Palazzo Ardinghelli all’Aquila: perché non stipulare un accordo di partenariato tra Munda e Maxxi?

Palazzo Ardinghelli all'Aquila - il cortile
di Antonio Gasbarrini
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Mercoledì 8 Dicembre 2021, 14:34

L'AQUILA Già esposte al Museo Nazionale d’Abruzzo nell’ex Mattatoio alle 99 Cannelle da oltre un anno, alcune sculture di Emilio Greco sono adesso in bella, anche se ristrettissima compagnia, con la “sezioncina” - recentemente allestita dall’ex direttrice, l’architetta Maria Grazia Filetici - delle altre 11 ch’erano state date “in prestito”, dopo il sisma del 2009, alla Casa Museo Gabriele D’Annunzio di Pescara.

Polemiche a parte verificatesi per una tale scelta, suggerita, forse, anche dalla necessità di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e degli addetti ai lavori sulla obliata Sezione d’Arte Moderna e Contemporanea allestita sin dagli inizi degli anni Sessanta del secolo scorso al Castello cinquecentesco. Forte delle sue circa 300 opere, con l’assoluta prevalenza di artisti abruzzesi, completava il percorso diacronico di un’arte identitaria dell’intera comunità stanziata nel territorio nel corso dei secoli. Percorso interrotto dalle macerie sismiche ed ora riaperto con quel piccolo, ma emblematico nucleo ove fa spicco l’assoluto capolavoro ottocentesco de “I morticelli” di Francesco Paolo Michetti, attorno a cui gravitano le altre opere.

A più riprese, avevamo tentato di richiamare l’attenzione circa l’inderogabile necessità di rendere nuovamente fruibile la collezione in questione riallestendola o nello spazio disponibile nella quattrocentesca Chiesa di S. Maria del Soccorso o al settecentesco Palazzo Ardinghelli attualmente in possesso della Fondazione Maxxi di Roma che vi ha aperto un suo “Centro di ricerca per l’arte contemporanea”. Ciò, in totale sintonia con l’Appello inviato all’allora ministro Bonisoli - firmato da storici dell’arte, direttori di Musei, artisti, filosofi, associazioni culturali.... - tendente ad affidare la gestione del predetto spazio di circa 1700 mq. al Munda anziché al Maxxi, a cui è stato dato in concessione in uso gratuito per venti anni insieme alla erogazione di cospicue risorse finanziarie pari a 2 milioni di euro all’anno.

A suggerire una soluzione di compromesso rispetto alle più radicali richieste contenute nell’Appello, é stato un grande esperto di politica museale qual è il prof. Alessandro Monti in un suo articolo pubblicato recentemente sul quotidiano torinese “La Stampa”, ripubblicato poi integralmente sul sito “Emergenza cultura”. Eccone lo stralcio di alcuni passi: “Si tratta di opere in grado di far rivivere atmosfere, paesaggi, figure di un mondo abruzzese ormai scomparso, colte da celebri artisti attivi tra fine Ottocento e inizi Novecento (in prima fila Francesco Paolo Michetti, Basilio Cascella, Pasquale Celommi e Teofilo Patini che aveva il suo atelier proprio a Palazzo Ardinghelli). Della raccolta fanno parte anche opere di esponenti di spicco della Scuola romana (Guttuso. Mafai, Pirandello, Maccari, Capogrossi, Omiccioli…) e riconosciuti maestri del colore (Saetti, Menzio, Borra, Guzzi, Paulucci…) che, insieme alle corpose collezioni di Remo Brindisi, Emilio Greco e Federico Spoltore, si intrecciano con i lavori dei numerosi pittori e scultori contemporanei. La ritrovata visibilità delle opere del Museo Nazionale d’Abruzzo che rappresentano tratti essenziali dell'identità culturale della città e dell’intera regione, da esporre anche a rotazione (…) insieme a quelle provenienti dalle collezioni romane del Maxxi, comporrebbe un'offerta museale più variegata e accattivante”.

Perché il Mic, il Munda,la Soprintendenza e il Segretariato, in strettissimo accordo con il Maxxi, non verificano la fattibilità d’un innovativo partenariato pubblico-privato a costo zero per entrambi i contraenti?

Antonio Gasbarrini

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