Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Le maschere ancestrali della Sardegna, la sfilata in Gallura

Le maschere ancestrali della Sardegna, la sfilata in Gallura
di Lucilla Quaglia
3 Minuti di Lettura
Giovedì 21 Luglio 2022, 17:05 - Ultimo aggiornamento: 17:07

Sardegna, terra di tradizioni ancestrali. E l’estate è il momento migliore per farle conoscere. A Santa Teresa di Gallura, l’Associazione culturale “Barbagia maschere Olzai” porta in strada ad esempio, in queste ore, uno spettacolo davvero affascinante, con uomini mascherati secondo le antiche tradizioni dell’isola. 
Del resto il carnevale di Olzai è uno dei più caratteristici di questa terra e, tra i carnevali della Sardegna, è quello che ha preservato maggiormente e integralmente i riti dedicati alla rinascita della natura: fertilità e rito della pioggia.

 


SU MURRONARZU
La maschera de su murronarzu ha il muso di un maiale e le corna caprine. E' scolpita nel legno di pero selvatico e anticamente veniva tinta con il sangue di capra. La memoria orale, racconta che in certi periodi del secolo scorso al suo posto veniva utilizzato, come maschera, un vero e proprio teschio di maiale.
Era sparita all'inizio del secolo scorso, perché considerata una maschera molto violenta. Tra l'inizio e gli anni '50 del secolo scorso, molte maschere sono state condannnate e scomparse dalla circolazione poiché considerate pagane e violente nei riti fertilistici, dedicati al sacrifico ma dediti semplicemente alla fertilità della terra. Insieme a sos murronarzos rimangono nel carnevale olzese le figure de Su Maimone, sos Intintos e Juvanni Martis sero.
SU MAIMONE
Il rito, la maschera e il fantoccio sono legati ad una religione arcaica basata su madre Natura. Il maimone olzaese è il seguace di Dioniso e nel suo travestimento rappresenta (con il suo rito di fertilità) la smania di essere posseduto dal dio per divenire simile a lui. Si muove a saltelli dando vita ad una folle danza, così come erano nel mondo greco le feste in onore di Dioniso.
MEÙRIS DE LÈSSIA - SOS INTINTOS E JUVANNE MARTIS SERO
Sos intintos e Juvanni Martis Sero fanno la loro comparsa il giorno di Mercoledì delle ceneri. In questa data ad Olzai si porta in giro il pupazzo "unu Mamutzone" legato ad una scala, per tutte le vie del paese. Il suo nome è Juvanni Martis Sero, che viene accompagnato da "sos Intintos", una serie di persone con la faccia tinta dal sughero bruciato. Per tutto il giorno si va dietro questo pupazzo (che fino agli anni '60 era ancora un uomo), si gira di casa in casa, chiedendo da mangiare e da bere.
Gli anziani raccontano che i giovani del paese, il martedì precedente al mercoledì delle ceneri, acchiappassero il più ubriaco del paese che trovavano in giro e lo legassero alla scala. Adesso, dopo aver girato tutto il paese, sos intintos, all'imbrunire, fanno il processo a Juvanni Martis Sero e lo bruciano. E il pubblico apprezza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA