Usa, gli scimpanzé come gli schiavi africani nel '700: la stessa legge potrebbe renderli liberi

Martedì 3 Dicembre 2013 di Anna Guaita
Tommy, Kiko, Hercules e Leo potrebbero un giorno essere famosi nella storia come lo sono gli schiavi della “Amistad”. Facendo ricorso alla stessa legge che portò nel 1839 alla liberazione degli schiavi africani che si erano ribellati nella goletta negriera spagnola “Amistad”, un gruppo di avvocati americani sta intentando in questi giorni in vari tribunali dello Stato di New York una serie di azioni legali per il riconoscimento del diritto alla libertà fisica di quattro “persone non-umane”, cioè di quattro scimpanzè. Appunto, Tommy, Kiko, Hercules e Leo.



Gli avvocati fanno parte di un progetto legale, il NonHuman Rights Project, che sostiene che gli esseri umani non sono gli unici esseri viventi ad avere diritti che devono essere formalmente riconosciuti dalla legge: l’associazione vuole ottenere che anche alcuni animali passino dallo stato giuridico di “oggetti” a quello di “persone” in possesso di alcuni diritti fondamentali, quali il diritto alla libertà e all’integrità fisica. A giudizio di questi avvocati, «l’evolversi della morale, le scoperte scientifiche e la stessa esperienza umana» garantiscono questi diritti anche alle “persone non-umane”.



Gli avvocati si appoggiano esattamente alla stessa legge che venne usata nel 1772 nel Regno Unito nel primo caso in cui uno schiavo africano ottenne di riconquistare la libertà. In quell’occasione il giudice, Lord Mansfield, riconobbe che uno schiavo non era un “oggetto” ma una persona, e quindi non poteva appartenere a un altro essere umano. Quella stessa legge è stata usata poi molte volte negli Stati Uniti dagli schiavi fuggitivi del sud che arrivavano negli Stati abolizionisti del nord, prima che con la Guerra Civile del 1861 la schiavitù venisse ufficialmente abolita ovunque. Si tratta dell’habeas corpus, letteralmente “che tu abbia la tua persona (libera)”. E’ un mandato con cui il giudice viene urgentemente chiamato a decidere se la detenzione di una persona sia legale o meno.



Dunque, un giudice è stato chiamato già ieri, lunedì, a decidere se la detenzione dello scimpanzè Tommy sia legale, o se Tommy non sia una “persona” imprigionata senza giusta causa e quindi non abbia diritto a tornare libero. Se la libertà gli venissa riconosciuta, Tommy verrebbe accolto alla North American Primate Sanctuary Alliance http://www.primatesanctuaries.org/ dove scimpanze, bonobo, gorilla e orangutanghi che siano stati oggetto di ricerche o siano sfuggiti a prigionie crudeli trovano protezione e cura nella loro vecchiaia.



Tommy vive all’aperto, in una gabbia di cemento, nel nord dello Stato di New York, in temperature molto più fredde di quelle che sarebbero giuste per lui. Altri scimpanzè che vivevano con lui sono morti. Kiko è uno scimpanzè di 26 anni, che ha fatto l’attore ma ora che soffre di un’infezione ai timpani e ha perso la sua agilità è tenuto in gabbia. Hercules e Leo sono oggetto di ricerche ed esperimenti presso un laboratorio che vuole determinare come camminavano i primi ominidi, anche loro vivono in gabbia.



Gli avvocati che hanno presentato il mandato di habeas corpus avevano già programmato di tentare una simile azione lo scorso aprile, per due scimpanzè prigionieri di uno zoo privato, Merlin e Reba, ma prima che il ricorso ai tribunali potesse prendere forma tutti e due quelle “persone non-umane”, per usare il termine adottato dagli avvocati, erano morte di malattia.



Va sottolineato che ieri era la Giornata Internazionale per la Abolizione della Schiavitù, un giorno in cui le Nazioni Unite ricordano che nel mondo ci sono tuttora milioni di schiavi umani, donne e bambini, e che “tutti coloro che hanno una coscienza devono combattere per porre fine a questa vergogna”. Gli avvocati della “NonHuman Rights Project” sperano che un giorno questa “sacrosanta lotta per la libertà” includerà anche i nostri cugini primati. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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