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Sanità, poche manager al vertice: «L'Italia deve recuperare il gap»

Sanità, poche manager al vertice: «L'Italia deve recuperare il gap»
di Franca Giansoldati
3 Minuti di Lettura
Sabato 18 Giugno 2022, 11:58

«La situazione italiana è drammatica». Non ci gira troppo attorno e con grande franchezza Patrizia Ravaioli, già direttore generale di Croce Rossa, ed ex direttrice generale delle Lega italiana contro i tumori, fotografa in una battuta la fatica che le donne riscontrano ad avanzare, gradino dopo gradino, per arrivare ai vertici delle aziende farmaceutiche, ospedaliere o anche per andare a dirigere gli ordini professionali del settore. Praticamente è come scalare una montagna impervia, dove tutto è asimmetrico, sbilanciato se non inaccessibile.
Con altre 15 professioniste Ravaioli ha fondato l'Associazione Leads (www.donneleaderinsanità.com) dalla quale è nato il primo Osservatorio nazionale, frutto di una collaborazione con la Luiss: da ora in avanti misurerà il cammino verso la parità sia nel pubblico che nel privato, includendo i progressi nel Servizio Sanitario Nazionale, nell'area dei dispositivi medici, comprendendo anche le aziende farmaceutiche per sviluppare azioni utili a mappare ogni falla o, al contrario, ogni progresso in corso di un sistema ancora influenzato da discriminazioni di tipo culturale.
STIPENDI
Persino sul fronte degli stipendi si riscontrano barriere da abbattere. I neolaureati in scienze mediche sono soprattutto di sesso femminile (il rapporto è di 7 su 10) ma le studentesse finiscono per percepire 1233 euro netti mensili, mentre i ragazzi una media di 1387 euro. Cento euro non sono affatto pochi se si considera che si tratta del primo scalino nella scala retributiva destinata ad ampliarsi man mano che la carriera avanza.
«Senza scomodare il solito cliché del soffitto di cristallo da sbriciolare resta evidente il gap e la necessità di restituire al settore meccanismi di scelta, valutazione, promozione più equi» spiega Ravaioli, fornendo numeri a corredo. «Dal 2008 ad oggi le donne con il ruolo di direttore generale sono aumentate dall'8,5 al 18,2 per cento. Naturalmente a prima vista potrebbe sembrare un aumento significativo, tuttavia il dato va considerato nel contesto generale. Nel settore sanitario lavora quasi il 70 per cento di donne e, di conseguenza, ci si dovrebbe aspettare una percentuale di dirigenti femminili adeguata a queste percentuali. Noi vorremmo riuscire ad arrivare al 40 per cento». Come? «Aiutando a costruire un percorso, promuovendo dibattiti, incidendo nella cultura, dialogando con le associazioni di categoria. È chiaro che le carriere non si possono costruire dall'oggi al domani, è un iter complicato e segnato da tappe, da concorsi da superare eccetera. Ma nella sanità c'è bisogno, forse più che altrove, di incidere nelle cosiddette best practice, nelle esperienze che consentono di ottenere con il tempo risultati eccellenti» . Intanto è stata annunciata la prima edizione del premio Leads in collaborazione con il Ministero della Salute.
ITER
Lunedì 20 giugno, nella sede del ministero, verranno premiate quelle aziende che hanno favorito la carriera interna a donne, con due menzioni speciali, una a Mariella Enoc, presidentessa del Bambin Gesù ed Enrica Giorgietti, di Farmindustria. L'Osservatorio ha poi individuato l'indice per misurare il gender gap nella sanità. In Italia si attesta allo 0,19, ben lontano dal valore dello 0,50 che definisce l'equa rappresentanza di genere. La montagna da scalare è davvero impervia.
 

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