FONDI

Metro C, lo stop del governo
al blitz per bloccare i fondi

Martedì 17 Dicembre 2013 di Andrea Bassi

Tutti spiazzati. Persino il governo. L’emendamento presentato al decreto sugli enti locali per fermare i pagamenti della Metro C di Roma ha preso in contropiede anche l’esecutivo. Che adesso corre ai ripari. La norma, così come scritta dal relatore del provvedimento in discussione al Senato, la senatrice del Pd Magda Angela Zanoni, ha ricevuto una sonora bocciatura dal Tesoro, che ha espresso «parere contrario». In due pagine fitte di considerazioni, che Il Messaggero ha potuto visionare, il dicastero guidato da Fabrizio Saccomanni ha smontato l’impianto della proposta della relatrice.

Con una motivazione su tutte: l’emendamento «è suscettibile di determinare oneri per lo Stato». In pratica il contorto meccanismo con il quale si subordina il pagamento dei lavori della Metro C ad un’analisi dell’Authority dei lavori pubblici, rischia di far pesare su tutti i cittadini italiani costi che invece dovrebbero essere sostenuti da chi ha sottoscritto materialmente i contratti, in questo caso il Comune di Roma. Dunque, il governo, come spiega il documento, invita la senatrice Zanoni a «ritirare» la proposta. Anche il suo partito, come trapela da fonti Pd della Commissione, con un parere contrario del governo sarebbe orientato a bocciare l’emendamento. La norma, spiegano le stesse fonti del Partito democratico, potrebbe pregiudicare la realizzazione di un’opera importante. Partita chiusa a Palazzo Madama? Forse sì. Secondo indiscrezioni, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanni Legnini, per tutto il giorno avrebbe lavorato ad una mediazione tra diverse anime del partito per riscrivere l’emendamento. Ma nella notte il tentativo sarebbe abortito dopo un tempestivo ravvedimento sull’importanza della terza linea metro per Roma.

LE POLEMICHE

Ieri, intanto, dopo la dura reazione del Consorzio Metro C che ha denunciato il tentativo di non pagare un’opera di cui sono già state consegnate le 15 stazioni (13 chilometri) del tratto Pantano-Centocelle, il sindaco Ignazio Marino, ha provato a rovesciare le colpe del mancato pagamento sulla Cassa Depositi e Prestiti. «Siccome era necessario un intervento della Cassa per erogare il denaro - ha detto Marino - io stesso nel momento in cui il Comune ha autorizzato il pagamento ho parlato con il presidente affinché venissero accelerate, ovviamente nell'ambito delle leggi, le procedure per evitare ulteriori ritardi e questo è stato fatto in uno spirito di collaborazione tra Comune e Metro C in occasione del pre-esercizio della tratta Centocelle-Pantano».

IL BONIFICO DELLA CDP

A tirare per le lunghe, insomma, sarebbe stata la Cdp. In realtà, secondo quanto ricostruito dal Messaggero con più fonti, la società pubblica presieduta da Franco Bassanini avrebbe già erogato, con valuta 4 dicembre, i 140 milioni di euro del mutuo ottenuto per effettuare il pagamento dei lavori della Metro C. Soldi che si aggiungono ad altri 26 milioni di euro trasferiti dal ministero delle Infrastrutture al Campidoglio sempre con lo scopo di effettuare il pagamento dei lavori. Ma le somme, per ora, sono ferme nelle casse del sindaco. E questo nonostante il pagamento , secondo gli impegni contrattuali siglati dallo stesso Comune di Roma, sarebbe dovuto arrivare entro il 13 di ottobre. Dietro la melina resta il duro scontro da tempo in atto tra l’assessore al bilancio del Comune, Daniela Morgante, che sta cercando in tutti i modi di bloccare il pagamento, e l’assessore ai trasporti, Guido Improta, che invece si è impegnato per sbloccare l’opera. Sulla questione dell’emendamento Zanoni, ieri è intervenuta anche l’Agi, l’associazione delle grandi imprese. Il presidente, Mario Lupo, ha affidato una dura nota alle agenzie nella quale ha denunciato l’illegittimità costituzionale di una norma concepita a danno di una sola azienda, la società Metro C. Lupo ha anche stigmatizzato l’introduzione nella normativa italiana di un fattore di ulteriore dilazione e di incertezza nella costruzione delle opere pubbliche.

E questo, secondo il presidente dell’Associazione Grandi Imprese, a pochi giorni dal varo da parte dello stesso governo Letta di un provvedimento ribattezzato «Destinazione Italia», il cui scopo dichiarato sarebbe quello di sbloccare investimenti e attirare capitali. Anche l'ex sindaco Gianni Alemanno si è schierato contro l’emendamento: «Solo un intervento del ministro Maurizio Lupi», ha detto, «può porre fine a questa infinita telenovela sulla metro C a cui assistiamo da ormai sei mesi. Con un piano investimenti di soli 540 milioni di euro il Comune di Roma dovrebbe concentrarsi almeno su quei pochi investimenti, come la metro, che sono fuori dal Patto di stabilità e che sono finanziati dallo Stato».

Ultimo aggiornamento: 11:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA