Catania, rapina in villa: ucciso a bastonate, è stata la moglie

Venerdì 28 Agosto 2015

Alfio Longo aveva «scatti violenti» e Vincenzina Ingrassia avrebbe ucciso il marito, inscenando poi una rapina, perchè «stanca di subire». Lo avrebbe affermato la donna, che ha confessato l'omicidio, nelle dichiarazioni rese la notte scorsa ai carabinieri di Catania che l'hanno fermata su disposizione della Procura.

Il fermo e l'ammissione di colpa da parte della donna sono stati confermati da carabinieri del comando provinciale di Catania: «La notte scorsa - si legge in una nota - a seguito di pressante ed articolato interrogatorio è stata fermata Vincenzina Ingrassia, di 64 anni, che ha confessato l'omicidio del proprio coniuge».

C'erano circa venti piante di marijuana e un locale, nella mansarda, allestito per essiccare e conservare la droga nella villa oltre che delle armi. È la scoperta fatta dai Carabinieri durante una perquisizione nei locali dell'abitazione dove, sono state recuperati anche un fucile calibro 12 e una pistola automatica calibro 9.

C'erano dei dubbi che erano emersi ieri sulla dinamica della presunta rapina in villa con omicidio commessa a Biancavilla. Delle piccole incongruenze che andavano approfondite, come hanno fatto i carabinieri del comando provinciale di Catania e della compagnia di Paternò.

Nella notte è emersa la verità: è stata Vincenzina Ingrassia, 64 anni, a uccidere a colpi di ceppo in testa il marito, Alfio Longo, 67 anni, ex elettricista in pensione, perchè, avrebbe confessato alla Procura, stanca della sue violenze. La donna è stata fermata per omicidio. E già ieri si parlava di 'giallì. La coppia, per esempio, aveva la passione per i cani, anche quelli randagi, che accudiva nella loro villa. Eppure la notte della tragedia nessuno nella zona li ha sentiti abbaiare. «Strano - ha commentato un vicino - si fanno sentire spesso e anche da lontano».

La sera prima lui l'ha picchiata al culmine dell'ennesima discussione, e la notte lei l'ha ucciso nel sonno usando lo stesso ciocco di legno con il quale l'uomo l'aveva percossa. È il particolare che emerge dalle indagini dei Carabinieri.

«Aveva subito maltrattamenti in 40 anni di matrimonio, anche la sera prima dell'omicidio, lui l'ha percossa con lo stesso legno che lei ha usato per ucciderlo», ha detto il procuratore di Catania Michelangelo Patanè parlando dell'inchiesta dell'omicidio in villa a Biancavilla, sottolineando però che «non sono mai state presentate denunce per maltrattamento da parte della donna, che si sarebbe limitata a confidarsi con qualche amica».

Il procuratore, durante la conferenza stampa, ha invitato chi è vittima di violenze a «denunciare subito e non aspettare turbamenti omicidi». «La sua qualità della vita - ha aggiunto parlando della donna - adesso non cambia perchè questo fatto drammatico peserà sul suo futuro».

Un altro dubbio che avevano gli investigatori era la scelta dell'obiettivo da parte dei rapinatori: una villetta di lavoratori, ma non di persone ricche. In una zona, hanno raccontato i vicini, che «è stata sempre tranquilla». E infine anche il bottino: poche centinaia di euro e, soprattutto due anelli dell'uomo, compresa la fede nuziale della vittima, e non quella della moglie. Un particolare quest'ultimo che oggi ha un'altra chiave di lettura: non una rapina, ma una separazione violenta con omicidio.

Ultimo aggiornamento: 31 Agosto, 08:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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