Vezzali, Iapichino e le altre: evoluzione sport, tra quote rosa e professionismo

Vezzali, Iapichino e le altre: evoluzione sport, tra quote rosa e professionismo
di Alessandra Spinelli
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Un salto in alto, ma anche in lungo e persino triplo. Una stoccata vincente al limite della pedana, una bracciata d’oro al millesimo di secondo, uno stacco e slancio di quasi 200 chili. Qualcosa di clamoroso sta accadendo nello sport italiano: mai come ora le donne sono protagoniste. E non solo nell’attività, ché basterebbero i nomi di Goggia e Pellegrini, ma soprattutto nel governo delle discipline olimpiche. Al Coni, la riforma voluta dal presidente Giovanni Malagò ha dato i suoi frutti. L’articolo 5.1.5 dei Principi Fondamentali, ha sancito con l’approvazione del 4 settembre 2018 che «gli statuti di Federazioni e associate devono garantire la presenza di componenti di genere diverso nei Consigli federali in misura non inferiore a un terzo del totale dei componenti dei Consigli stessi». Come dire: spazio alle quote rosa. E ora ecco la nuova realtà del Coni, dopo le elezioni del 15 marzo. Rispetto al precedente quadriennio olimpico, nei consigli delle federazioni la presenza femminile è più che raddoppiata: dalle 57 consigliere si è passati a 137 e ben 13 sono le donne vicepresidenti.

LE CARICHE

Non solo, Antonella Granata è la prima donna a diventare presidente di una federazione, quella dello Squash, anche se in realtà già c’era stata Antonella Dellari nel 2012 eletta alla guida della Fise, elezione poi annullata dall’Alta Corte di giustizia nel 2013. E poi il pacchetto di mischia delle vicepresidenti, con il sindaco di Torino Chiara Appendino alla Federtennis, Teresa Frassinetti alla Federnuoto, Norma Gimondi ovviamente al Ciclismo, Grazia Maria Vanni alla Federatletica e Maria Rosa Flaiban alla Pesistica, solo per citare qualche nome. Un cambio culturale notevole. Ne è riprova anche la candidatura di Antonella Bellutti, due volte campionessa olimpica di ciclismo sostenuta da Assist, l’Associazione nazionale atlete, che a maggio sfiderà Malagò alla presidenza del Coni. Tutto questo mentre la campionessa di scherma, Valentina Vezzali, tenace e volitiva e soprattutto avvezza tanto alle paludi della politica quanto alle pedane olimpiche, è stata nominata sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega allo sport del governo Draghi. Quali effetti produrrà questa “valanga rosa” è difficile da dire. Di certo si dovrà occupare da subito del tema dei temi, la maternità delle atlete, balzata alle cronache con tre storie diverse ma che pongono lo stesso problema: superare il gender gap. A fronte della giocatrice Lina Hurtig che annuncia tutta contenta che la moglie Lisa è incinta sui canali ufficiali della Juventus Woman, ci sono Lara Lugli, licenziata dal Pordenone volley e Alice Pignagnoli, portiere del Cesena calcio che invece le ha rinnovato il contratto. Come dire: i diritti vengono garantiti ma solo dove si può. Ed è questo il vulnus più grande: il professionismo delle atlete, varato a gennaio dello scorso anno con un emendamento al Bilancio che prevedeva l’esonero contributivo al 100% alle società per tre anni, rimane per molti un’enunciazione di principio. Il problema: i soldi.

GAZZETTA UFFICIALE

E qui c’è un’importante novità: è stato da poco pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (n. 67 del 18 marzo) il decreto legislativo che istituisce il «Fondo per il professionismo negli sport femminili» che ha una dotazione complessiva di 10,7 milioni (2,9 milioni per il 2020, 3,9 milioni sia per il 2021 sia per il 2022). In pratica è il via libera al professionismo negli sport femminili che potrà essere deliberato dalle Federazioni sportive nazionali entro l’1 giugno, per poi diventare definitivo entro il 31 dicembre 2022. E con i fondi arrivano tutele anche previdenziali per tutti i lavoratori nel mondo dello sport, per le Associazioni e società sportive dilettantistiche. Il mondo dello sport però non sembra esultare: la sua realtà è troppo sfaccettata, grandissimi club e mille e mille piccole società sparse su tutto il territorio nazionale per ogni genere di disciplina. «Il fondo - si obietta - è troppo esiguo per coprire davvero tutte le strutture; per il professionismo e per tutto quello che comporta non si deve parlare di milioni ma di miliardi». Vero, ma un passo è stato compiuto. Ora la palla passa proprio a quelle federazioni del Coni che, grazie alla volontà del presidente Malagò, hanno al vertice tante donne. Spetterà a loro capire come procedere verso la vera parità di genere, anche nello sport. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mercoledì 24 Marzo 2021, 10:59 - Ultimo aggiornamento: 12 Maggio, 15:02
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