ROMA

Incidenti stradali Roma: «Io, salva per miracolo, ho aspettato i vigili per tre ore e mezza»

Martedì 23 Settembre 2014
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Marta Fantini e l'auto dopo l'incidente

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una lettrice vittima di un brutto incidente stradale, sabato notte, in via di Tor di Quinto. Marta Fantini, questo il suo nome, racconta di essere salva solo per miracolo e denuncia di aver aspettato oltre 3 ore e mezza l'intervento dei vigili.

Mi chiamo Marta ed ho 22 anni. Sabato 20 settembre, verso le ore 5 del mattino, sono stata vittima di un incidente. Ci tengo a precisare che il contenuto di questa lettera vuole essere un invito a riflettere per tutti, dal momento che ciò che mi è successo mi ha scioccata non poco.

Già potevo immaginare i servizi in radio e al telegiornale: "ragazzi si schiantano a via di Tor di Quinto dopo una lunga notte passata in discoteca, ennesime vittime della strada". La mia amica alla guida dell'auto ha avuto un colpo di sonno o forse è stato un attimo di distrazione. Un attimo che è bastato a prendere la curva un po' troppo larga. Nessuna frenata, la nostra auto completamente distrutta, noi, miracolosamente salvi ed illesi, tutti quanti. Nessun morto, nessun ferito.

A questo punto voi vi chiederete "e quindi? Dove vuoi arrivare?". Avendo la fortuna - perché seriamente ancora non riesco a credere di essere non solo viva ma del tutto integra, di poter raccontare quel che mi è successo - voglio rendere pubblico qual è stato il trattamento a cui siamo stati sottoposti dopo l'incidente: definirlo inumano e imbarazzante è poco. Noi, 3 ragazzi di 22, 28 e 34 anni buttati su una strada di notte in palese stato di choc, il conducente dell'altro veicolo - un uomo sulla sessantina - che non riusciva nemmeno a parlare.

Dopo qualche minuto, si ferma in nostro "soccorso" una camionetta dei carabinieri; passavano di lì per caso dato che la loro caserma dista poche centinaia di metri da dove è avvenuto l'incidente. Non potendo fare nulla, perché proprio così, la legge prevede che solamente la polizia municipale o la polizia stradale possano intervenire in caso di sinistri, hanno cercato per quanto possibile di gestire il traffico e, insieme a noi, hanno cominciato a chiamare il centralino del pronto intervento stradale. Per chi non lo sapesse, questo è un servizio attivo 24h su 24, 7 giorni su 7. Sarà stato un puro caso, ma per ben tre ore abbiamo ricevuto risposta solamente dalla segreteria telefonica.

Dal momento che chi di dovere non poteva soccorrerci (evidentemente ad avere un colpo di sonno non era stata solo la mia amica alla guida, ma anche coloro che facevano il turno quella notte al centralino), abbiamo chiamato i carro-attrezzi così da poter liberare la strada. A questo punto la seconda sconcertante notizia: "non avete con voi 150 euro per pagare il trasporto? Ok, me ne vado". Ho imparato quella notte che devo sempre avere con me 150 euro nel portafoglio: così, se dovessi nuovamente (ma spero con tutto il cuore di no) rischiare la vita per strada, sicuramente qualcuno provvederà a portare via la macchina. Tutto questo è durato circa due ore, lentamente si faceva giorno, e dei vigili nemmeno l'ombra.

A questo punto chiamo la compagnia assicurativa della mia amica, Unipol Sai, per sapere cosa fare e se la sua polizza copriva, in caso di sinistro, il pagamento del carro-attrezzi. La ragazza dall'altro lato della cornetta, palesemente disturbata dalla conversazione e infastidita dal mio tono agitato (effettivamente ero solo viva per miracolo e mi trovavo a gestire da sola con i miei amici la situazione, chissà per quale motivo mi sono innervosita davanti alla sua arroganza), ha provveduto a liquidarmi in poco meno di due minuti, dicendomi che purtroppo No, la polizza non prevedeva quel tipo di rimborso e che purtroppo No, non era in grado di darmi soluzioni alternative. Arrivederci e grazie.

Passa un'altra ora, il sole è ormai alto nel cielo, il traffico abbastanza regolare e fitto: dopo aver fatto una buona colazione, finalmente alle ore 8:30 si materializza un camion carico carico di vigili urbani seguito anche da un'altra voltante. nessuno di loro (un totale di sei vigili) ci ha rivolto parola, nessuno si è preoccupato di sapere quali fossero le nostre condizioni psico-fisiche: il loro unico pensiero era quello di "rimuovere le automobili il più rapidamente possibile". Le risposte che ci hanno dato sono state del tutto prive di umanità e rispetto nei nostri confronti, avevano la stessa considerazione che potevano provare per la ruota della macchina in mezzo alla strada o dei finestrini esplosi. Contavamo meno di zero, eravamo ai loro occhi gli ennesimi ragazzi che si erano schiantati in auto.

Io non sono il tipo di persona che augura il male agli altri, mai vorrei che qualcuno vivesse e provasse quel che abbiamo provato noi sabato mattina; ma sono convinta del fatto che, qualora i figli o persone molto vicine a quei vigili che ci hanno "soccorso" si trovassero nella nostra stessa situazione, penso che vorrebbero per loro un trattamento adeguato. Quando gli abbiamo chiesto se potevano accompagnarci o a casa o alla stazione metro più vicina, la loro risposta è stata chiara e secca: "Non ce penso proprio".

La mia amica è una ragazza fuori sede con i genitori in calabria, il mio amico è greco. Fortunatamente a roma qualche romano è rimasto: mio padre ha potuto raggiungerci e riportarci a casa. Ma se anche io fossi stata una ragazza fuori sede, chi si sarebbe preso cura di noi? Da quel che ho potuto vedere, di certo non le forze dell'ordine, quelli non vedevano l'ora di tornare in ufficio. Un conto è l'educazione, un conto è il rispetto.

Non sono stati in grado di gestire la situazione, nemmeno loro hanno saputo dare una risposta alternativa ed esauriente alla domanda "noi non abbiamo i soldi per il carro-attrezzi, come possiamo fare?"

Tutto questo è solo un piccolo accenno di tutto ciò che abbiamo vissuto quella notte, un piccolissimo accenno della maleducazione con cui ci siamo dovuti scontrare, proprio con le forze dell'ordine che dovrebbero tutelarci e difenderci. Nessuno si è preso cura di noi. Siamo miracolosamente sopravvissuti a un incidente che nel 99,9% dei casi finisce in disgrazia, io non posso accettare che quello che mi è accaduto passi in cavalleria. Sono decisa a combattere e se necessario a parlare con tutte le testate giornalistiche esistenti affinché questa storia non passi inosservata; perché tutto questo è inaccettabile, perché è inaccettabile nascondersi sempre dietro la solita frase "in Italia funziona così".

Marta

Ultimo aggiornamento: 24 Settembre, 15:59

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