Grecia, Grillo e Sel ad Atene: vince il no, potere al popolo

Domenica 5 Luglio 2015
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Beppe Grillo
​«Abbiamo vinto, abbiamo vinto». È la festa, tutta italiana, che esplode in pieno centro ad Atene, in piazza Syntagma, trasformata per un giorno nel quartier generale dei parlamentari partiti dall'Italia verso la Grecia per partecipare al referendum «contro l'austerity».



Alla fine Nichi Vendola e Beppe Grillo hanno vinto la loro scommessa, almeno sulla base dei primi dati che indicano una vittoria netta del no: ci hanno messo la faccia e rivendicano un pò come proprio il successo del premier greco Alexis Tsipras «contro la Troika». I due leader per una volta non si attaccano: il nemico comune sono la politica di austerità voluta da Bruxelles e Matteo Renzi.



Sull'euro, però, le distanze restano grandi: il segretario di Sel non vuole che la Grecia esca dalla moneta unica ma punta il dito contro Fmi, Esm e Bce. Il capo cinquestelle mette sotto attacco proprio la divisa continentale che ha penalizzato l'economia italiana: «Potere al popolo, non alle banche», scrive su twitter. Vendola guida la pattuglia di parlamentari di Sel (con lui sono volati ad Atene Nicola Fratoianni e i capigruppo di Camera e Senato Arturo Scotto e Loredana De Petris) alla quale si sono uniti anche Alfredo D'Attorre, deputato ormai dissidente del Pd, e Stefano Fassina che i Dem li ha già lasciati.



C'è anche Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista che, a sorpresa, lancia un appello a Grillo: lasci Farage e la deriva razzista e passi con la sinistra europea. Il segretario di Sinistra Economia e Libertà si rivolge a Renzi: «Non c'è nessun derby tra dracma e euro - afferma - È uno dei soliti falsi che confeziona il presidente del Consiglio. Nè Syriza, nè Tsipras propongono l'uscita dall'euro». Tutta la delegazione della sinistra italiana attende l'esito finale del voto presso la sede del partito del premier greco.



Quando la tv diffonde i primi dati l'urlo della sala è liberatorio. Nessuno in un primo momento azzarda commenti: sono ancora i primi dati e si rischia di fare male i conti. Poi non ci si trattiene. Fassina abbraccia la De Petris. D'Attorre scatta foto con il cellulare. C'è anche Pablo Bustinduy, responsabile relazioni internazionali di Podemos. I partiti anti-austerity si federano. La sera è festa. «Questa vittoria del NO rappresenta la prima incontenibile crepa nel nuovo muro di Berlino ed un colpo formidabile alla religione della austerity. Non ha perso solo la Troika ma anche la signora Merkel e Matteo Renzi», afferma Vendola.



L'attesa dei cinquestelle si svolge, invece, in piazza Syntagma. I pentastellati si radunano nel luogo simbolo del referendum. Grillo, al mattino, con alcuni membri del direttorio fa un giro nella periferia ateniese. Arriva al Pireo, la zona del porto, dove vede vecchie fabbriche fatiscenti e palazzi abbandonati. Tace fino a tardi. Parla Luigi Di Maio. «Da domani l'Europa non sarà più la stessa, perchè finalmente è passato il principio secondo cui un popolo può decidere il proprio destino», sottolinea il vicepresidente della Camera. Quanto a Renzi - «l'unico che crede al derby dracma-euro è probabilmente soltanto il nostro premier, che non avrà neanche letto il quesito del referendum».



Anche i cinquestelle prendono contatti con Syriza. Alessandro Di Battista incontra alcuni ministri del governo e stringe rapporti «a difesa della libertà di espressione del popolo» e contro «la perversa austerity della Germania». La sera si festeggia in piazza. Ma è solo l'inizio - promettono i «referendari» italiani - da domani cambia tutta l'Europa.
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