Bloccata la vendita del pesce alla Cimar: arrivano i carabinieri

Bloccata la vendita del pesce alla Cimar: arrivano i carabinieri
di Francesco Marcozzi
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Venerdì 27 Maggio 2022, 11:11 - Ultimo aggiornamento: 11:13

La protesta è scattata all’alba. Attorno alle 5,30, dopo una notte insonne, una delegazione di marittimi giuliesi tra cui armatori e marinai, si è portata davanti alla sede della Cimar, l’azienda di vendita di pesce e frutti di mare sul lungomare Spalato, a Giulianova, in provincia di Teramo, che si apprestava ad aprire le serrande. I pescatori hanno chiesto, con decisione, di smettere la vendita per solidarietà con una categoria che sciopera ormai da più di una settimana per l’alto costo del gasolio «eppoi – hanno detto - come fate a vendere pesce fresco se noi dell’Adriatico siamo tutti fermi?». Ci sono stati momenti di tensione e per questo sono dovuti intervenire i carabinieri che hanno riportato la calma.

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LA SOLIDARIETÀ Analoga forma di protesta c’è stata davanti in altre famose rivendite come Cartone, Quartiglia, Tommy Ittica ed altre della zona. Ma non ci sono stati denunce né danni. «Non riusciamo più ad andare avanti - dice Vetturino Mattiucci armatore del peschereccio “Lo sparviero” - e chiediamo la solidarietà di chi vive anche del nostro lavoro perché altrimenti non credo che riusciremo a spuntarla con la sola nostra protesta dello sciopero. Purtroppo, inoltre, prevedo tempi lunghi». Gianni Massi, armatore de “Il Faro”, ha aggiunto che «a tutti i livelli di carattere politico ed istituzionale non solo non si è risolto nessun problema ma nessuno ci ha espresso solidarietà. Continueremo con la nostra azione e pensiamo di farne altre diverse».

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LA REPLICA E non si è fatta attendere la replica della Cimar i cui titolari hanno detto: «Ci teniamo a precisare che la Cimar in questi giorni non ha venduto un chilo di pesce nostrano proprio per appoggiare la protesta, e nessuno può affermare il contrario, testimoni sono i nostri clienti. Vendiamo altre tipologie di prodotti come frutti di mare, pesce fresco d’importazione e congelato. Potremmo anche essere d’accordo con le motivazioni dello sciopero, ma queste cose vanno organizzate con correttezza e coerenza. Fare un “assalto” ad una azienda privata bloccando le vendite e minacciando persone, crea un danno solamente all’azienda stessa e nessun risultato per l’obiettivo della protesta. Noi siamo il terminale della filiera dell’ittico, il problema va risolto a monte. Se altre tipologie di pesca continuano ad operare (piccola pesca, frutti di mare, allevamenti), come possiamo noi restare fermi? In primis dovrebbero accordarsi tutte le marinerie. Le proteste vanno fatte nelle sedi opportune».
A sua volta Davide Macera della Sinistra unita ha dichiarato: «Come azienda potevate appoggiare la protesta scioperando e chiudendo pure voi. Se è successo ciò che è successo forse è perché gli animi sono disperati».

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