Mimì, il folletto del Gran Sasso: sulla vetta a 86 anni

Sabato 8 Settembre 2018 di Stefano Ardito
Il folletto delle pareti del Gran Sasso è tornato ad arrampicare sul sesto grado. Domenico Alessandri, Mimì per gli amici e gli alpinisti, ha compiuto 86 anni in primavera. Ma ad agosto, come nelle estati precedenti, è tornato sulle vie più difficili del massiccio. Le foto dei compagni di cordata lo mostrano, concentrato e sorridente, sulla via Gervasutti della Punta dei Due e sulla diretta Consiglio del Corno Grande. Due degli itinerari di alta difficoltà più più belli del massiccio.

Alessandri, nato nel 1932 a Tempèra, frazione dell’Aquila, scopre la montagna da ragazzo, quando porta cibo ai prigionieri alleati fuggiti che si nascondono in montagna. Più tardi, da laureando in geologia, va in cerca di pietre sul Paretone e in altri luoghi impervi. Al vero alpinismo arriva intorno ai trent’anni. Tra il 1965 e il 1971, con Carlo Leone, Roberto Furi e Roberto Iafrate, apre itinerari di gran classe sul Corno Grande e sul Monte Camicia. Sale difficili vie tra Monte Bianco e Dolomiti, partecipa a tre spedizioni himalayane. Ma il Gran Sasso non gli regala solo gioie. Nel 1974, durante la prima invernale della parete Nord del Camicia, un incidente causa il ferimento di Leone e la morte di Piergiorgio De Paulis. Due anni dopo la sua prima moglie, Antonella, cade e muore mentre scende con gli sci dal Corno Grande.
Dopo la spedizione nel 1990 nel Tien Shan, una delle più belle catene dell’Asia, Mimì Alessandri continua a sciare, ma lascia la roccia. Poi arriva Leandro Giannangeli, giovane guida alpina di Assergi. E la passione ritorna.

«Ho sempre voluto bene a Mimì, lo conosco da quando ero ragazzo» racconta Leandro. «L’ho incontrato ad Assergi, mi ha detto che non scalava da anni, gli ho proposto di riprovare. Ho visto subito che andava ancora come un treno». Negli anni, la cordata Giannangeli-Alessandri, spesso con altri giovani amici, torna sulle più difficiliel Gran Sasso. Nel 2016, i due ripetono la direttissima alla Vetta Occidentale che Mimì ha aperto 49 anni prima. Il progetto per il 2019 è la diretta Alessandri al Terzo Pilastro del Paretone, una via magnifica in uno dei luoghi più remoti dell’Appennino.

«Da giovane arrampicavo da capocordata, salire con la corda davanti è un gioco. E Leandro è una guida straordinaria» sorride Alessandri. «Mimì è una forza della natura, va come un treno in parete ma anche sui sentieri. In vetta sorride felice. Ogni volta resto a bocca aperta, in ammirazione» spiega Giannangeli. «Il bello è che Mimì preferisce arrampicare in scarponi, come 30 o 40 anni fa. Solo sulla via Asterix al Torrione Cambi, che ha dei tratti di settimo grado, sono riuscito a convincerlo a calzare le scarpette» conclude la guida.

Tra i compagni di cordata di Alessandri c’è anche Vincenzo Brancadoro, che da qualche mese è presidente della Sezione dell’Aquila del Cai. «Sono troppo giovane per aver arrampicato con lui, e troppo vecchio per essere stato suo allievo nei corsi. Insieme abbiamo vissuto la spedizione del 1990 nel Tien Shan, ed è stata una esperienza straordinaria».
«Sulla Gervasutti alla Punta dei Due, nonostante gli 86 anni e gli scarponi, ho visto tutta la classe e l’eleganza di Mimì. Ho deciso che avremmo dovuto festeggiarlo» spiega Brancadoro.
La festa-evento in onore di Mimì Alessandri e del suo alpinismo si terrà sabato 22 settembre nella sede del Cai in Via Sassa, finalmente riaperta dopo i danni causati dal terremoto del 2009. Ci saranno tutte le guide alpine d’Abruzzo, e molti altri alpinisti che hanno percorso le vie di Mimì, o che si sono formati nei suoi corsi.

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