Roma, coniglietti, ricci e germani reali: i nuovi inquilini del parco del Colosseo

Lunedì 30 Marzo 2020 di Laura Larcan
I germani reali che sguazzano nelle acque placide delle vasche della Casa delle Vestali, i coniglietti che saltellano accanto alla Casa di Augusto, i pappagallini verdi che amano svolazzare sugli Horti Farnesiani, i ricci che fanno le tane all’ombra delle possenti arcate millenarie, i fagiani che si spostano dallo stadio di Domiziano alla Domus Tiberiana. E nella zona delle pendici meridionali del Palatino, la parte paesaggistica più naturale, si possono avvistare le volpi, istrici, fino alle arnie delle api del nuovo progetto abbracciato dal Parco con la produzione del miele. Sono questi i nuovi, incredibili, inquilini, del parco archeologico del Colosseo. Nell’era delle misure di sicurezza da coronavirus, in un Colle solitario e silenzioso, senza visitatori di massa, la fauna più variegata trova il proprio habitat naturale.
 
 

Una presenza così variegata che la direttrice Alfonsina Russo ha avviato un piano di censimento di tutte le specie insieme a progetti di monitoraggio e salvaguardia del patrimonio. Come spiega Gabriella Strano, architetto paesaggista del parco: «Trovano qui un ambiente tutelato dal punto di vista ecologico poiché, a contenimento delle erbe infestanti non vengono usati pesticidi o altri prodotti inquinanti ma solo prodotti biologici, quindi a basso impatto ambientale». «Fino a qualche anno - racconta Strano - fa i gatti e gli scoiattoli rappresentavano il numero maggiore presente nell’area archeologica insieme agli uccelli, migratori e non. A quest’ultimi, oltre le specie più comuni come la Cornacchia grigia, i Piccioni domestici, e i passerotti, si sono aggiunti i Gabbiani reali».

Ora però la situazione sta evolvendo, complice la situazione particolare delle ultime settimane. La calma, il silenzio, le cure per il verde che il personale del parco distribuisce quotidianamente. «Bellissimi e pacifici troviamo negli spazi d’acqua presenti nel parco, i germani reali, tra le vasche delle Vestali, la fontana del viridarium degli Horti Farnesiani e nei giorni caldi nella nuova fontana degli Spechi - dice Gabriella Strano - Ma un nuovo inquilino è il pappagallo verde, o Parrocchetto dal collare, che si è ben ambientato, complice il cambiamento climatico, e ha nidificato sugli alberi del Parco». I Parrocchetti hanno fatto il nido nelle due centenarie Styrax officinalis, alberature storiche, dono del cardinale Adolf von Hohenlohe all'archeologo Giacomo Boni che le impiantò sugli Horti Farnesiani all'inizio del '900.

Ma poco distante troneggia un albero altrettanto vetusto, un Cedrus deodara, o Cedro dell’Himalaya: «Qui ha nidificato un esemplare magnifico di Picchio». D’altronde, come ricorda Alfonsina Russo, il Colle Palatino preserva un patrimonio vegetale di grande valore botanico e paesaggistico. «Sono presenti 1.266 grandi alberature di cui un numero cospicuo, 180, è costituito da esemplari oltre i cento anni, e altri 156 alberi rientrano nella fascia di età tra i 70/100 anni». E Tante sono le sorprese.

Sotto il tronco di un grande cedro centenario hanno trovato rifugio alcuni piccoli animali: due conigli, di sconosciuta provenienza, (e sicuramente dello stesso sesso poiché non si sono create invasioni di specie) che gironzolano tranquilli, e dei piccoli ricci che invece si chiudono velocemente appena ci si avvicina. La cura per il verde è quasi una missione, le essenze sono tutte legate alla storia di questo luogo. «Ho piantato accanto al Sacello di Venere Cloacina, nel Foro Romano, i tre tipi di mirto sacro di cui parla Plinio e con cui si facevano i riti di purificazione - annuncia Gabriella Strano - Secondo quanto sostenuto da Plinio il Vecchio, quando i romani e le sabine decisero di instaurare la pace, entrambi depositarono le armi presso il sacello e si purificarono con rametti di mirto».
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