Ladri di cherosene sversano trenta tonnellate di kerosene a Palidoro

Mercoledì 12 Novembre 2014 di Giulio Mancini ed Emanuele Rossi
2
È di trenta tonnellate la perdita di cherosene schizzato via dall'oleodotto perforato dai predoni dell'oro nero a Palidoro e Maccarese.

Un veleno che si è sparso nei corsi d'acqua della bonifica e nell'Arrone che, per fortuna, non ha fatto in tempo ad arrivare in mare e a minacciare l'habitat sommerso.



Sono le prime stime arrivate sul tavolo dell'Unità di crisi convocata dal comune di Fiumicino in via del Buttero a Maccarese. «Secondo un provvisorio resoconto dell'Eni e confermato dagli enti presenti - spiega il sindaco, Esterino Montino - sarebbero state sversate una trentina di tonnellate di cherosene». L'azienda proprietaria della condotta che trasporta jet-fuel dalla raffineria di Civitavecchia ai serbatoi dell'aeroporto di Fiumicino, ha inviato sul posto un laboratorio mobile e i tecnici hanno escluso la presenza di inquinanti in mare. «Nel primo caso di furto, quello su Rio Palidoro, si è individuato il punto esatto dello squarcio - prosegue Montino - e quindi si è riusciti subito a bloccare la fuoriuscita di idrocarburi ma la vicinanza dalla costa fa temere che il cherosene sia riuscito a raggiungere la foce».



LA BONIFICA

Il meteo delle ultime ore non aiuta il contenimento del danno nel secondo furto, quello di Maccarese. Il nubifragio abbattutosi ieri sul litorale, infatti, ha gonfiato l'Arrone ed il Rio Tre Cannelle, trascinando i sedimenti oleosi oltre alle carcasse degli animali avvelenati. «Ci troviamo ancora nella fase di emergenza - ricorda Esterino Montino - Appena finita inizieremo a lavorare sugli interventi di bonifica. Tutto lo sforzo finanziario dovrà ovviamente essere a carico dell'Eni, proprietaria della condotta. Con tutti gli enti interessati alla difesa ambientale, come Arpa, Asl, definiremo il piano di intervento, i luoghi dove intervenire e le metodologie. Non sarà un lavoro di 15 giorni, ma durerà mesi. Quello in cui si va ad operare è un luogo particolare, delicato, perché siamo dentro a una delle poche riserve naturali dello Stato italiano». Dall'Eni, vittima di frequenti incursioni da parte dei ladri di carburante lungo quell'oleodotto, arriva l'impegno a contribuire anche al ripopolamento faunistico dell'area interessata dall'inquinamento. Una vasta zona nella quale si concentrano tutti gli sforzi dei volontari della Lipu Birdlife e del Wwf che hanno raccolto centinaia di pesci, uccelli e mammiferi uccisi dall'ingestione di acqua e nutrienti al cherosene. «È stato un vero e proprio crimine di natura - dichiara il direttore delle Politiche ambientali del Wwf Italia, Gaetano Benedetto - causato dai ladri ma amplificato da un intervento inadeguato nei tempi rispetto alla caratteristica morfologica del territorio, un intricato reticolo di canali d'acqua. Oltre a fiumi e mare non si sono fatti prelievi di suolo». Sul fronte delle indagini si attendono novità dalla Procura di Civitavecchia. Il fascicolo aperto dal procuratore capo, Gianfranco Amendola, è rivolto contro ignoti e come ipotesi di reato riguarda il furto al quale potrebbe aggiungersi anche il disastro ambientale.



LE TRACCE

Massimo riserbo sulle tracce investigative ma non si esclude - trapela dalla Procura - si nascondano altre falle nel comprensorio in seguito ai furti nell'oleodotto che viaggia a un metro e mezzo sotto il suolo. Non è da escludere neanche che ad assalire l'impianto sia stata una banda di cittadini dell'Est europa. Gruppi di romeni sono stati arrestati più volte in flagranza l'anno scorso da parte dei carabinieri di Fiumicino. «Stiamo predisponendo sistemi di tecnologia avanzata come sensori che possano rilevare vibrazioni istantanee per poter lanciare un allarme» anticipa il direttore di Sicurezza, ambiente e salute dell'Eni, Giuseppe Ricci, riguardo alle misure di prevenzione del fenomeno.

Ultimo aggiornamento: 09:12