dei bond della Bei, che si è impegnata a diventare la banca del clima, abbandonando gli investimenti nei combustibili fossili.

Infine, la presidente ha toccato anche il tema all'ordine del giorno in Italia, cioè la riforma del Mes: «Voglio essere molto chiara sul Mes: i cambiamenti sono pensati per rafforzare il sistema di gestione delle crisi», e «deve essere rafforzato e ristrutturato per gestire la vulnerabilità e i rischi finanziari». 

  Ultimo aggiornamento: 21:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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