Copenaghen, spari in sinagoga e a convegno su Charlie Hebdo: due morti e 5 feriti Due arresti

Domenica 15 Febbraio 2015

Danese di origini arabe, 22 anni con precedenti penali e già noto all'intelligence. È l'identikit del killer di Copenaghen, che potrebbe essersi ispirato tragicamente alle stragi di Parigi e alla propaganda anti-occidentale dell'Isis, senza avere però un passato da «foreign fighter».

Il giorno dopo il doppio attentato ad un convegno sulla libertà espressione ed a una sinagoga nella capitale danese, che ha provocato due morti tra i civili e cinque agenti feriti, l'attenzione degli inquirenti si concentra sulle modalità ed il movente del killer, identificato come Omar Abdel Hamid El-Hussein, e soprattutto se abbia agito o meno da solo. «La minaccia terroristica è seria», ha sottolineato il direttore dell'intelligence Jens Madsen, spiegando che il giovane killer potrebbe essere legato al radicalismo islamico e che «possa essersi ispirato dagli eventi di Parigi e dal materiale diffuso dall'Isis». Rispetto agli attentatori di Parigi, però, non ci sono elementi per pensare che si sia recato in Iraq o Siria per addestrarsi e combattere al fianco dei jihadisti dell'autoproclamato Stato Islamico.

Nel frattempo, la polizia ha avviato diverse operazioni per verificare se abbia agito da solo, tesi che al momento appare la più accreditata, anche se i media locali hanno riferito di due arresti in un internet cafè di Norrebro, il quartiere dove il giovane è stato ucciso dalla polizia, che lo aveva rintracciato dopo una corsa in taxi. E si delineano meglio anche i contorni della vicenda. Il giovane, di corporatura atletica, abiti scuri ed una sciarpa che gli copriva il volto, ha fatto irruzione in un edificio dove si ricordava la strage del settimanale satirico francese Charlie Hebdo, probabilmente per uccidere il vignettista svedese Lars Vilks, in passato minacciato di morte per avere pubblicato una vignetta su Maometto.

Le persone all'interno hanno riferito di aver sentito le sue urla in arabo seguite da una raffica di arma automatica. La strage è stata evitata perchè la polizia proteggeva il convegno, che si teneva in un'altra sala. Ma tre agenti sono rimasti feriti e un civile, un regista 55enne, è rimasto ucciso, prima che il killer riuscisse a dileguarsi, prima in macchina, e poi in taxi, e colpire poche ore dopo la sinagoga, dove ha ucciso un custode ebreo 37enne e ferito altri due poliziotti. Il giorno dopo l'attentato, intanto, la fin qui tranquilla Copenaghen piange le sue vittime e scopre di avere paura del terrorismo, come Parigi, Londra, Madrid, che hanno pagato il prezzo più alto in termini di vittime negli ultimi anni. «Abbiamo vissuto ore che non dimenticheremo mai», ha detto il primo ministro Helle Thorning-Schmidt, sottolineando che «ci sono forze che vogliono male alla Danimarca e vogliono condannare la nostra libertà di parola».

E a Copenaghen, in segno di solidarietà, è arrivato il ministro dell'Interno francese Bernard Cazeneuve. E il presidente Francois Hollande - in visita all'ambasciata danese - ha parlato di «collegamento» tra Copenaghen e Parigi per «colpire quello che siamo, quello che rappresentiamo, i valori della libertà, del diritto, della protezione di chiunque a prescindere dalla sua religione». Da Israele il premier Benyamin Netanyahu ha lanciato un nuovo allarme antisemitismo, avvertendo che in «Europa si viene ancora uccisi soltanto perchè ebrei», e rivolgendosi agli ebrei di Europa li ha inviati a «tornare a casa», come aveva già fatto all'indomani della strage a Charlie . Alla sinagoga, oggi, centinaia di persone hanno deposto fiori per le vittime e anche palloni di basket, in ricordo della guardia uccisa che aveva una grande passione per questo sport. I sentimenti delle persone convenute erano un misto di tristezza e rabbia per doversi sentire costretti ad essere protetti, semplicemente per praticare la propria religione. Un clima reso ancora più pesante dalla notizia sulla profanazione di diverse centinaia di tombe nel cimitero ebraico di Sarre-Union, nel Basso Reno, in Francia.

Helle Thorning-Schmidt Il primo ministro danese, Helle Thorning-Schmidt, ha definito gli attacchi «un cinico atto di terrore contro la Danimarca». Lo riferisce il quotidiano britannico The Guardian. «Questa è una mattina molto triste, i nostri pensieri vanno alle vittime e alle loro famiglie - ha sottolineato il premier -. Due persone innocenti hanno perso la vita in seguito a un cinico atto di terrore contro la Danimarca». Thorning-Schmidt ha tra l'altro osservato che la polizia ha agito «rapidamente e in modo focalizzato per garantire la sicurezza dei cittadini».

La minaccia terroristica è seria, ha detto il direttore dei servizi di sicurezza e di intelligence (Pet), Jens Madsen, nel corso di una conferenza stampa oggi a Copenaghen: lo riferisce a stampa internazionale. Nulla fa pensare, ha inoltre affermato la polizia riferendosi al presunto autore dei due attentati, che che l'uomo si sia recato nelle zone del conflitto come l'Iraq o la Siria.

La Ue «L'Europa non sarà intimidita»: così la Commissione europea e l'Alto rappresentante Federica Mogherini in una nota in cui condannano l'attacco. «Una vita (perduta) è una di troppo», si legge nella nota in cui si esprime vicinanza alle vittime e alle loro famiglie e si afferma: «L'Europa è unita alla Danimarca nel sostegno della libertà di parola e di espressione».

Netanyahu «Di nuovo gli ebrei vengono uccisi su suolo europeo solo perché sono ebrei. Questa ondata di attacchi terroristici continuerà», ha detto il premier israeliano Benyamin Netanyahu. «Israele - ha ribadito rivolgendosi agli ebrei d'Europa - è la vostra casa».

Ultimo aggiornamento: 16 Febbraio, 15:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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