Gloria Satta
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Gloria Satta

Clooney, Radcliffe, Judi Dench: a Venezia tutte le facce del divismo

Martedì 3 Settembre 2013
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A Venezia, in questi giorni della Mostra del Cinema, il divismo assume diverse facce. C’è il divismo classico della superstar George Clooney: bello (qualcuno può sostenere il contrario? Ma andiamo!), bravo, intelligente, terribilmente piacione, sa stare al gioco e perde ore ed ore con i fans. Rispetta il lavoro di fotografi e giornalisti, ai quali deve gran parte della sua immensa fortuna. Con lui che dispensa centinaia di autografi e scherza con ogni ammiratore facendolo sentire unico, il red carpet è un rito collettivo che può durare all’infinito. C’è poi un divismo che sconfina nel delirio di massa: è quello che ha scatenato il ventiquattrenne Daniel Radcliffe, già Harry Potter, attirando al Lido centinaia di ragazzine urlanti. Lo hanno inseguito perfino nella toilette e per un paio di giorni l’attore ha reso necessario l’intervento della forza pubblica. E a Venezia, nei giorni del Festival, sono venuta a contatto con un altro tipo di divismo, quello che mi piace di più: il divismo dell’eccellenza artistica. Lo ha incarnato perfettamente Judi Dench, la splendida protagonista del film che ha raccolto più applausi, “Philomena” del regista inglese Frears.   Judi ha 78 anni, molte rughe non rinnegate (né cancellate chirurgicamente), i capelli bianchi tagliati alla moda e un talento da mettere i brividi. La folla l’ha portata in trionfo e lei, incontrata in privato, si è rivelata una persona semplice, molto spiritosa come molti inglesi, profondamente innamorata del suo lavoro e per niente “montata”. Il mondo l’ammira da anni perché ha interpretato “M”, il bosso di James Bond nella celebre serie. Voi la conoscete, vi piace? Se a Venezia non le daranno il premio della migliore interpretazione femminile (e fra qualche mese l’Oscar), io m’incateno al Palazzo del Cinema. Ultimo aggiornamento: 18:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA