L'Aquila: poco personale, difficoltà per le visite ginecologiche

L'Aquila: poco personale, difficoltà per le visite ginecologiche
di Marianna Galeota
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Sabato 19 Settembre 2020, 12:06

L'AQUILA -  Difficoltà e disagi per prendere appuntamento in tempi celeri, per le colposcopie all'ospedale San Salvatore, con la conseguenza che tante donne sono costrette a prenotare un controllo negli ospedali di Sulmona e Avezzano per effettuare più velocemente l'esame, importantissimo per lo studio di eventuali anomalie delle cellule del collo dell'utero.

La difficoltà nell'accesso alle visite e i tempi lunghi, specifica il primario dell'Uoc di Ginecologia e Ostetricia Leonardo Di Stefano, nascono all'annoso problema della carenza di personale medico del reparto, costretto a dividersi tra i molti servizi offerti all'utenza.

Una mancanza di personale che ha costretto Di Stefano a ridurre da due a un giorno a settimana l'ambulatorio per le colposcopie.

«L'ambulatorio non è stato mai chiuso e non è vero che non si possono effettuare visite. Forse i tempi per un esame si sono un po' allungati a causa della riduzione da due a un giorno a settimana - afferma - Gli esami vengono comunque effettuati dal dottor Tiberi ogni lunedì dalle 8 alle 14. E' un esame che richiede circa 15 minuti, quindi in una mattina se ne riescono ad effettuare molti. Voglio dire a tutte le pazienti in ogni caso che comprendo il piccolo disagio creato dall'emergenza Covid e dalla carenza di personale, ma si deve avere pazienza perché la mancanza di medici è cronica e nessuno ha messo mai riparo a questa situazione finora».

L'ambulatorio per le visite ginecologiche di contro non è stato ridotto, con apertura il lunedì e il venerdì mattina. «Abbiamo 9 medici - spiega il primario - Di questi nove, tre medici, tra cui io, siamo universitari e per convenzione dovremmo fare 86 ore mensili, anche se ne facciamo sempre molte di più e non retribuite. Tra il personale medico ci sono poi tre persone fragili che non possono fare né turni di notte né reperibilità notturne e un altro medico che può fare solo due notti al mese, per cui i medici che ho a tempo pieno sono solo 4. I medici, inoltre, devono dividersi tra le attività di ambulatorio, 13 sedute operatorie al mese, le attività di reparto, di sala parto, l'attività Covid e la libera attività professionale che non si può ridurre».

Di Stefano rimarca l'importanza della politica aziendale nell'ottica del futuro del suo reparto e di tutto l'ospedale. Un politica che, a suo avviso, «è stata finora una politica di rigore che sta portando alla pietrificazione delle attività e dei servizi offerti. Bisogna investire e non tagliare. Quando noi andremo in pensione, chi rimarrà qui se non si sta pensando neppure al turnover?».

«Dopo la chiusura della scuola di specializzazione sono rimasti solo 5 specializzandi. Due sono andati via, e gli altri tre sono in reparto con me a operare tutti i giorni. E' fondamentale quindi che allo scadere dei 5 anni di specializzazione questi ragazzi si strutturino tramite un atto aziendale», conclude.

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