SOCIAL'AQ/ La turista di Bergamo innamorata dell'Aquila

Il centro storico dell'Aquila
di Sabrina Giangrande
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Domenica 16 Agosto 2020, 15:22

L'AQUILA - E’ diventato virale un bellissimo pensiero di una turista di Bergamo, rimasta anonima, in visita all’Aquila, che è riuscita, con i suoi appassionati pensieri, a raccogliere l’interesse (e i consensi) di molti in rete, soprattutto su Facebook, e da qui nei quotidiani on-line. Persino una delle pagine del Comune dell’Aquila, dedicata alla promozione e alla divulgazione degli eventi e delle manifestazioni realizzati nel capoluogo “Quilaquila – Assessorato Turismo e immagine Comune dell’Aquila” ne ha riportato l’intero testo.

«L’Aquila è una bellissima provincia- si legge nella lettera-, ti accoglie con un largo sorriso e un abbraccio caldo. Ti rapisce con i panorami infiniti, ti vizia e ti fa sentire a casa. Gli aquilani hanno una testaccia dura e una simpatia innata, ti ospitano coercitivamente, ti obbligano a star bene, ti fanno mangiare fino a scoppiare e non puoi rifiutare di bere qualcosa con loro. L’Aquila è una realtà antica e ovunque guardi tutto ti ricorda il ricco passato di una regione che ha fatto la storia».

«L’Aquila però ti prende in continuazione a pugni nello stomaco- spiega la turista-, ti obbliga a guardare in faccia il dramma che si è consumato e dal quale sta cercando di uscire. L’Aquila è un calendario fermo all’aprile 2009. L’Aquila lotta e lavora con una forza che non immaginiamo e mentre stringe i denti sfodera il più bel sorriso agrodolce che si possa vedere. L’Aquila non ha bisogno di hashtag #pernondimenticare perché L’Aquila non può dimenticare. L’Aquila tutte le mattine apre la finestra e vede i cantieri, calpesta i calcinacci, sente il rumore degli operai. L’animale tipico è la Gru. Quella meccanica e dio solo sa quante gru ho visto in una settimana. Tutto parla del sisma, tutto parla delle famiglie allontanate dalla propria casa, dalla propria via, dal proprio tutto. È impossibile non parlarne, è impossibile non riviverlo. E L’Aquila ti fa sentire piccola e inutile ma ti tende una mano ed è la prima a consolarti e a dirti lievemente che va tutto bene, anche quando vorresti essere tu a darle forza. L’Aquila ha la testa sempre alta, è orgogliosa e fiera, è riconoscente e pronta ad aiutare i suoi fratelli. L’Aquila è un piccolo borgo arroccato tra le montagne, è il profumo di liquirizia nei prati, è una ragazza sorridente in una serata in città, è un vecchietto che ti spolvera del tartufo nel piatto di gnocchi, è un amico che non vedevi da tanti anni che non è mai cambiato. L’Aquila ti dà talmente tante emozioni che hai bisogno di una giornata intera per risvegliarti dal torpore che ti lascia addosso. Andateci, vi prego, e poi ditemi se anche voi non tornate cambiati».

Questa turista deve essersi letteralmente innamorata dell’Aquila: scrive il nome della città ben undici volte nel testo, che sembra quasi una preghiera, è riuscita a coglierne in poche e semplici frasi, l’essenza più vera e reale, delineandone le autentiche peculiarità che la rendono unica. Le sue ferite, alcune ancora aperte, ma che lentamente stanno rimarginando nel suo tessuto sottocutaneo, nei suoi immutati stati d’animo, caratteriali tipici, sempre in fermento, in una seppur flemmatica ascesa gremita di orgoglio e riscatto.

La turista di Bergamo è riuscita a far emergere persino i suoi profumi, odori e sapori intensi nelle loro forme e colori autentici che non possono e non devono passare inosservati a nessuno; è la città che vive e resiste nonostante le avversità della natura contro le quali talvolta è costretta a lottare.
Peccato per quel restare anonimo: le generalità non avrebbero aggiunto granchè, ma almeno gli aquilani avrebbero potuto ringraziarla!

Sabrina Giangrande
socialaq99@gmail.com

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