Migranti, stop alla tratta di esseri umani, scatta la campagna delle Missioni Don Bosco e di Vis

Martedì 13 Ottobre 2015
Contrastare «il traffico di esseri umani dall'Africa sub-sahariana» sensibilizzando i potenziali migranti sui rischi del viaggio verso l'Europa, dalla detenzione alla morte, e offrendo progetti di sviluppo.



In uno scenario che in Ghana, Senegal e Costa d'Avorio, vede ad esempio «uno su due» dei potenziali migranti «non conoscere i rischi del viaggio per l'Europa» e «sei su dieci lasciare il proprio Paese spinti da motivi economici».





È l'obiettivo della campagna «Stop-Tratta - Qui si tratta di essere/i umani», realizzata da Missioni Don Bosco e VIS (Volontariato internazionale per lo sviluppo) e rivolta ai tre Paesi menzionati e a Nigeria ed Etiopia. Ad accompagnarla il 1° Rapporto sulle migrazioni dall'Africa Sub-sahariana, elaborato dai due enti.



A presentarli oggi, in una conferenza stampa nell'Istituto Salesiano Sacro Cuore, il presidente di Missioni Don Bosco Giampietro Pettenon, il presidente del VIS Nico Lotta, il presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick, l'economo generale dei Salesiani di Don Bosco Jean Paul Muller e il giornalista e scrittore Gian Antonio Stella. «Stop-Tratta» punta a fornire informazioni utili attraverso i social network e contenuti nelle lingue locali per favorire una scelta consapevole, e su progetti di sviluppo orientati a gruppi a rischio di traffico o migrazione irregolare, e concepiti sulla base delle esigenze emerse nei singoli Paesi. In particolare, in Senegal si punterà al «rafforzamento della formazione prove e dell'inserimento occupazionale a Dakar e Tambacounda».



In Ghana invece «saranno sviluppate le attività formative in campo agricolo e per le donne», mentre in Costa d'Avorio «si prevede il rafforzamento del centro socio-educativo 'Villaggio Don Bosco» a Koumassi, nella periferia popolare di Abidjan«. In Etiopia, infine, »i primi interventi si concentreranno su borse di studio e programmi di supporto scolastico e nutrizionale per giovani a rischio«.




Ha spiegato Pettenon: «Siamo già presenti nei cinque Paesi interessati, e vogliamo dare una mano ai giovani a radicarsi nella propria terra, lavorando sia sulla corretta informazione sia dando l'opportunità di costruirsi un lavoro e una famiglia, puntando ad esempio su start up d'impresa. È un'iniziativa che non si esaurisce in breve, ma richiederà diversi anni di lavoro».



Di «un'alleanza per offrire alternative all'emigrazione illegale, ampliando le possibilità di scelta», ha parlato Lotta, sottolineando che «tra gli obiettivi della nostra iniziativa c'è la sfida al razzismo, con una battaglia culturale che vada oltre gli stereotipi e le semplici onde emotive». Flick ha sottolineato come «i progetti di alternativa concreta in loco alla migrazione siano essenziali». Sul tema «a fatica comincia una presa di coscienza a livello europeo, anche se non mancano le posizioni basate ad esempio sul filo spinato».



Per l'ex ministro della Giustizia «dobbiamo superare la concezione delle migrazioni come un problema di emergenza e solo in una prospettiva di ordine pubblico e sicurezza, mentre invece è strutturale. È una questione di dignità quella dei migranti, non oggetti o scartì, ma esseri umani». Dal rapporto Missioni Don Bosco-VIS, condotto su un campione in media di circa 500 potenziali migranti per Paese, emerge ad esempio che «8 su 10 giovani ghanesi non ritengono la morte un rischio nella migrazione verso l'Europa», e che il 60% emigra per «motivi economici», mentre il 21% sostiene di voler partire per «motivi politici» e il 41% dei giovani cita «motivi di istruzione» alla base della partenza.



Oltre il 90% dei giovani del Senegal intervistati ha dichiarato di «essere pronto ad andare all'estero», mentre su un campione di 250 potenziali migranti, per il 48% il «più grande rischio del viaggio illegale è la morte», e per il 40% «andare all'estero per trovare un lavoro e sostenere la famiglia è la prima motivazione». Infine in Costa d'Avorio, il 78% del totale dei giovani ha dichiarato che «sarebbe pronto ad andare all'estero», il 70% «conosce i rischi del viaggio legati alla migrazione illegale» e per il 63% «il rischio più grande del viaggio illegale è la morte».
Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre, 19:03

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